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Il campo di concentramento di Auschwitz, un toccante viaggio nella crudeltà della mente umana

federico belloni professional travel blogger
Federico Belloni Professional Travel Blogger

Il campo di concentramento di Auschwitz, a pochi chilometri da Cracovia, in Polonia, è stato il più grande campo che i Nazisti costruirono durante la Seconda Guerra Mondiale, nel quale dal 1940 al 1945 morirono più di un milione di persone, in prevalenza ebrei polacchi. La visita è un’esperienza dura, toccante, emozionante, che riflettere sulla malvagità della natura umana e sul senso della vita, che qui ad Auschwitz valeva sicuramente meno di un pezzo di pane raffermo

La scritta in ferro “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi) posizionata sul cancello di ingresso all’area che ospitava il campo di concentramento di Auschwitz è la prima cosa che si vede quando si arriva per visitare gli austeri edifici in mattoni che hanno ospitato una delle peggiori e più perfette macchine di morte congegnate dalla crudeltà umana nel corso della storia.

Ed è la prima cosa che ormai molti anni fa leggevano i deportati polacchi, ebrei, Rom, Sinti, omosessuali, criminali, prigionieri politici e testimoni di Geova, che arrivavano ammassati come bestie sui treni in legno da Cracovia e da ogni altra parte della Polonia, per varcare la porta di quel cancello, quasi sempre per non uscirne mai più. Perchè destinati alla morte nelle camere a gas, oppure a causa dalle privazioni o dal lavoro forzato. Ma anche per soddisfare il macabro piacere degli ufficiali delle SS. In totale più di un milione in poco meno di cinque anni.

ingresso al campo di auschwitz
Il celebre ingresso al campo | Fonte: Lettera 43

Con Auschwitz e con gli altri campi il Regime voleva operare lo sterminio di massa distruggere qualsiasi forma di opposizione agli ideali Nazisti e ostacolo all’espansione territoriale ed economica della Germania, ma anche quello di annientare tutte le minoranze (di qualsiasi tipo) che in qualche modo si discostavano geneticamente dalle caratteristiche “tipiche” della razza tedesca. L’obiettivo malsano era quella di affermare la razza ariana, prototipo della perfezione fisica.

I primi deportati arrivarono ad Auschwitz nel 1940, e furono gli ebrei prelevati dal quartiere ebraico di Kazimierz a Cracovia e il flusso si incrementò costantemente fino al 27 Gennaio 1945, quando i settemila prigionieri (la maggior parte dei quali) il regime non era riuscito ad evacuare verso altri campi, quasi tutti gravemente ammalati o in fin di vita, furono liberati dall’Armata Rossa, che liberò anche la Polonia. Uno degli eventi più emblematici che sancì l’inizio della fine della Guerra, insieme al D-Day e allo Sbarco in Normandia.

prigionieri nel campo di auschwitz
Prigionieri del campo di Auschwitz | Fonte: Fan City Acireale

Una volta arrivati ad Auschwitz i prigionieri erano sottoposti ad una tragica selezione ad opera del “personale medico” delle SS, che decideva quali di loro erano abili al lavoro. Mentre gli altri, che rappresentavano quasi il 75%, venivano condotti alla morte attraverso l’esecuzione immediata nelle camere a gas.

Lacia assolutamente senza parole il “sistema” dello sterminio sistematico attraverso le camere a gas, molte delle quali si trovavano nel campo di Auschwitz Birkenau. Queste erano infatti camuffate da grandi locali docce, per tenere tranquille le persone, con tanto di descrizioni multilingue per il recupero dei vestiti, che ovviamente non sarebbe mai avvenuto.

camera a gas a auschwitz
Camera a gas | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)
forni crematori ad auschwitz
I forni crematori di Auschwitz | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Una volta morti dall’esalazione del veleno, venivano trasportati nei fondi crematori e ne venivano recuperati i vestiti, oggetti personali e i denti d’oro.

Le persone che dovevano svolgere questo ignobile compito si chiamavano sonderkommandos,  unità speciali di ebrei istituite per collaborare con le SS in cambio di un trattamento di favore, che Primo Levi definì i “Corvi Neri del crematorio”. 

I beni e gli effetti personali dei morti venivano confiscati e smistati all’interno di un magazzino chiamato “Kanada” (Canada), per poi essere spediti in Germania. Fu scelto questo nome perchè per i prigionieri il Canada significava ricchezza.

I deportati che una volta giunti ad Auschwitz erano considerati in discreta salute, e quindi abili al lavoro, venivano invece fatti spogliare, rasati e rivestiti con la divisa del campo, che consistevano in una casacca, un paio di pantaloni e degli zoccoli.

Per identificarli sul braccio sinistro gli veniva tatuato un numero e dovevano portare un contrassegno colorato che identificava la categoria di appartenenza.

segni distintivi prigionieri di auschwitz
I segni distintivi usati per classificare i detenuti | Fonte: Memorial and Museum Auschwitz-Birkenau

A differenza di quanto comunemente si pensa, e come avrete già capito dal mio racconto, Auschwitz non è stato un unico campo di concentramento, ma un complesso costituito da tre campi, tutti situati nelle vicinanze della cittadina di Oświęcim, a circa quarantacinque chilometri a Ovest di Cracovia, nella parte meridionale della Polonia. Nel loro complesso formavano il campo di concentramento nazista in assoluto più grande.

Il campo originario (chiamato Auschwitz I, aperto nel Maggio 1940), era affiancato dal campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II, aperto all’inizio del 1942) e dal campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III, aperto nell’Ottobre 1942). A questi tre principali si aggiunsero quarantacinque sottosezioni nelle quali i deportati venivano utilizzati il lavoro forzato nelle industrie tedesche, Siemens e IgFabren (la stessa industria chimica che produceva lo Zyklon B, il gas usato nelle camere a gas) in testa.

la fabbrica della memoria di oskar schindler
Gli spazi espositivi della Fabbrica-Museo di Oskar Schindler | Fonte: Lettera 43

Ma anche aziende agricole, di estrazione, o legate all’industria bellica, di proprietà del regime o private, che furono anche le principali finanziatrici dei campi, perchè in cambio potevano godere di un flusso incessante di manodopera gratuita.

Oskar Schindler nella sua fabbrica fece l’esatto opposto: cercò di impiegare quanti più ebrei possibile per strapparli al lavoro forzato, convincendo i tedeschi di averne bisogno a Cracovia per non interrompere la produzione di articoli bellici. Dovette sceglierli attraverso la stesura delle famose Liste, grazie alle quali riuscì a salvarne diverse migliaia. Da questa storia venne tratto il celebre film Schindler’s List.

Il lavoro era estenuante, e se a questo si aggiunge che queste persone erano sotto nutrite, sottoposte al freddo, alle malattie e alle violenze, non è difficile immaginare il perchè sopravvivevano in media solo sei mesi.

prigionieri denutriti ad auschwitz
Prigionieri denutriti | Fonte: I Viaggiatori Ignoranti

Visitando i campi di Auschwitz quello che colpisce e fa riflettere è la precisa e metodica organizzazione con la quale venivano strutturati e gestiti. Ognuno era diviso in aree di servizio: c’era l’ospedale (anche se sembra ironico chiamarlo così), la cucina, l’ufficio della Gestapo (la polizia militare tedesca), la prigione, la zona riservata agli esperimenti, le camere a gas e il reparto dei forni crematori.

Tutto funzionava alla perfezione perchè il sistema era pianificato e gestito come il perfetto ingranaggio di un orologio, in modo assolutamente cinico e “chirurgico”, con una malvagia lucidità che lascia davvero sgomenti.

Poi c’erano le baracche dei deportati, che erano divisi tra uomini e donne, in ognuna della quali erano presenti letti a castello a tre piani sui quali i prigionieri dormivano ammassati, il lavatoio e ovviamente le latrine.

Nell’ospedale di Auschwitz I, situato nel Blocco 10, i medici delle SS effettuarono esperimenti pseudo-scientifici sui neonati, sui gemelli e sui pazienti affetti di nanismo, che in realtà non erano nient’altro che delle vere e proprie torture. Per non parlare a quello che veniva fatto a molti adulti, sottoposti a castrazione, sterilizzazione e a prove in condizione di ipotermia.

josef mengele a auschwitz
Josef Mengele mentre esegue uno dei suoi esperimenti sui bambini | Fonte: Vanilla Magazine

Tra quei medici, il più tristemente famoso è il Capitano delle SS Josef Mengele, chiamato “Angelo della Morte”, poi fuggito in Brasile, dove morì per morte naturale. Lui, come molti altri protagonisti delle atrocità perpetrate nei campi, restarono totalmente impuniti, e non fecero mai nemmeno un giorno di carcere.

Tra il crematorio e l’edificio destinato agli esperimenti si trovava il cosiddetto “Muro Nero” dove le guardie delle SS effettuarono le esecuzioni di migliaia di prigionieri.

Ovviamente nel campo qualsiasi forma di disobbedienza, lamentela o tentativo di insurrezione veniva sedato con crudeltà dagli ufficiali, ma nonostante questo ci furono dei movimenti organizzati tra gli internati, con l’obiettivo rovesciare il loro macabro destino.

Così come ci furono alcune forme molto velate di protesta, quasi delle prese in giro nei confronti del Regime, come quella del fabbro ebreo incaricato di scrivere la scritta sull’ingresso del campo che volutamente collocò la lettera “B” della parola “Arbeit” rovesciata, e che non fu mai raddrizzata. La potete notare anche voi stessi.

i viali di auschwitz
I viali del campo di concentramento | Fonte: My Life in Trek

Passeggiando per i viali e per i diversi ambienti del campo ho avuto la netta percezione dell’orrore, della sofferenza e della morte, che mi è entrata dentro, come se fosse qualcosa di tangibile, fisico e avvolgente. La sensazione che ho avuto è stata quella di camminare nel mezzo delle umiliazioni, delle violenze e degli omicidi, e che queste non fossero cose del passato, ma ancora presenti proprio in quei momenti.

La visita al campo di concentramento di Auschwitz è stata per me un’esperienza dura, toccante, emozionante, alla quale sicuramente mi dovevo preparare meglio. E che mi ha lasciato un peso che mi sono portato via, e che in un certo senso continuo a percepire anche a distanza di settimane.

Ma è allo stesso tempo è stata una visita che sono stato contento di aver fatto, un omaggio alla memoria che penso di aver reso alla gente che li ha sofferto, e sicuramente uno spunto che mi sta facendo riflettere sulla malvagità della natura umana e sul senso della vita, che qui ad Auschwitz valeva meno di un pezzo di pane raffermo.

Andare ad Auschwitz da soli utilizzando i mezzi pubblici è un pò macchinoso. Io vi consiglio di acquistare un’escursione da una delle tante agenzie presenti a Cracovia, che si concentrano attorno alla Piazza del Mercato o nei dintorni della collina di Wawel. Molte agenzie offrono la possibilità di fare in una sola giornata una visita ad Auschwitz e alle Miniere di Sale di Wieliczka.

4 comments

    1. Ciao Giovanni, mi ha fatto molto piacere che ti siano piaciuti gli articoli. Effettivamente Cracovia è una città davvero stupenda, ricca di storia, di cultura, a allo stesso tempo l’ho percepita molto cosmopolita. Hai per caso visitato altri luoghi della Polonia? Mi piacerebbe conoscere il Paese dal punto di vista più naturale, fuori dai percorsi turistici tradizionali

      1. Sono molto interessanti i “luoghi” di Papa Giovanni Paolo II. Dalla cittadina in cui era nato al moderno Centro … che lo ricorda.

        1. Ciao Giovanni, infatti mi sono rammaricato di non essere potuto andare per mancanza di tempo. Comunque quello che mi è piaciuto di più di Cracovia è stato senza dubbio il quartiere ebraico e la Fabbrica-Museo di Schindler

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