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Da O Pedrouzo a Santiago de Compostela: tappa 33 del Cammino Francese

La tappa da O Pedrouzo a Santiago de Compostela sarà la trentatreesima e ultima giornata del mio Cammino Francese. Il 5 novembre mi resteranno circa 20 chilometri da percorrere prima di entrare in Praza do Obradoiro, dopo più di un mese trascorso attraversando Francia e Spagna a piedi.

Partirò dopo aver completato la tappa da Arzúa a O Pedrouzo, una giornata relativamente breve che dovrebbe permettermi di arrivare all’ultima tappa con energie sufficienti.

Questa volta, però, distanza e difficoltà avranno probabilmente un’importanza secondaria: per la prima volta dall’inizio del viaggio partirò sapendo che alla sera non esisterà più una tappa successiva.

La guida ufficiale galiziana indica 20,2 chilometri da Arca/O Pedrouzo a Santiago. Il percorso attraversa Santo Antón, O Amenal, Cimadevila e San Paio prima di raggiungere Lavacolla, quindi continua verso Vilamaior, San Marcos e il Monte do Gozo.

Da lì resteranno meno di cinque chilometri, ormai prevalentemente urbani, prima dell’arrivo nel centro storico.

Lavacolla e il Monte do Gozo saranno i due luoghi simbolicamente più importanti prima della città. Nel primo i pellegrini si lavavano tradizionalmente prima di raggiungere Santiago; dal secondo, almeno storicamente e quando le condizioni lo permettono, si possono vedere per la prima volta la città e la sagoma della Cattedrale.

Il Monte do Gozo non sarà però l’arrivo, perché dovrò ancora attraversare San Lázaro, Rúa dos Concheiros e Rúa de San Pedro, entrare nel centro storico attraverso la Porta do Camiño e continuare fra Casas Reais, Praza de Cervantes e Acibechería. Solo allora arriveranno gli ultimi metri verso la Cattedrale e Praza do Obradoiro.

Sarà probabilmente il tratto nel quale il Cammino cambierà più radicalmente aspetto. Dopo centinaia di chilometri di sentieri, campagne, montagne e piccoli villaggi, gli ultimi chilometri si svolgeranno dentro una città vera, fra traffico, abitazioni, negozi, persone e pellegrini che convergono tutti verso lo stesso punto.

Come per tutte le tappe precedenti, sto scrivendo questa guida prima di percorrerla realmente. Dopo il 5 novembre tornerò quindi su questa pagina per raccontare distanza e tempi effettivi, condizioni del terreno, meteo, servizi aperti e soprattutto quello che avrà significato arrivare al Monte do Gozo, entrare a Santiago e concludere il Cammino in Praza do Obradoiro.

Se stai organizzando l’intero viaggio, trovi questa giornata nella mia guida alle 33 tappe del Cammino Francese e nella panoramica completa del Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago.

Tappa 33 del Cammino Francese in breve: km, dislivello e difficoltà

La guida ufficiale della Xunta de Galicia indica 20,2 chilometri per la tappa da Arca/O Pedrouzo a Santiago de Compostela, con difficoltà media e un tempo stimato di circa 5 ore e 5 minuti.

Altre tracce GPS restituiscono distanze leggermente inferiori, generalmente intorno ai 19-20 chilometri, in base al punto esatto di partenza a O Pedrouzo e a quello considerato come arrivo a Santiago.

Dal punto di vista altimetrico non sarà una giornata particolarmente impegnativa rispetto a molte di quelle affrontate durante il Cammino.

Il settore più significativo arriverà nella prima metà, con alcuni cambi di quota fra O Amenal, Cimadevila e San Paio; dopo Lavacolla continuerò poi a salire progressivamente verso San Marcos e il Monte do Gozo, situato intorno ai 380 metri.

Da lì il profilo cambierà definitivamente. Gli ultimi cinque chilometri saranno prevalentemente in discesa verso Santiago, anche se il terreno urbano e l’attesa dell’arrivo potrebbero modificare completamente la percezione della distanza.

In sintesi, considero queste le caratteristiche principali dell’ultima tappa:

  • distanza ufficiale: circa 20,2 km
  • tempo indicativo: circa 5 ore di cammino, soste escluse
  • difficoltà fisica: media
  • difficoltà tecnica: bassa in condizioni normali
  • dislivello positivo: indicativamente circa 250-320 m, a seconda della traccia
  • terreno: sentieri, piste, tratti boschivi, strade locali e lunga parte finale urbana
  • percorso: O Pedrouzo, Santo Antón, O Amenal, Cimadevila, San Paio, Lavacolla, Vilamaior, San Marcos, Monte do Gozo, San Lázaro e Santiago
  • primo luogo simbolico: Lavacolla
  • punto più atteso: Monte do Gozo
  • ultimi chilometri: ingresso urbano attraverso San Lázaro e San Pedro
  • arrivo simbolico della tappa: Praza do Obradoiro
  • destinazione del pellegrinaggio: Cattedrale e Tomba dell’Apostolo
  • caratteristica principale: ultima giornata del Cammino Francese

Fisicamente dovrebbe essere una tappa molto più semplice di molte delle precedenti. Venti chilometri, dopo trentadue giornate di Cammino, non rappresentano una distanza particolarmente importante e non ci saranno grandi montagne da superare.

Ma proprio per questo motivo sono abbastanza sicuro che la difficoltà, se così si può chiamare, sarà soprattutto mentale.

Ogni chilometro avrà un valore diverso perché questa volta il numero indicato sulle pietre miliari non rappresenterà più la distanza da una tappa intermedia. Per la prima volta arriverà davvero a zero.

Da O Pedrouzo a Santiago: come si sviluppa il percorso

La tappa può essere divisa in quattro settori molto distinti. I primi dieci chilometri porteranno da O Pedrouzo a Lavacolla attraverso Santo Antón, O Amenal, Cimadevila e San Paio.

Da Lavacolla continuerò per circa cinque chilometri e mezzo verso il Monte do Gozo, quindi resteranno gli ultimi cinque chilometri attraverso i quartieri orientali e il centro storico di Santiago.

A differenza delle tappe precedenti, qui la progressione geografica coinciderà quasi perfettamente con quella emotiva: campagna, periferia, prima vista della città, ingresso urbano e infine centro storico.

Da O Pedrouzo a O Amenal e Cimadevila

Lascerò O Pedrouzo tornando sul tracciato ufficiale del Cammino e mi dirigerò verso Santo Antón. Da qui inizierà uno dei settori in salita più evidenti della giornata, anche se le pendenze non dovrebbero essere particolarmente impegnative.

Continuerò verso O Amenal, Cimadevila e San Paio attraverso un paesaggio che dovrebbe mantenere ancora per qualche chilometro il carattere rurale delle ultime giornate. Boschi, sentieri e piccoli nuclei continueranno quindi a dominare la prima parte della tappa.

Sarà interessante capire quanto riuscirò a viverla come una normale mattina di Cammino. Saprò perfettamente che Santiago è vicina, ma per diversi chilometri il paesaggio continuerà probabilmente a essere molto simile a quello attraversato il giorno precedente.

È possibile che proprio questa normalità renda ancora più strano pensare che il viaggio stia terminando.

Da San Paio a Lavacolla

Dopo San Paio entrerò sempre più chiaramente nell’area influenzata dall’aeroporto di Santiago. Il Cammino attraversa infatti questo settore prima di raggiungere Lavacolla e l’ambiente sarà inevitabilmente meno isolato rispetto ai boschi attraversati poche ore prima.

Lavacolla arriverà intorno al decimo chilometro e rappresenterà il primo vero punto simbolico della giornata. Sarò circa a metà tappa e avrò già completato il settore più lungo fra quelli individuati dalla guida ufficiale.

Da qui Santiago sarà realmente vicina, ma resteranno ancora due passaggi fondamentali: il Monte do Gozo e l’ingresso nella città.

Da Lavacolla al Monte do Gozo

Lasciata Lavacolla continuerò verso Vilamaior e San Marcos. Il percorso tornerà progressivamente a guadagnare quota fino al Monte do Gozo.

Questi circa cinque-sei chilometri potrebbero diventare uno dei tratti più particolari dell’intero Cammino. Non perché siano difficili dal punto di vista fisico, ma perché saprò che al termine della salita potrebbe arrivare il primo vero contatto visivo con Santiago.

Dopo settimane nelle quali la città sarà esistita soltanto come una destinazione, un nome sui cartelli e un numero progressivamente più piccolo sui mojones, il Monte do Gozo dovrebbe essere il luogo nel quale la meta assumerà finalmente una forma concreta.

Dal Monte do Gozo a Santiago de Compostela

Dal Monte do Gozo resteranno circa 4,7 chilometri. La distanza sembrerà minima rispetto all’intero viaggio, ma non sarà ancora il momento di considerare terminata la tappa.

Il percorso scenderà verso San Lázaro e inizierà progressivamente a entrare nel tessuto urbano di Santiago. A questo punto cambieranno completamente rumori, paesaggio e ritmo: non più sentieri e villaggi, ma quartieri, strade, attraversamenti e persone.

Dopo San Lázaro continuerò verso Rúa dos Concheiros e il quartiere di San Pedro. Da lì il Cammino entrerà nel centro storico e inizieranno realmente gli ultimi metri.

Lavacolla e Monte do Gozo: gli ultimi luoghi simbolici del Cammino

Lavacolla e Monte do Gozo non sono semplicemente due punti intermedi dell’ultima tappa. Entrambi sono strettamente collegati alla tradizione dell’arrivo a Santiago e rappresentano due passaggi diversi: prepararsi a entrare nella città e, poco dopo, vederla finalmente davanti.

Lavacolla e il lavacro prima di Santiago

La tradizione racconta che i pellegrini utilizzassero il corso d’acqua di Lavacolla per lavarsi prima di entrare nella città dell’Apostolo. Dopo settimane di viaggio a piedi, il significato pratico e rituale di quel gesto è abbastanza facile da comprendere.

Non intendo soffermarmi troppo sulle diverse interpretazioni dell’etimologia del nome, alcune delle quali sono decisamente pittoresche. Mi interessa molto di più il significato del luogo nel percorso: arrivare quasi alla destinazione e fermarsi per prepararsi all’ingresso.

Naturalmente il mio passaggio il 5 novembre sarà completamente diverso da quello di un pellegrino medievale. Avrò dormito in strutture con docce, lavato i vestiti e vissuto un viaggio infinitamente più comodo.

Eppure Lavacolla potrebbe comunque rappresentare una soglia simbolica, perché da lì resteranno circa dieci chilometri e, dopo quasi ottocento chilometri percorsi, dieci saranno pochissimi.

Monte do Gozo e la prima vista di Santiago

Il Monte do Gozo è probabilmente uno dei luoghi che ho immaginato più volte pensando alla conclusione del Cammino.

Il nome stesso racconta ciò che rappresentava per i pellegrini: il monte della gioia, il punto dal quale la destinazione diventava finalmente visibile.

La guida ufficiale lo colloca intorno ai 380 metri di quota e ricorda la tradizione secondo la quale il primo pellegrino del gruppo che raggiungeva il punto più alto veniva scherzosamente proclamato “re” del pellegrinaggio.

Non so quanto la Cattedrale sarà realmente visibile il giorno del mio passaggio, perché le condizioni meteo, la vegetazione e le trasformazioni urbane possono rendere molto diversa l’esperienza rispetto all’immagine tradizionale.

Quello che mi interessa è il momento nel quale saprò con certezza che Santiago è lì. Per settimane avrò camminato verso qualcosa che non potevo vedere. Al Monte do Gozo quella distanza astratta potrebbe improvvisamente diventare uno spazio reale da attraversare.

Gli ultimi cinque chilometri

Il rischio sarà considerare tutto ciò che viene dopo il Monte do Gozo come una semplice formalità. In realtà resteranno quasi cinque chilometri, più di un’ora di cammino secondo la suddivisione ufficiale.

Saranno inoltre chilometri completamente diversi da quelli precedenti. La campagna lascerà progressivamente spazio alla periferia, alle strade e ai quartieri della città.

Non credo proprio che saranno i chilometri più belli dal punto di vista paesaggistico, ma potrebbero essere fra quelli che ricorderò maggiormente.

Ogni passo avrà un significato molto semplice: non esisterà più un altro paese dopo Santiago.

Entrare a Santiago a piedi: San Lázaro, San Pedro e il centro storico

Una delle parti che voglio raccontare con maggiore attenzione dopo il viaggio è proprio l’ingresso a Santiago. Molte descrizioni dell’ultima tappa passano rapidamente dal Monte do Gozo alla Cattedrale, mentre fra i due punti rimane un vero attraversamento della città.

Da San Lázaro a Rúa dos Concheiros

Il Cammino entrerà a Santiago attraverso il quartiere di San Lázaro. Da questo momento sarò definitivamente dentro la città, anche se il centro storico sarà ancora distante.

Continuerò lasciando sulla sinistra l’area di As Fontiñas e raggiungerò Rúa dos Concheiros. Il nome conserva il ricordo degli artigiani e dei commercianti legati alle conchiglie di San Giacomo, uno dei simboli che avrò seguito praticamente per tutto il viaggio.

Trovo interessante che proprio negli ultimi chilometri il Cammino attraversi un quartiere il cui nome richiama la conchiglia del pellegrino.

Rúa de San Pedro e Porta do Camiño

Da Concheiros continuerò lungo Rúa de San Pedro, uno degli assi storici attraverso i quali il Cammino Francese entra nel cuore di Santiago.

Questo settore dovrebbe segnare il passaggio più netto fra l’ingresso urbano e la città storica. Alla Porta do Camiño entrerò infatti nell’area centrale e gli ultimi minuti avranno ormai un carattere completamente diverso.

Non ci saranno più indicazioni verso un altro paese. Ci saranno soltanto le strade che portano alla Cattedrale.

Casas Reais, Praza de Cervantes e Acibechería

L’ultimo tratto attraverserà Casas Reais e Praza de Cervantes per poi raggiungere l’area di Acibechería. A quel punto sarò dentro il centro storico che per settimane avrà rappresentato il punto finale della mappa.

Non voglio anticipare troppo quello che vedrò dopo l’arrivo. Santiago merita una visita autonoma e trovi già una guida dedicata a cosa vedere a Santiago de Compostela.

In questa pagina mi interessa invece una cosa sola: il modo in cui il Cammino porta fisicamente dentro la città, strada dopo strada, fino alla Cattedrale.

Acqua, bar e servizi nell’ultima tappa

La tappa O Pedrouzo–Santiago non dovrebbe creare particolari problemi dal punto di vista dei rifornimenti, dato che la distanza è limitata e lungo il percorso attraverserò diversi nuclei prima di entrare definitivamente nella città.

O Amenal e soprattutto Lavacolla saranno i riferimenti principali della prima metà. Nella seconda parte troverò poi San Marcos, il settore del Monte do Gozo e infine tutti i servizi presenti nei quartieri di Santiago.

Come sempre, il 5 novembre impone però un minimo di prudenza perché alcune attività rivolte prevalentemente ai pellegrini potrebbero avere orari ridotti o essere già chiuse per la bassa stagione. Non dovrebbe rappresentare un problema serio su una tappa di circa venti chilometri, ma partirò comunque da O Pedrouzo con acqua e qualcosa da mangiare.

Probabilmente non avrò bisogno di una vera sosta lunga. Potrei fermarmi a Lavacolla o più avanti, ma credo che molto dipenderà dal modo in cui vivrò l’ultima giornata. Potrei avere voglia di procedere senza interruzioni oppure, al contrario, fermarmi più spesso proprio perché non avrò nessuna necessità di accelerare.

Una volta entrato a San Lázaro il problema dei servizi scomparirà completamente. Da lì in avanti sarò ormai dentro Santiago e troverò bar, negozi, ristoranti e tutto ciò che può servire.

Dopo aver percorso realmente la tappa aggiornerò questa parte indicando dove mi sarò fermato, quali servizi avrò trovato aperti e se a inizio novembre sarà stato necessario pianificare qualcosa oppure no.

Arrivo in Praza do Obradoiro: quando finisce il Cammino Francese

Per la maggior parte dei pellegrini l’immagine dell’arrivo è molto precisa: entrare in Praza do Obradoiro, lasciare lo zaino a terra e guardare la facciata della Cattedrale. È anche l’immagine che inevitabilmente associo alla conclusione del mio Cammino.

Dal punto di vista strettamente religioso, però, la destinazione del pellegrinaggio non è semplicemente la piazza: è la Tomba dell’Apostolo all’interno della Cattedrale.

Mi piace questa distinzione perché separa due momenti che probabilmente vivrò in modo diverso: arrivare fisicamente alla fine della strada e concludere il pellegrinaggio nel luogo al quale quella strada conduce.

Gli ultimi metri verso la Cattedrale

Non so come saranno gli ultimi minuti, perché dopo oltre un mese di viaggio avrò immaginato più volte questo momento, ma credo che cercare di prevederne le emozioni sarebbe inutile. Potrei essere euforico, commosso, stanco oppure semplicemente concentrato sul continuare a camminare.

Mi interessa soprattutto vedere quando apparirà realmente la Cattedrale. Il Monte do Gozo può offrire una prima vista lontana, ma sarà l’ingresso nel centro storico a trasformare progressivamente quella sagoma in qualcosa di concreto.

Praza do Obradoiro

L’arrivo in Praza do Obradoiro sarà la conclusione simbolica delle 33 tappe che avrò iniziato a Saint-Jean-Pied-de-Port. Non voglio però caricare in anticipo questo momento di troppe aspettative.

Uno dei motivi per cui sto scrivendo tutte queste guide prima di partire è proprio poterle rileggere dopo il Cammino e confrontare quello che immaginavo con quello che sarà realmente successo.

Obradoiro sarà probabilmente il confronto più importante di tutti. Dopo settimane trascorse pensando alla destinazione, voglio capire che cosa accade quando finalmente non esiste più una distanza da percorrere.

Cosa fare subito dopo l’arrivo

Una volta arrivato avrò diverse possibilità, ma non voglio trasformare questa guida di tappa in una guida completa di Santiago.

La prima sarà naturalmente quella di entrare nella Cattedrale di Santiago de Compostela e raggiungere la Tomba dell’Apostolo. Nell’articolo dedicato approfondisco storia, spazi da visitare e informazioni pratiche.

Se deciderò di richiedere la certificazione ufficiale del pellegrinaggio, potrò poi raggiungere l’Ufficio di Accoglienza del Pellegrino in Rúa Carretas 33.

L’ufficio utilizza un sistema di ticket con codice QR per gestire i turni; trovi requisiti e procedura completa nella mia guida su come ottenere la Compostela al termine del Cammino di Santiago.

Poi inizierà un’altra fase del Cammino: essere a Santiago senza dover ripartire a piedi la mattina successiva.

Dove dormire a Santiago dopo l’arrivo

Santiago offre una scelta di alloggi completamente diversa rispetto alle piccole località delle ultime tappe. Albergue per pellegrini, ostelli, pensioni, appartamenti e hotel permettono di scegliere in base al budget e soprattutto al modo in cui si vuole vivere la fine del Cammino.

Dopo 33 giornate potrei avere voglia di una stanza privata, di una doccia senza fretta e di un letto nel quale non sentire sveglie e zaini preparati all’alba.

Ma potrebbe anche succedere che l’ultima notte in un albergue, magari insieme alle persone incontrate nelle ultime tappe, diventi parte naturale della conclusione del viaggio.

La posizione avrà questa volta più importanza del solito. Non dovendo ripartire lungo il Cammino, potrà avere senso scegliere una struttura comoda per il centro storico, la Cattedrale e i luoghi nei quali trascorrerò il tempo dopo l’arrivo.

Se vuoi capire le differenze fra le varie formule di pernottamento lungo il percorso, trovi tutte le informazioni nella mia guida su dove dormire sul Cammino di Santiago e come funzionano gli albergue.

A differenza delle tappe precedenti, questa volta non ci sarà un articolo sulla giornata successiva al quale rimandare. Se vuoi continuare a organizzare il soggiorno dopo l’arrivo, trovi la mia guida su cosa vedere a Santiago de Compostela.

La mia esperienza da O Pedrouzo a Santiago: cosa aggiungerò dopo l’arrivo

Non credo che riuscirò a capire realmente questa tappa finché non l’avrò percorsa. Dal punto di vista tecnico è una giornata abbastanza semplice: circa venti chilometri, nessuna grande montagna e un percorso progressivamente sempre più urbano.

Se fosse collocata in un altro punto del Cammino, probabilmente la considererei una tappa normale. Ma sarà l’ultima.

La mattina del 5 novembre preparerò lo zaino nello stesso modo in cui l’avrò fatto per più di un mese. Controllerò l’attrezzatura, metterò le scarpe e inizierò a seguire le frecce gialle. La differenza sarà sapere che non dovrò cercare un’altra località per la sera successiva.

Sono curioso di capire quanto questa consapevolezza cambierà il ritmo. Potrei camminare velocemente perché avrò voglia di arrivare. Ma potrei fare esattamente il contrario e rallentare, fermarmi più spesso e cercare di allungare una giornata che, una volta terminata, non potrà essere ripetuta.

La prima parte fino a Lavacolla sarà importante proprio per questo. Il paesaggio dovrebbe ancora assomigliare a quello delle giornate precedenti e potrei avere per qualche ora l’illusione che il Cammino continui normalmente.

Poi arriverà Lavacolla e i chilometri mancanti diventeranno pochissimi. Mi interessa vedere se percepirò davvero questo luogo come una soglia oppure se passerò quasi senza accorgermene.

Dopo centinaia di località attraversate, non tutti i posti che sulla carta sembrano importanti riescono necessariamente a trasmettere qualcosa quando ci si arriva.

Il Monte do Gozo sarà diverso, almeno credo. Per settimane Santiago sarà stata una parola, poi sarà diventata un numero sui cartelli: 700 chilometri, 500, 300, 100, 20. Dal Monte do Gozo potrebbe finalmente diventare una città davanti a me.

Voglio capire soprattutto questo passaggio. Non tanto se riuscirò a vedere bene le torri della Cattedrale, ma cosa succederà quando saprò che fra me e il luogo verso il quale ho camminato per più di un mese resterà soltanto una discesa di pochi chilometri.

Poi arriverà la città. Credo che l’ingresso urbano sarà più importante di quanto normalmente emerga dalle guide.

Dopo settimane trascorse soprattutto attraverso campagne e piccoli paesi, Santiago non apparirà improvvisamente come una scenografia medievale. Prima ci saranno San Lázaro, strade, palazzi, auto, semafori e quartieri contemporanei.

Solo progressivamente entrerò nella parte storica e attraverserò Rúa de San Pedro, Porta do Camiño, Casas Reais, Praza de Cervantes. Ogni nome rappresenterà uno degli ultimi segmenti di una linea iniziata a Saint-Jean-Pied-de-Port.

Non so nemmeno se avrò voglia di fermarmi al Monte do Gozo o se sentirò l’impulso di continuare direttamente. Non so se entrerò in Obradoiro da solo oppure insieme a persone incontrate nelle ultime giornate. Non so se ci saranno molti pellegrini, se pioverà o se troverò una mattina limpida.

Ed è meglio così, perché se sapessi già esattamente come sarà l’arrivo, probabilmente perderebbe gran parte del suo significato.

C’è poi un’altra domanda che mi interessa ancora di più: che cosa succederà subito dopo? Per trentatré giornate ogni arrivo avrà avuto una funzione molto concreta. Trovare dove dormire, fare una doccia, lavare qualcosa, mangiare, controllare la tappa successiva e prepararsi a ripartire.

A Santiago quella sequenza si interromperà, perché potrò appoggiare lo zaino sapendo che il giorno dopo non dovrò rimetterlo sulle spalle per seguire un’altra freccia.

Forse sarà proprio quello il momento nel quale finirà davvero il Cammino: non quando vedrò la Cattedrale, non quando entrerò in Praza do Obradoiro, ma quando, qualche ora dopo, mi renderò conto che non devo più andare da nessuna parte.

Dopo il 5 novembre aggiornerò questa guida con distanza GPS, tempo effettivo di cammino, dislivello registrato, condizioni meteorologiche e stato del percorso. Indicherò i servizi realmente trovati aperti e i punti nei quali mi sarò fermato.

Racconterò Lavacolla, il Monte do Gozo e soprattutto gli ultimi cinque chilometri dentro Santiago. Aggiungerò quando avrò visto per la prima volta la Cattedrale, che cosa avrò provato entrando nel centro storico e come saranno stati realmente gli ultimi metri verso Praza do Obradoiro.

E poi proverò a rispondere alla domanda che, mentre scrivo questa guida prima di partire, non può ancora avere una risposta: dopo trentatré giorni di Cammino, arrivare sarà davvero il momento più importante del viaggio?

Ultimo aggiornamento articolo: 23/09/2026

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