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Da Arzúa a O Pedrouzo: tappa 32 del Cammino Francese

La tappa da Arzúa a O Pedrouzo sarà la trentaduesima e penultima giornata del mio Cammino Francese. Il 4 novembre mi aspettano poco più di 18 chilometri, una distanza nettamente inferiore rispetto alla lunga giornata precedente e senza grandi difficoltà altimetriche, attraverso boschi, prati e piccoli nuclei rurali della provincia di A Coruña.

Partirò dopo aver completato la tappa da Palas de Rei ad Arzúa, nella quale avrò percorso quasi 29 chilometri passando da O Leboreiro, Furelos, Melide e Ribadiso.

Da Arzúa cambierà quindi soprattutto la lunghezza della giornata: sulla carta sarà una tappa molto più semplice, quasi un momento di recupero prima dell’ultimo tratto verso Santiago.

Il paesaggio continuerà invece a essere quello diventato ormai familiare nella parte finale del Cammino: prati, querce, eucalipti, piccole strade, sentieri e una successione di villaggi distribuiti lungo il percorso.

Passerò da Preguntoño, A Peroxa, A Calzada, A Calle, Ferreiros e A Salceda, per poi continuare verso Santa Irene, A Rúa e infine O Pedrouzo.

La tappa ufficiale termina ad Arca, nel comune di O Pino, ma O Pedrouzo è il principale nucleo abitato della parrocchia di Arca ed è il nome con il quale la località viene normalmente identificata dai pellegrini. Sarà qui che trascorrerò l’ultima notte prima di Santiago.

Ed è probabilmente questo il vero elemento distintivo della giornata. Dopo più di un mese nel quale ogni tappa avrà avuto davanti un’altra tappa, a O Pedrouzo saprò che la mattina successiva partirò per l’ultima volta. Santiago non sarà più una destinazione lontana indicata sulle pietre miliari: resteranno circa venti chilometri.

Uno dei luoghi che mi interessano maggiormente sarà Santa Irene. Accanto al Cammino si trovano una piccola cappella settecentesca dedicata alla santa e una fonte del XVII secolo alla quale la tradizione attribuisce proprietà curative.

Non saranno monumenti imponenti, ma proprio per questo potrebbero rappresentare bene il carattere di una giornata fatta soprattutto di piccoli luoghi e dell’attesa per ciò che succederà il giorno dopo.

Come nelle tappe precedenti, sto scrivendo questa guida prima di percorrere realmente il tragitto. Dopo il 4 novembre tornerò quindi su questa pagina per aggiungere tempi effettivi, distanza GPS, condizioni del terreno, servizi realmente aperti e soprattutto le impressioni sulla penultima giornata e sull’arrivo a O Pedrouzo.

Se stai organizzando tutto il viaggio, trovi questa tappa anche nella mia guida alle 33 tappe del Cammino Francese e nella panoramica completa del Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago.

Tappa 32 del Cammino Francese in breve: km, dislivello e difficoltà

La tappa ufficiale da Arzúa ad Arca misura 18,4 chilometri ed è classificata dalla guida galiziana come di difficoltà bassa, con un tempo indicativo di circa 4 ore e 35 minuti.

O Pedrouzo è il principale nucleo della parrocchia di Arca e rappresenta normalmente il punto nel quale i pellegrini terminano la giornata prima di affrontare l’ultima tappa verso Santiago.

Le tracce GPS disponibili possono restituire distanze e dislivelli leggermente differenti in base al punto preciso di partenza, all’alloggio scelto a O Pedrouzo e alle piccole variazioni del percorso.

Anche i dati altimetrici cambiano abbastanza fra una registrazione e l’altra, ma il quadro generale è chiaro: non ci saranno grandi salite e il profilo sarà sensibilmente più semplice rispetto a molte delle tappe affrontate nelle settimane precedenti.

In sintesi, considero queste le caratteristiche principali della trentaduesima tappa:

  • distanza: circa 18,4 km
  • tempo indicativo: circa 4 ore e 30 minuti-5 ore di cammino, soste escluse
  • difficoltà fisica: bassa-media
  • difficoltà tecnica: bassa in condizioni normali
  • dislivello positivo indicativo: circa 200-300 m
  • dislivello negativo indicativo: circa 300-400 m
  • terreno: sentieri, piste rurali, tratti boschivi, piccole strade asfaltate e alcuni settori vicini alla N-547
  • percorso: Arzúa, Preguntoño, A Peroxa, A Calzada, A Calle, Ferreiros, A Salceda, A Brea, Santa Irene, A Rúa e O Pedrouzo
  • principale punto culturale: Santa Irene
  • principale attenzione pratica: attraversamenti e tratti vicini alla N-547
  • arrivo: O Pedrouzo, parrocchia di Arca nel comune di O Pino
  • caratteristica principale: penultima tappa prima di Santiago

Dopo la giornata precedente, quasi trenta chilometri da Palas de Rei ad Arzúa, questa dovrebbe essere una tappa decisamente più gestibile. La distanza permette di camminare senza fretta e dovrebbe lasciare anche un certo margine per fermarsi lungo il percorso, soprattutto se il terreno sarà in buone condizioni.

Il fattore più imprevedibile sarà probabilmente il meteo. A novembre i sentieri boschivi possono essere umidi e fangosi e anche una tappa semplice può diventare più lenta se piove per diverse ore.

Non mi preoccupa però la difficoltà tecnica: la vera particolarità di questa giornata sarà probabilmente molto più mentale che fisica.

Da Arzúa a O Pedrouzo: come si sviluppa il percorso

La tappa può essere divisa in tre settori abbastanza naturali. I primi undici chilometri mi porteranno da Arzúa ad A Salceda attraverso una successione di piccoli villaggi; da qui continuerò per circa cinque chilometri verso Santa Irene e infine resteranno soltanto gli ultimi due chilometri fino all’area di Arca e O Pedrouzo.

La guida ufficiale descrive una giornata nella quale boschi e prati si alternano a brevi tratti asfaltati, con diversi avvicinamenti e attraversamenti della N-547. Sarà quindi una tappa prevalentemente rurale, ma non completamente isolata dal traffico e dalle infrastrutture moderne.

Da Arzúa ad A Calle e Ferreiros

Lascerò Arzúa lungo la rúa do Carme e mi allontanerò progressivamente dal centro abitato. Poco dopo tornerò nel paesaggio rurale, attraversando i corsi d’acqua e i piccoli valloni che caratterizzano questa parte della Galizia.

I primi nuclei saranno Preguntoño e A Peroxa. Da qui continuerò verso A Calzada e A Calle, due nomi che sembrano quasi raccontare direttamente la funzione storica di questi luoghi lungo una via di comunicazione.

Il paesaggio dovrebbe alternare prati, boschi di querce ed eucalipti, alberi da frutto e campi coltivati. Dopo tante tappe in Galizia sarà ormai un ambiente molto familiare, ma proprio per questo mi interessa capire se la vicinanza di Santiago cambierà il modo in cui lo guarderò.

Proseguendo raggiungerò Ferreiros. Il toponimo richiama ancora una volta il mestiere dei fabbri, che lavoravano anche sui ferri dei cavalli, una delle attività naturalmente legate alle antiche vie percorse da viaggiatori e pellegrini.

Non saranno luoghi nei quali prevedo lunghe soste. Questa prima parte mi sembra soprattutto adatta a camminare con continuità, approfittando della distanza relativamente breve e senza la necessità di gestire le energie come nella giornata precedente.

Da Ferreiros ad A Salceda

Dopo Ferreiros il Cammino continuerà verso A Salceda, che raggiungerò intorno all’undicesimo chilometro. Sarà quindi il principale riferimento della parte centrale della giornata e un punto naturale nel quale valutare una pausa.

Il profilo dovrebbe rimanere abbastanza semplice, ma continueranno i piccoli cambi di quota tipici della Galizia. Non mi aspetto nulla di realmente impegnativo: saranno soprattutto brevi salite e discese che interrompono la monotonia di un percorso quasi pianeggiante.

In alcuni settori il Cammino tornerà ad avvicinarsi alla N-547 e dovrò prestare attenzione soprattutto negli attraversamenti. È uno degli aspetti meno romantici delle ultime tappe, ma fa parte del percorso reale: il Cammino contemporaneo passa continuamente dal silenzio dei boschi alla presenza di strade, paesi e infrastrutture.

A Salceda avrò ormai completato più della metà della tappa. Con una giornata così breve non sarà necessario organizzare le soste in modo particolarmente rigido e potrò decidere direttamente sul posto se fermarmi oppure continuare verso Santa Irene.

Da A Salceda a Santa Irene e O Pedrouzo

Da A Salceda resteranno poco più di sette chilometri. Continuerò attraverso A Brea e altri piccoli nuclei fino ad avvicinarmi a Santa Irene, che dovrebbe essere il luogo più interessante dal punto di vista storico e simbolico della giornata.

Da Santa Irene a O Pedrouzo la distanza sarà ormai minima. Passerò da A Rúa, praticamente alle porte di Arca, e continuerò verso il principale centro abitato della zona.

La distinzione fra Arca, O Pino e O Pedrouzo può generare un po’ di confusione quando si organizzano le tappe. O Pino è il comune, Arca è la parrocchia e O Pedrouzo è il suo principale nucleo abitato, quello nel quale si concentra gran parte dei servizi utilizzati dai pellegrini.

Per me, dal punto di vista pratico, sarà semplicemente l’arrivo della penultima tappa. E soprattutto il luogo dal quale la mattina successiva partirò verso Santiago.

A Salceda, Santa Irene e A Rúa: i punti più significativi della tappa

Arzúa–O Pedrouzo non è una giornata costruita intorno a grandi monumenti. Il suo interesse nasce piuttosto dal paesaggio, dai piccoli nuclei attraversati e dal significato che assumono quando manca ormai pochissimo alla conclusione del Cammino.

A Salceda, Santa Irene e A Rúa rappresentano bene questo carattere. Nessuno dei tre luoghi richiederà probabilmente una visita lunga, ma scandiranno la seconda metà della giornata e l’avvicinamento all’ultima sosta prima di Santiago.

A Salceda e il ritmo della penultima giornata

A Salceda arriverà dopo circa undici chilometri e dovrebbe essere il punto più naturale nel quale fermarsi se avrò voglia di bere o mangiare qualcosa. A quel punto resterà meno della metà della tappa e non avrò alcuna necessità di accelerare.

Proprio questa potrebbe essere una delle differenze più evidenti rispetto alla giornata precedente. Fra Palas de Rei e Arzúa avrò dovuto gestire quasi trenta chilometri, mentre qui potrò permettermi un ritmo molto più tranquillo, sapendo che l’arrivo sarà comunque vicino.

Sono curioso di capire se questo renderà la giornata particolarmente piacevole oppure se produrrà l’effetto opposto: quando si sa di essere a un passo dalla meta, anche una tappa breve può sembrare semplicemente qualcosa che separa da ciò che si aspetta davvero.

Cercherò di evitare questa seconda sensazione. Il rischio, alla vigilia di Santiago, è smettere di guardare quello che si attraversa perché la testa è già al giorno successivo.

Santa Irene, la cappella e la fonte santa

Santa Irene è il luogo che mi interessa maggiormente in questa trentaduesima tappa del Cammino. Nel piccolo villaggio si trova una cappella dedicata alla martire portoghese, costruita nel XVIII secolo, circondata da un ambiente verde che conserva ancora un carattere molto rurale.

Vicino si trova anche la cosiddetta fonte santa, risalente al XVII secolo. Secondo la tradizione popolare, le sue acque avrebbero proprietà benefiche per la pelle. È uno di quei piccoli elementi del Cammino nei quali storia, religiosità e leggenda locale finiscono per mescolarsi.

Non mi interessa stabilire se queste tradizioni abbiano un fondamento reale, ma piuttosto capire se continuino a essere raccontate e come una semplice fonte lungo il percorso abbia potuto conservare una propria identità per secoli.

Dopo più di trenta giornate avrò incontrato molte situazioni simili: fonti, croci, cappelle, ponti e racconti che probabilmente non avrebbero alcun significato particolare se non fossero collocati lungo una strada percorsa continuamente da pellegrini.

Santa Irene dovrebbe essere anche uno degli ultimi luoghi realmente rurali nei quali fermarmi prima dell’ingresso a O Pedrouzo. Potrebbe quindi diventare una delle immagini che ricorderò della vigilia dell’arrivo.

A Rúa, ormai alle porte di O Pedrouzo

Dopo Santa Irene rimarranno circa due chilometri fino alla zona di Arca e O Pedrouzo. Attraverserò A Rúa e il carattere della giornata inizierà progressivamente a cambiare, con una presenza maggiore di edifici e servizi.

A questo punto non ci saranno più vere difficoltà. L’arrivo sarà ormai immediato e probabilmente l’attenzione inizierà a spostarsi sul giorno successivo.

O Pino è l’ultimo comune attraversato prima di entrare in quello di Santiago de Compostela. Anche questo è un confine quasi invisibile rispetto ai grandi passaggi geografici affrontati lungo il Cammino, ma avrà un significato molto concreto: oltre O Pedrouzo ci sarà soltanto l’ultima tappa.

Acqua, bar, paesi e servizi lungo la tappa

La Arzúa–O Pedrouzo è una delle giornate più semplici della parte finale anche dal punto di vista logistico. La guida ufficiale segnala la presenza di bar, taverne e fontane lungo il percorso e la distanza complessiva rende meno importante pianificare con precisione ogni rifornimento rispetto alle tappe più lunghe.

I principali riferimenti saranno i piccoli nuclei attraversati nella prima parte, A Salceda intorno all’undicesimo chilometro e Santa Irene nella parte finale. O Pedrouzo, naturalmente, dispone poi di tutti i principali servizi necessari a chi termina qui la giornata.

Il mio passaggio sarà però il 4 novembre. Come nelle tappe precedenti, non darò quindi per scontato che tutte le attività rivolte ai pellegrini siano ancora operative. Alcuni bar e albergue stagionali potrebbero essere già chiusi o avere orari ridotti.

Partirò comunque da Arzúa con acqua e qualcosa da mangiare, ma senza caricare più del necessario. Con meno di venti chilometri da percorrere non dovrebbe esserci alcun bisogno di trasportare grandi quantità di cibo o bevande, soprattutto se almeno parte dei servizi lungo il percorso sarà ancora aperta.

Il punto che richiederà maggiore attenzione sarà piuttosto la viabilità. In diversi settori il Cammino si avvicina o attraversa la N-547 e la guida ufficiale invita esplicitamente a prestare attenzione ai veicoli. Dopo settimane trascorse su sentieri e piste, questi passaggi meritano probabilmente più concentrazione di qualsiasi salita presente nella tappa.

Dopo aver percorso realmente la giornata aggiornerò questa sezione indicando quali bar, fontane e altri servizi avrò trovato aperti il 4 novembre e dove mi sarà sembrato più utile fermarmi.

Arrivo a O Pedrouzo: ultima notte prima di Santiago

O Pedrouzo non sarà probabilmente uno degli arrivi più spettacolari del mio Cammino. È soprattutto una località di servizi cresciuta anche in funzione del passaggio dei pellegrini e si sviluppa in prossimità della N-547.

Ma il suo significato sarà completamente diverso da quello di qualsiasi altra località incontrata fino a quel momento.

Quando arriverò avrò concluso la trentaduesima tappa. Non ci saranno più due, tre o dieci giornate davanti: ne resterà una sola.

La mattina successiva il percorso mi porterà da O Pedrouzo verso Lavacolla, Monte do Gozo e infine Santiago de Compostela. La guida ufficiale indica per l’ultima tappa circa 20 chilometri e cinque ore di cammino, quindi non sarà nemmeno una giornata particolarmente lunga rispetto a molte di quelle già affrontate. Credo però che i chilometri conteranno poco.

Dopo più di un mese nel quale ogni sera avrò preparato lo zaino pensando alla tappa successiva, a O Pedrouzo lo farò sapendo che sarà l’ultima volta. È probabilmente questo il momento nel quale inizierò realmente a percepire la fine del viaggio.

Mi interessa capire quale sarà la sensazione dominante. Potrebbe essere entusiasmo per l’arrivo ormai vicino, ma anche una certa resistenza all’idea che il ritmo costruito per settimane stia per interrompersi.

Il Cammino avrà creato in me una routine estremamente semplice: svegliarsi, preparare lo zaino, camminare, trovare un posto dove dormire, mangiare e ricominciare. A O Pedrouzo saprò che quella sequenza sta per terminare.

Non credo che avrò bisogno di vedere molto altro. Il valore del paese, per me, sarà soprattutto questo: essere il luogo dell’ultima sera prima di Santiago.

Dove dormire a O Pedrouzo dopo la tappa

O Pedrouzo è una delle principali località di pernottamento dell’ultimo tratto del Cammino Francese e dispone normalmente di una buona offerta di albergue, pensioni, ostelli e altre strutture.

Proprio perché moltissimi pellegrini scelgono di fermarsi qui prima dell’ultima giornata, durante l’alta stagione la disponibilità può diventare un elemento importante.

Il 4 novembre la situazione dovrebbe essere molto diversa, ma ancora una volta la bassa stagione avrà due effetti opposti: meno pellegrini, ma anche un numero inferiore di strutture aperte.

Per questo motivo controllerò la disponibilità nei giorni precedenti senza dare per scontato che tutti gli albergue indicati nelle guide lavorino ancora in quel periodo.

Questa sarà anche l’ultima occasione per decidere che tipo di notte voglio trascorrere prima di Santiago. Potrei scegliere una stanza privata per riposare bene e preparare con calma l’ultima giornata, oppure continuare negli albergue fino alla fine, mantenendo la stessa dimensione del viaggio vissuta nelle settimane precedenti.

Non ho ancora deciso quale delle due possibilità preferirò. Probabilmente dipenderà molto da come arriverò a O Pedrouzo e dalle persone che avrò incontrato negli ultimi giorni. Se si sarà formato un piccolo gruppo lungo le ultime tappe, potrebbe avere più senso condividere anche l’ultima sera.

Se vuoi capire le differenze fra le varie formule di pernottamento, trovi tutte le informazioni nella mia guida su dove dormire sul Cammino di Santiago e come funzionano gli albergue.

La mattina successiva partirò per il percorso da O Pedrouzo a Santiago de Compostela: tappa 33 del Cammino Francese. Attraverserò Lavacolla e salirò al Monte do Gozo prima dell’ingresso finale nella città e dell’arrivo in Praza do Obradoiro.

La mia esperienza da Arzúa a O Pedrouzo: cosa aggiungerò dopo la tappa

Sulla carta questa dovrebbe essere una delle giornate più semplici di tutto il mio Cammino Francese, dato che il percorso è lungo poco più di diciotto chilometri, il dislivello è relativamente contenuto e non ci sono salite realmente impegnative.

Dopo la lunga Palas de Rei–Arzúa potrebbe quasi sembrare una giornata di recupero. Ma penso che la difficoltà, se ce ne sarà una, non sarà nelle gambe.

Dopo trentuno giorni consecutivi di Cammino, il 4 novembre saprò che quella sarà la penultima volta in cui partirò al mattino senza avere Santiago come destinazione della giornata. Mi incuriosisce capire se questo cambierà il modo di camminare.

Potrei avere voglia di arrivare velocemente a O Pedrouzo per pensare all’ultima tappa. Oppure potrebbe succedere esattamente il contrario e potrei rallentare quasi istintivamente, cercando di prolungare una routine che ormai avrà occupato più di un mese della mia vita. Per questo voglio prestare attenzione soprattutto alle cose piccole.

A Calzada, A Calle e Ferreiros sono nomi che sulla mappa potrebbero sembrare semplicemente punti intermedi. Dopo centinaia di chilometri percorsi, però, avrò probabilmente imparato che il Cammino è costruito soprattutto da luoghi di questo tipo, non soltanto dalle grandi città o dai monumenti più conosciuti.

Santa Irene sarà il punto sul quale ho maggiori aspettative. Voglio vedere la cappella, cercare la fonte e capire che atmosfera avrà questo piccolo luogo all’inizio di novembre. Le fotografie mostrano spesso un ambiente molto verde e tranquillo, ma come sempre mi interessa verificare quanto l’immagine corrisponda all’esperienza reale.

Voglio anche capire quanto si sentirà la presenza della N-547, perché è un elemento ricorrente nella descrizione della tappa e potrebbe rendere alcuni tratti meno piacevoli rispetto all’immagine ideale del Cammino immerso nei boschi.

Anche questo, però, fa parte del viaggio reale e non voglio eliminarlo dal racconto soltanto perché è meno suggestivo.

Poi arriverò ad A Rúa e infine a O Pedrouzo. Credo che il momento più interessante sarà quando poserò lo zaino sapendo che non lo preparerò più per una normale tappa. La mattina dopo lo rimetterò sulle spalle per andare a Santiago.

Fino a quel momento l’arrivo sarà sempre stato seguito da un’altra partenza. Anche a Burgos, León, Astorga, Ponferrada o Sarria il viaggio continuava. O Pedrouzo sarà diverso perché rappresenterà una specie di anticamera della conclusione.

Sono curioso anche di capire cosa succederà nel rapporto con gli altri pellegrini. Nelle ultime giornate il numero di persone potrebbe essere aumentato rispetto alla parte centrale del Cammino, ma novembre dovrebbe mantenere comunque un’atmosfera molto diversa dai mesi estivi.

Se avrò condiviso le ultime tappe con le stesse persone, O Pedrouzo potrebbe trasformarsi naturalmente in una serata collettiva prima dell’arrivo. Se invece avrò continuato a camminare prevalentemente da solo, potrebbe diventare un momento più personale e silenzioso.

Non voglio programmare nessuna delle due situazioni. Una delle cose che mi interessa del Cammino è proprio vedere come cambiano le giornate rispetto alle aspettative con le quali ero partito.

Dopo il 4 novembre aggiornerò questa guida con la distanza realmente percorsa, il tempo di cammino, il dislivello registrato e le condizioni del terreno. Aggiungerò i servizi che avrò trovato aperti, il punto nel quale mi sarò fermato e le impressioni sui tratti vicini alla N-547.

Racconterò soprattutto Santa Irene e l’arrivo a O Pedrouzo: se la penultima giornata sarà sembrata davvero facile come suggerisce la carta, se avrò avuto voglia di camminare lentamente oppure di arrivare presto e che cosa significherà preparare lo zaino sapendo che il giorno successivo non ci sarà più una tappa dopo Santiago.

Perché, a quel punto, il dato più importante non sarà più il numero dei chilometri percorsi o di quelli ancora mancanti, ma il fatto che resterà un solo giorno di Cammino.

Ultimo aggiornamento articolo: 23/09/2026

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