Preparare un kit di primo soccorso per il Cammino di Santiago sembra una cosa semplice finché non cominci a mettere sul tavolo tutto quello che “potrebbe servire”.
Cerotti, garze, disinfettante, creme, farmaci, tape, protezioni per i piedi, forbicine, pinzette, bende. Poi aggiungi qualcosa per il mal di testa, qualcosa per l’intestino, qualcosa per un’eventuale reazione allergica e magari una coperta termica perché “non si sa mai”.
A quel punto il piccolo kit è già diventato una farmacia. Io invece sto cercando di ragionare esattamente al contrario.
Partirò da Saint-Jean-Pied-de-Port il 4 ottobre e davanti avrò 33 tappe fino a Santiago. Il mio kit dovrà quindi essere sufficientemente completo per gestire i piccoli problemi che possono capitare, ma abbastanza leggero da non farmi trasportare per 800 chilometri materiale che potrei trovare senza difficoltà in una farmacia lungo il percorso.
È lo stesso principio che sto utilizzando in tutta la fase dedicata a come prepararsi al Cammino di Santiago: provare ad anticipare i problemi ragionevoli senza costruire una soluzione per ogni possibile imprevisto.
Un kit di primo soccorso sul Cammino non deve permettermi di curare qualsiasi cosa da solo. Deve aiutarmi a gestire un piccolo taglio, proteggere una zona irritata, coprire una vescica, affrontare un disturbo semplice o arrivare nelle condizioni migliori possibili al punto in cui posso ricevere assistenza. Tutto ciò che supera questo livello non appartiene più realmente al kit.
Cosa troverai in questo articolo sul kit di primo soccorso per il Cammino di Santiago:
- Il kit del pellegrino: piccolo, leggero e pensato per il Cammino
- Medicazioni essenziali per tagli, abrasioni e piccoli traumi
- Piedi e vesciche: cosa mettere nel kit
- Farmaci personali e prodotti da banco: cosa valutare prima di partire
- Quando il kit non basta: farmacie, assistenza sanitaria e 112
- Il kit che porterò io e cosa cambierò dopo Santiago
Il kit del pellegrino: piccolo, leggero e pensato per il Cammino
Il primo errore che voglio evitare è preparare il kit come se stessi partendo per una spedizione in un luogo isolato.
Il Cammino Francese attraversa continuamente paesi e città. Questo non significa che avrai una farmacia davanti ogni volta che ti succede qualcosa, ma cambia completamente il modo in cui ha senso prepararsi.
Il mio obiettivo non è essere autosufficiente per una settimana lontano dalla civiltà, ma riuscire a gestire i piccoli problemi più frequenti durante una tappa e avere una dotazione minima per affrontare il tempo necessario a raggiungere un paese, una farmacia o un centro sanitario.
Questa differenza, nello zaino, pesa parecchio. Nell’articolo dedicato a cosa portare nello zaino per il Cammino di Santiago sto già cercando di eliminare tutto ciò che non abbia una funzione concreta. Il kit di primo soccorso deve seguire esattamente la stessa logica.
Non voglio quindi confezioni intere quando bastano poche unità, duplicati dello stesso prodotto o strumenti che non saprei utilizzare correttamente.
Voglio invece che tutto sia ordinato, protetto dall’umidità e soprattutto raggiungibile senza dover svuotare lo zaino in mezzo a una tappa.
Anche il periodo in cui fare il Cammino di Santiago può modificare leggermente quello che ha senso portare. Io partirò in ottobre e arriverò in Galizia a novembre: pioggia, temperature più basse e meno ore di luce fanno parte delle condizioni che sto considerando.
Una sottilissima coperta isotermica, per esempio, pesa pochissimo e può avere senso nel mio kit essenziale, soprattutto considerando che percorrerò il Cammino in autunno.
Kit già pronto o costruito da zero?
I kit già confezionati possono essere un buon punto di partenza, ma non darei per scontato che tutto quello che contengono sia realmente utile sul Cammino.
Molti sono pensati per casa, automobile, campeggio o gruppi di persone e possono includere quantità e materiali sproporzionati rispetto alle necessità di un singolo pellegrino.
Io preferisco quindi costruirlo partendo dalle situazioni che considero realistiche: un piccolo taglio, un’abrasione, una zona di sfregamento, una vescica, un lieve trauma o un disturbo personale già conosciuto.
Se un oggetto non risponde a una di queste esigenze e non saprei nemmeno utilizzarlo correttamente, probabilmente non ha motivo di attraversare la Spagna insieme a me.
Medicazioni essenziali per tagli, abrasioni e piccoli traumi
Camminando per settimane è possibile scivolare, urtare una pietra, graffiarsi, procurarsi una piccola abrasione oppure avere bisogno di proteggere una zona della pelle. Non serve però trasformare queste possibilità in una borsa da pronto soccorso da automobile.
La dotazione di base che considero sensata comprende:
- alcuni cerotti di misure differenti
- qualche garza sterile
- una piccola medicazione sterile
- tape o cerotto medicale
- una benda elastica compatta
- qualche salvietta per l’igiene delle mani o della pelle
- un paio di guanti monouso
- una piccola pinzetta
- eventualmente una piccola forbice, compatibilmente con le regole del bagaglio che utilizzerò in aereo
Per un piccolo taglio o un’abrasione la priorità è poter pulire la zona con acqua pulita, asciugarla con materiale adeguato e proteggerla.
Non sento quindi la necessità di portare grandi flaconi di disinfettante o diversi prodotti con la stessa funzione.
La benda elastica può essere utile soprattutto per mantenere una medicazione in posizione o proteggere temporaneamente una zona, ma averla nello zaino non significa poter diagnosticare o gestire autonomamente un trauma importante. La stessa considerazione vale per qualsiasi altro oggetto del kit.
Avere del materiale a disposizione e sapere quando utilizzarlo sono due cose diverse. E sapere quando smettere di fare da soli è probabilmente ancora più importante.
Una cosa che voglio controllare prima della partenza è anche la data di scadenza dei prodotti e l’integrità delle confezioni sterili. Sono dettagli semplici, ma non avrebbe molto senso trasportare qualcosa per centinaia di chilometri e accorgermi soltanto quando serve che la confezione è danneggiata.
Piedi e vesciche: cosa mettere nel kit
Sul Cammino i piedi meritano una sezione separata, ma non voglio ripetere qui tutto ciò che riguarda prevenzione e gestione quotidiana.
Nella guida dedicata a prevenire e gestire le vesciche sul Cammino di Santiago entro nello specifico di calze, umidità, punti caldi, protezioni e routine serale.Nel kit mi interessa soltanto individuare ciò che può essere utile avere immediatamente disponibile. Porterei quindi:
- qualche cerotto idrocolloidale in formati adatti alle zone più esposte
- tape già provato durante gli allenamenti
- una piccola quantità del prodotto anti-sfregamento che avrò deciso di utilizzare
- eventuali protezioni in gel o silicone che avrò già verificato essere compatibili con la mia calzata
Non porterei invece cinque soluzioni diverse per lo stesso problema. Il punto principale rimane intervenire presto.
Se durante una tappa sento comparire un punto caldo, voglio fermarmi, controllare il piede e proteggerlo prima che continui a sfregare per altri chilometri. Nessun cerotto può compensare indefinitamente una scarpa che non va bene.
È anche per questo che la scelta e la prova delle scarpe per il Cammino di Santiago fanno parte della prevenzione: il kit deve essere una rete di sicurezza, non il sistema con cui correggere ogni giorno un problema strutturale della calzatura.
Questa è probabilmente la parte del kit che utilizzerò con maggiore attenzione, perché una piccola irritazione ai piedi è uno di quei problemi che sul Cammino possono peggiorare semplicemente continuando a fare ciò per cui sei lì: camminare.
Farmaci personali e prodotti da banco: cosa valutare prima di partire
Qui preferisco fare una distinzione molto netta. I farmaci personali che utilizzi normalmente o che ti sono stati prescritti non sono una voce generica della packing list.
Devono essere organizzati in base alle tue esigenze, possibilmente conservati nella confezione originale e accompagnati da tutto ciò che può servirti per utilizzarli correttamente durante il viaggio.
Se hai terapie particolari, allergie importanti o condizioni che richiedono farmaci specifici, questo è un tema da verificare prima della partenza con il medico o il farmacista, non da risolvere prendendo spunto dalla lista di un altro pellegrino.
Poi esistono i comuni prodotti da banco. Può avere senso valutare una dotazione minima per problemi che conosci già e sai gestire correttamente: per esempio dolore occasionale, piccoli disturbi gastrointestinali o una reazione allergica lieve.
Ma anche qui non voglio costruire una collezione di medicinali per qualunque eventualità. Porterei soltanto prodotti che conosco, che posso utilizzare in sicurezza e che abbiano una reale probabilità di servirmi.
Controllerei prima della partenza eventuali controindicazioni, modalità di conservazione e compatibilità con altri farmaci che assumo. E soprattutto eviterei di considerare il farmaco come il modo per continuare a camminare a qualsiasi costo.
Se compare un dolore nuovo e importante, se un problema peggiora oppure se i sintomi non sono quelli che conosco abitualmente, prendere qualcosa per coprirli e ripartire non è necessariamente la decisione più intelligente.
Il Cammino dura più di un mese. Perdere qualche ora per capire cosa sta succedendo può essere molto più utile che guadagnare una tappa e trasformare un problema piccolo in qualcosa di più difficile da gestire.
Quando il kit non basta: farmacie, assistenza sanitaria e 112
Questa per me è una parte fondamentale del kit, anche se non pesa un grammo: sapere quali problemi non appartengono al fai-da-te.
Il Cammino Francese attraversa molti centri abitati e durante il percorso sarà possibile rivolgersi a farmacie e strutture sanitarie. Non significa che ce ne sia sempre una a pochi minuti di distanza, quindi soprattutto prima di tappe lunghe o meno servite preferisco sapere dove sono i centri principali.
Questo diventa ancora più importante se decidi di fare il Cammino di Santiago da soli. Partire in autonomia non significa dover risolvere tutto in autonomia.
Un taglio profondo, un’emorragia che non si riesce a controllare, una caduta importante, una possibile frattura, difficoltà respiratorie, una reazione allergica grave, sintomi neurologici o un malessere serio non sono situazioni nelle quali aprire il kit e vedere cosa si può improvvisare.
In caso di emergenza il riferimento è il 112. Voglio quindi avere il telefono carico, sapere come individuare la mia posizione e poter comunicare il più chiaramente possibile dove mi trovo.
Anche per problemi meno urgenti la farmacia può essere molto più utile di mezzo chilo di prodotti trasportati “nel caso servano”.
Un farmacista può aiutare a scegliere la medicazione più adatta, indicare se un problema richiede una valutazione medica oppure permettermi di acquistare quello che realmente serve in quel momento.
È questo il motivo per cui considero la disponibilità di servizi lungo il percorso parte integrante del mio kit virtuale. In sintesi, non devo portare tutto: devo portare il necessario e sapere dove trovare il resto.
Il kit che porterò io e cosa cambierò dopo Santiago
Prima della partenza per il Cammino, quindi, il mio kit sarà intenzionalmente essenziale.
Dentro penso di avere alcune medicazioni adesive di misure diverse, garze sterili, tape, una piccola benda elastica, materiale per la gestione dei piedi, guanti, pinzetta e pochi altri elementi scelti in funzione dei test che sto facendo.
Aggiungerò i farmaci personali e soltanto quei prodotti da banco che conosco e considero realmente utili. Tutto dovrà stare in una piccola custodia facilmente riconoscibile e accessibile nello zaino.
La cosa che mi interessa di più, però, sarà verificare cosa succederà dopo la partenza. Voglio annotare ciò che userò, quello che dovrò comprare lungo il percorso, quello che non toccherò mai e quello che invece mi accorgerò di aver dimenticato.
Dopo Santiago tornerò quindi su questa guida e dividerò il contenuto del kit in cinque categorie molto semplici:
- portato
- utilizzato
- non utilizzato
- ricomprerei
- mi è mancato
Sarà probabilmente il modo più utile per capire se il kit che oggi mi sembra razionale lo sarà anche dopo 33 tappe.
Perché sulla carta è facile prepararsi a tutto. La parte difficile è scegliere ciò che serve davvero quando ogni oggetto deve essere trasportato giorno dopo giorno.
E sarà interessante capire anche quanto il kit entrerà realmente nella mia routine quotidiana sul Cammino di Santiago: se resterà quasi sempre chiuso oppure se alcune cose diventeranno parte della normale gestione di piedi, piccoli fastidi e recupero.
Magari, dopo 800 chilometri, scoprirò che ho portato oggetti inutili. Magari mi accorgerò che mancava qualcosa di banalissimo. In quel caso finirà sicuramente anche tra le cose che avrei voluto sapere prima di partire per il Cammino.
Per adesso il criterio per costruire il kit di primo soccorso per il Cammino di Santiago rimane uno solo: portare abbastanza per gestire bene i piccoli imprevisti, ma non così tanto da trasformare la paura di ciò che potrebbe succedere in peso da portare sulle spalle per tutta la strada.
Ultimo aggiornamento articolo: 13/09/2026