zaino per cammino di santiago

Zaino per il Cammino di Santiago: cosa portare e quanto deve pesare

Preparare lo zaino per il Cammino di Santiago è una di quelle cose che sembrano semplici finché non cominci davvero a mettere tutto sul tavolo.

Una maglietta pesa poco, un caricabatterie pesa poco, una felpa pesa poco, un paio di oggetti “che potrebbero servire” pesano poco. Il problema è che, sommati insieme, tutti quei “pesa poco” finiscono sulle tue spalle per centinaia di chilometri.

Nel mio caso lo zaino dovrà accompagnarmi lungo il Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago, quindi per circa 800 chilometri e 33 tappe.

Partirò il 4 ottobre e camminerò fino ai primi giorni di novembre, una situazione che rende la scelta un po’ più complicata rispetto a un Cammino fatto in piena estate: devo prepararmi a temperature differenti, pioggia, giornate fresche e probabilmente qualche mattina decisamente fredda, senza però trasformare lo zaino in un armadio portatile.

È proprio qui che sto cercando di trovare un equilibrio. Voglio avere con me quello che mi serve davvero, ma non voglio trasportare per un mese oggetti utilizzati una volta o, peggio ancora, mai tirati fuori dallo zaino.

Durante le prove che sto facendo prima della partenza sto quindi pesando, togliendo, rimettendo e togliendo di nuovo, cercando di capire la differenza tra ciò che mi tranquillizza avere con me e ciò che mi sarà realmente utile.

La preparazione dello zaino è solo uno degli aspetti da considerare prima della partenza e rientra tra quelli che puoi approfondire nell’articolo dedicato a come prepararsi al Cammino di Santiago: allenamento, scarpe, piedi e organizzazione devono funzionare insieme.

Qui però voglio concentrarmi esclusivamente su quello che porterò sulle spalle, sul peso che considero accettabile e soprattutto sugli oggetti ai quali sto cercando di rinunciare.

Questa sarà inoltre una guida molto facile da verificare. Dopo il Cammino tornerò qui e confronterò quello che pensavo mi servisse prima della partenza con quello che avrò utilizzato davvero.

L’idea è semplice: aggiungere per ogni elemento una valutazione molto concreta — portato, usato, inutile oppure mi è mancato — insieme ai pesi reali.

Quanto deve pesare lo zaino e come scegliere la capacità

Una delle prime cose che si legge quando si comincia a cercare informazioni sullo zaino per Santiago è la famosa regola del 10%: lo zaino non dovrebbe superare circa il 10% del proprio peso corporeo.

La considero un’indicazione utile per capire l’ordine di grandezza, ma non una formula matematica da rispettare alla virgola.

Cambiano il peso della persona, l’allenamento, la stagione, il tipo di attrezzatura e persino il modo in cui viene trasportato il carico.

Inoltre c’è chi nel calcolo comprende acqua e cibo e chi li considera separatamente, quindi trasformare quel 10% in una legge assoluta mi sembra poco sensato.

Nel mio caso so già che partirò con più di 8 kg sulle spalle, quindi leggermente oltre quella soglia, visto che il 10% del mio peso corporeo corrisponde più o meno a 8 kg.

È una scelta consapevole perché sono allenato a camminare con lo zaino e sto facendo diverse uscite proprio per abituarmi al carico con cui partirò.

Non significa naturalmente che il peso non conti, ma semplicemente che preferisco ragionare sulla mia situazione reale invece di inseguire un numero teorico a tutti i costi.

E poi c’è un aspetto molto pratico: sotto gli 8 kg, almeno per quello che voglio portare io e considerando che partirò a ottobre, trovo davvero difficile far entrare tutto ciò che serve. E questo nonostante stia facendo molta attenzione a eliminare il superfluo.

Tra abbigliamento adatto a temperature diverse, protezione dalla pioggia, materiale per dormire, igiene, piccolo kit farmacia, tecnologia e tutto il resto, i grammi si sommano molto velocemente anche quando ogni singolo oggetto è stato scelto con attenzione.

Per questo non credo che superare di qualche centinaio di grammi la famosa soglia del 10% significhi automaticamente avere preparato male lo zaino. Mi preoccuperei molto di più di portare 9 o 10 kg senza essere abituato a farlo, oppure di scoprire che due chili sono costituiti da oggetti che non utilizzerò mai.

Il peso dello zaino deve essere compatibile con il tuo fisico, con il tuo allenamento e con quello che ti serve realmente lungo il percorso.

La regola che sto cercando di seguire è quindi ancora più semplice: meno peso riesco a portare senza rinunciare a ciò che mi serve davvero, meglio è.

Perché sceglierei uno zaino da circa 40 litri

Per il Cammino Francese, secondo me, circa 40 litri rappresentano il compromesso migliore. Non è uno zaino enorme, quindi ti obbliga comunque a selezionare quello che porti, ma allo stesso tempo non sei costretto a riempirlo fino all’ultimo centimetro disponibile.

Quest’ultimo punto per me è importante. Non voglio partire con uno zaino talmente pieno da non riuscire più a infilarci nulla.

Durante il Cammino potrei comprare della frutta, qualcosa da mangiare per la tappa, una bottiglia d’acqua aggiuntiva o semplicemente avere bisogno di sistemare temporaneamente una giacca che al mattino indossavo e qualche ora dopo non mi serve più. Un minimo di volume libero è quindi una comodità reale, non spazio sprecato.

Cercherei inoltre uno zaino che non abbia soltanto un grande vano centrale. Più di un mese di utilizzo quotidiano significa aprirlo e chiuderlo continuamente, e l’organizzazione diventa importante quasi quanto il volume.

Personalmente voglio uno spazio nel quale poter sistemare le ciabatte senza doverle mettere ogni volta tra l’abbigliamento pulito.

Stesso discorso per la biancheria sporca: ovviamente la metterò comunque all’interno di un sacchetto, ma se lo zaino dispone di uno scomparto separato o di un vano inferiore indipendente lo considero un vantaggio.

Posso così tenere fisicamente separato quello che ho già utilizzato da ciò che dovrò indossare nei giorni successivi.

Uno scomparto inferiore può essere molto utile anche per il sacco letto. In questo modo non devo svuotare tutto il contenuto ogni sera quando arrivo nell’ostello.

Schienale ventilato e coprizaino per me sono indispensabili

Ci sono due caratteristiche sulle quali farei molta più attenzione di qualche grammo di differenza tra un modello e l’altro.

La prima è lo schienale. Per camminare cinque, sei o sette ore al giorno voglio una struttura che mantenga il corpo il più possibile separato dallo zaino, preferibilmente attraverso una vera rete tesa.

Non impedirà di sudare, naturalmente, ma permetterà all’aria di circolare molto meglio rispetto a uno schienale completamente appoggiato sulla schiena.

La seconda è il coprizaino impermeabile. Per me deve esserci, possibilmente integrato in uno scomparto dedicato nella parte inferiore.

Partendo a ottobre e arrivando in Galizia a novembre non considero la pioggia un’eventualità remota: considero molto più realistico pensare che, prima o poi, dovrò camminarci dentro.

E quando succede non mi basta che il tessuto dello zaino sia genericamente idrorepellente. Voglio poter estrarre rapidamente il coprizaino e proteggere tutto il contenuto.

10 zaini che prenderei in considerazione per il Cammino di Santiago

Non credo esista “il miglior zaino” in assoluto, perché schiena, altezza e corporatura cambiano parecchio. Uno zaino perfetto per me potrebbe essere fastidioso per te già dopo due ore.

Quindi questi non sono dieci modelli messi in classifica dal primo al decimo: sono dieci zaini che considero particolarmente interessanti per un Cammino lungo, privilegiando ventilazione, capacità intorno ai 40 litri, copertura antipioggia e organizzazione.

Ferrino Finisterre 40

Probabilmente uno dei modelli che meglio corrisponde alla mia idea di zaino per il Francese: 40 litri, circa 1,45 kg, schienale Dry Net System con rete distanziata dalla schiena, accesso frontale ampio, numerose tasche, porta bastoncini e coprizaino incluso.

Il fatto che sia esattamente da 40 litri gli dà anche quel piccolo margine che cerco per cibo o materiale acquistato durante la giornata.

Gregory Zulu 40

Questo è un altro candidato molto interessante per diventare lo zaino per il Cammino di Santiago. Ha 40 litri, pesa circa 1,57 kg e utilizza uno schienale in rete tesa che crea uno spazio tra zaino e corpo.

Ha il coprizaino integrato, apertura principale a U, grandi tasche sulla cintura e porta bastoncini. La capacità di carico dichiarata arriva a 18 kg, molto oltre quello che porterei sul Cammino.

Salewa Puez 40+5

Questo zaino mi piace soprattutto per un motivo: parte da 40 litri ma il roll-top permette di guadagnarne altri cinque quando serve.

Per fare il Cammino è una soluzione intelligente perché non sei obbligato a utilizzare sempre tutta la capacità, ma conservi un margine quando devi mettere nello zaino cibo o qualche acquisto.

Questo modello pesa circa 1,33 kg, ha schienale ventilato Dry Back Custom, accessi molto ampi e copertura antipioggia inclusa.

Osprey Stratos 44

Sale leggermente di volume, a 44 litri, ma ha caratteristiche molto interessanti per camminare a lungo: schienale AirSpeed con vera rete sospesa, coprizaino impermeabile incluso, accesso laterale e soprattutto scomparto inferiore separato.

Quest’ultimo per me può diventare perfetto per il sacco letto, le ciabatte o il sacchetto della biancheria usata. Pesa circa 1,66 kg.

Deuter Futura Pro 36

Ha un volume leggermente più contenuto, 36 litri, ma compensa con un’organizzazione molto razionale.

Il sistema Aircomfort utilizza una rete tesa per migliorare la ventilazione, il coprizaino è incluso e sono presenti sia uno scomparto inferiore separato sia un vano interno specifico per gli indumenti bagnati.

Quest’ultima caratteristica mi sembra particolarmente interessante per un Cammino.

Salewa Alp Trainer 35+3

È più compatto, con 35 litri più tre di estensione, e quindi richiede una selezione ancora più severa del materiale.

In cambio pesa circa 1,35 kg e ha il sistema Dry Back Air, coprizaino, scomparto inferiore separato e porta bastoncini. Lo vedo bene soprattutto per chi riesce davvero a viaggiare essenziale.

Ferrino Estella 40

Un’altra soluzione molto centrata sul tipo di utilizzo che cerco: 40 litri, 1,39 kg, Dry Net System con schiena separata dalla rete, tasca frontale, tasche laterali e coprizaino incluso. Costa anche sensibilmente meno rispetto ad alcuni modelli premium della selezione.

Osprey Sirrus 44

È sostanzialmente l’alternativa con vestibilità femminile della famiglia Stratos. Offre 44 litri, schienale AirSpeed in rete sospesa, raincover integrato, tasche laterali, scomparto inferiore e porta bastoncini, con una struttura specificamente progettata per la corporatura femminile.

Gregory Jade 38

Anche questo è un modello specifico da donna. Ha 38 litri, pesa circa 1,55 kg, utilizza una rete tesa lungo tutta la schiena, ha copertura antipioggia inclusa e apertura anteriore a U. La capacità di 38 litri è molto vicina a quella che considero la capacità ideale senza essere inutilmente abbondante.

Ferrino Finisterre 38 Lady

Completa la selezione un altro modello specificamente sagomato per la corporatura femminile. Ha 38 litri, pesa circa 1,45 kg, utilizza il Dry Net System e integra coprizaino, porta bastoncini e ampio accesso frontale. Anche qui il volume rimane secondo me molto centrato per un Cammino senza tenda.

Al di là dei modelli, una cosa la farei comunque: proverei lo zaino con almeno 8-9 kg dentro prima di comprarlo.

Cinque minuti con uno zaino vuoto in negozio dicono pochissimo, perché devi capire dove appoggia esattamente la cintura, se la lunghezza dorsale è corretta e come si distribuisce il carico una volta riempito.

Abbigliamento: pochi capi, lavaggi frequenti

La parte più difficile, almeno per me, non è scegliere cosa portare. È accettare di portarne poco.

Se ragionassi come per una normale vacanza di un mese, il volume di abbigliamento necessario sarebbe assurdo.

Sul Cammino la logica deve essere completamente diversa: pochi capi, utilizzati a rotazione e lavati frequentemente.

Non mi serve avere una maglietta pulita per ognuno dei 33 giorni. Mi serve avere abbastanza abbigliamento per camminare, qualcosa da indossare mentre l’altro cambio asciuga e una combinazione sufficientemente flessibile da adattarsi a temperature diverse.

Su una cosa, però, non cercherei di risparmiare: sceglierei abbigliamento tecnico da trekking. Magliette, intimo, strati intermedi e pantaloni tecnici hanno diversi vantaggi proprio su un viaggio di questo tipo: sono generalmente leggeri, traspirano molto meglio del cotone, occupano poco spazio nello zaino e soprattutto asciugano rapidamente dopo il lavaggio.

Per me quest’ultimo punto è fondamentale. Se lavo una maglietta nel pomeriggio, idealmente voglio poterla utilizzare nuovamente il giorno successivo.

Portare meno abbigliamento funziona soltanto se quello che porto è realmente adatto a essere lavato e asciugato di continuo.

Partendo a ottobre devo poi considerare una variabile in più. Tra Saint-Jean-Pied-de-Port e Santiago attraverserò territori e quote differenti e arriverò in Galizia a novembre. Posso trovare giornate gradevoli, ma anche mattine fredde, vento e pioggia.

Per questo preferisco ragionare per strati. Uno strato tecnico leggero a contatto con la pelle, un secondo strato termico quando serve e una protezione esterna mi permettono di adattarmi molto meglio rispetto a portare numerosi capi pesanti.

Anche i pantaloni devono seguire la stessa logica: comodi per camminare per ore, leggeri, resistenti e rapidi da asciugare.

E lo stesso vale per la biancheria intima, per la quale la traspirazione diventa ancora più importante proprio perché verrà indossata durante giornate intere di movimento.

E questo, in fondo, è uno dei cambi di mentalità che trovo più interessanti già prima di partire: capire quanto poco serve davvero quando tutto ciò che possiedi per un mese deve stare sulle tue spalle.

Riposo, pioggia e accessori davvero utili

Questa è probabilmente la categoria nella quale è più facile cominciare ad aggiungere oggetti. Uno serve per dormire meglio, uno per la pioggia, uno “nel caso faccia freddo”, uno potrebbe essere comodo in albergue e un altro pesa soltanto cento grammi. Presi singolarmente sembrano tutti innocui.

Un sacco letto per gli ostelli

Dormirò prevalentemente in albergues e altre strutture lungo il percorso, quindi non ho bisogno dell’attrezzatura necessaria per dormire all’aperto. Un sacco letto leggero, però, voglio portarlo.

Per me è soprattutto una questione di igiene e di comfort personale. Preferisco avere qualcosa di mio tra me e il letto nel quale dormirò ogni sera, indipendentemente da quello che viene messo a disposizione dalla struttura.

In base alle temperature può essere un sacco leggero o un sistema molto essenziale, ma deve entrare comodamente nello zaino senza occupare metà dello spazio disponibile.

Ed è proprio per questo che apprezzo gli zaini dotati di scomparto inferiore separato: arrivato in ostello posso estrarre sacco letto e ciabatte senza smontare tutto il resto.

Se vuoi capire quale materiale, forma e peso siano più adatti al tuo modo di viaggiare, nell’approfondimento su come scegliere il sacco lenzuolo confronto le soluzioni più adatte per ostelli, rifugi, cammini e trekking.

La pioggia: giacca e copertura dello zaino

La pioggia merita parecchia attenzione. In oltre un mese di Cammino tra ottobre e novembre sarebbe piuttosto ottimistico pensare di non incontrarla.

Porterò quindi una vera giacca impermeabile da trekking. Personalmente cercherei una membrana con un’impermeabilità di almeno 10.000 mm di colonna d’acqua, un livello che considero un buon punto di partenza per affrontare pioggia sostenuta durante una giornata di cammino.

Non basta però proteggere me. Voglio proteggere anche tutto quello che trasporto, quindi per me il coprizaino è indispensabile.

Anche utilizzandolo, gli oggetti che non devono assolutamente bagnarsi — elettronica, cambio asciutto e documenti — preferisco comunque tenerli all’interno di sacche protettive.

Bastoncini da trekking: io li porterei

I bastoncini per me non sono un accessorio da aggiungere soltanto se rimane spazio: su un Cammino di questo tipo li considero realmente utili, soprattutto in salita e in discesa.

Aiutano a distribuire parte del lavoro sulla parte superiore del corpo, migliorano la stabilità sui terreni irregolari e nelle discese possono diventare preziosi per controllare meglio il movimento. Dopo molti chilometri e con lo zaino sulle spalle credo che il loro valore aumenti ancora.

Se il budget lo permette, sceglierei bastoncini in carbonio. Generalmente sono più leggeri rispetto a modelli equivalenti in alluminio e, su migliaia di movimenti ripetuti, anche qualche grammo in meno può avere un senso.

Costano però di più e personalmente darei comunque priorità a solidità, impugnatura comoda e sistema di chiusura affidabile.

Naturalmente devono poter essere fissati facilmente allo zaino nei momenti in cui non li utilizzo. È un’altra caratteristica che guarderei attentamente prima dell’acquisto.

Se vuoi approfondire differenze tra carbonio e alluminio, modelli telescopici o pieghevoli, lunghezza e caratteristiche più adatte ai diversi utilizzi, trovi tutti i criteri nella mia guida su come scegliere i bastoncini da trekking.

Le ciabatte devono avere un loro posto

Le ciabatte sono uno di quegli oggetti apparentemente banali che utilizzerò ogni giorno. Mi servono per la doccia, per muovermi nell’ostello e soprattutto per lasciare finalmente respirare i piedi dopo ore dentro le scarpe.

Proprio perché possono essere bagnate o sporche, non voglio sistemarle a contatto con l’abbigliamento pulito. Se lo zaino permette di tenerle in uno scomparto inferiore o esterno è meglio; in alternativa userò una sacca dedicata.

Un piccolo set di posate

Porterò anche un piccolo set di posate da viaggio. Non serve una cucina da campeggio, ma durante il percorso potrei comprare frutta, formaggio, pane o altri alimenti da mangiare durante una pausa.

Un cucchiaio, una forchetta e un piccolo utensile per tagliare gli alimenti possono quindi essere molto comodi. Naturalmente, soprattutto viaggiando anche in aereo, bisogna verificare le norme applicabili agli eventuali strumenti dotati di lama e sistemarli correttamente nel bagaglio.

Anche qui vale la stessa regola: niente set pesanti o accessori da campeggio che non utilizzerò. Mi basta qualcosa di piccolo, leggero e realmente funzionale.

Igiene, farmacia e cura dei piedi

Anche il beauty case può diventare sorprendentemente pesante. A casa siamo abituati ad avere confezioni intere di qualsiasi cosa, mentre sul Cammino non vedo alcun motivo per trasportare un flacone da mezzo litro quando me ne servirà una frazione.

Voglio quindi ridurre quantità e contenitori, portando quello che uso davvero e ricordandomi che lungo il Cammino attraverserò continuamente paesi e città nei quali potrò acquistare quasi tutto quello di cui eventualmente resterò senza.

Questo secondo me è un punto importante. Preparare uno zaino per Santiago non significa organizzare una spedizione in una zona disabitata.

Sul Cammino Francese incontrerò farmacie, supermercati, negozi e servizi per gran parte del percorso. Non devo partire portandomi dietro una scorta sufficiente a sopravvivere per un mese senza incontrare nessuno.

Per l’igiene voglio quindi rimanere sull’essenziale, possibilmente scegliendo prodotti piccoli e, quando ha senso, utilizzabili per più funzioni.

Anche l’asciugamano dovrà essere tecnico, leggero e rapido da asciugare: un normale telo da bagno occuperebbe una quantità di spazio completamente sproporzionata rispetto alla sua utilità.

La farmacia richiede un ragionamento simile, anche se naturalmente qui entrano in gioco necessità personali che non possono essere uguali per tutti.

I farmaci abituali devono esserci e un piccolo kit per le situazioni più comuni può essere utile, ma non voglio trasformare lo zaino in una farmacia ambulante.

Per questo ho dedicato un approfondimento specifico al kit di primo soccorso per il Cammino di Santiago, con gli elementi essenziali da portare, quelli che eviterei di duplicare e il criterio con cui sto cercando di mantenerlo piccolo e leggero.

Uno dei punti sui quali sarò più prudente riguarda naturalmente i piedi. Durante un viaggio di 800 chilometri una piccola irritazione può diventare un problema molto più serio se viene ignorata, quindi porterò il necessario per intervenire rapidamente sui primi segnali.

Non entro però qui nel dettaglio di prevenzione, cerotti, gestione degli sfregamenti o trattamento delle vesciche, perché ho dedicato a questo un approfondimento specifico su vesciche e piedi sul Cammino di Santiago.

Nello zaino mi interessa soprattutto avere con me ciò che ho deciso di utilizzare e sapere dove si trova quando ne avrò bisogno.

Vale anche per le calzature. Quello che indosserò ai piedi avrà probabilmente più importanza di molti oggetti contenuti nello zaino, ma scelta, calzata e prove richiedono un discorso autonomo.

Nell’approfondimento sulle scarpe per il Cammino di Santiago entro quindi nel merito dei criteri che sto utilizzando e della calzatura con cui partirò.

Biancheria sporca: sacchetto sì, ma meglio ancora un vano separato

La biancheria utilizzata finirà naturalmente dentro una sacca separata. Non metterei mai calze e intimo usati direttamente nello scomparto dello zaino insieme all’abbigliamento pulito.

Se però lo zaino offre anche un vano inferiore o uno scomparto separato, ancora meglio. Posso mettere lì il sacchetto con la biancheria sporca e mantenere fisicamente distinta la zona “pulita” dello zaino.

Sembra un dettaglio finché pensi a una singola escursione. Dopo due o tre settimane durante le quali apri e richiudi lo zaino ogni giorno, secondo me diventa una piccola comodità alla quale fai molto volentieri spazio.

Tecnologia, documenti e piccoli oggetti

Anche viaggiando leggeri è difficile immaginare oggi un Cammino completamente privo di tecnologia.

Lo smartphone sarà probabilmente uno degli oggetti più utilizzati: fotografie, comunicazioni, prenotazioni, informazioni, navigazione e gestione del blog durante il viaggio. Per me avrà una funzione ancora più importante, perché voglio raccontare il Cammino mentre lo percorro.

Questo significa però portare anche quello che serve per tenerlo operativo: caricabatterie, cavo ed eventualmente una batteria esterna. Ed è proprio qui che ricomincia la somma dei piccoli pesi.

Non ho intenzione di portare tecnologia “perché potrebbe essere utile”. Ogni dispositivo aggiuntivo significa dispositivo, cavo, caricatore, protezione e attenzione. Se una funzione può essere svolta bene dal telefono, voglio evitare di duplicarla inutilmente.

Lo stesso ragionamento vale per mappe e navigazione. Smartphone e strumenti digitali saranno utilissimi, ma non voglio trasformare questa guida in un elenco di applicazioni.

Per parlare di questo argomento ho preparato l’articolo dedicato ad app, mappe e segnaletica del Cammino di Santiago, dove entro nel dettaglio degli strumenti che utilizzerò per seguire il percorso.

Poi ci sono i documenti. Carta d’identità, tessera sanitaria, sistemi di pagamento e credenziale devono avere un posto preciso, facilmente raggiungibile ma sicuro.

Personalmente preferisco anche non dipendere completamente da un unico sistema di pagamento, quindi porterò una piccola quantità di contanti insieme alle carte.

La credenziale avrà ovviamente un ruolo particolare: accompagnerà tutto il percorso e raccoglierà i timbri delle tappe, quindi voglio proteggerla senza renderla difficile da estrarre ogni volta.

Tra i piccoli oggetti entreranno inevitabilmente anche quelli che sulla carta sembrano insignificanti: occhiali, tappi per le orecchie — che in una camerata possono diventare decisamente importanti — una penna, qualche sacchetto, una lampada frontale e tutto quello che deciderò essere realmente utile durante la routine quotidiana.

Il problema è che proprio questa categoria può diventare una specie di buco nero dello zaino. Dieci oggetti da cento grammi fanno già un chilo. Ed è un chilo che dovrò portare fino a Santiago.

Cosa eliminerei prima di partire

Credo che questa sarà la fase più importante della preparazione dello zaino: quando avrò finalmente deciso cosa portare, dovrò ricominciare da capo e chiedermi cosa posso togliere. La prima selezione serve a preparare lo zaino, mentre la seconda serve a renderlo adatto al Cammino.

Voglio quindi stendere tutto quello che ho scelto e dividere mentalmente gli oggetti in tre categorie: indispensabile, realmente utile, “potrebbe servire”. È soprattutto sulla terza che voglio essere spietato.

Se un oggetto serve per una situazione molto improbabile e posso eventualmente acquistarlo lungo il percorso, non vedo perché dovrei trasportarlo per 800 chilometri.

Se due oggetti svolgono praticamente la stessa funzione, probabilmente uno dei due deve rimanere a casa, e se un capo pesa molto e asciuga lentamente, voglio capire se esiste un’alternativa tecnica più adatta.

Farò poi la prova più semplice: pesare tutto. Non voglio affidarmi alle sensazioni, perché in mano quasi nulla sembra pesante. La bilancia invece non si lascia convincere dal fatto che “questo lo porto perché è piccolo”.

Naturalmente la leggerezza non deve diventare un’ossessione. Non sto cercando di costruire lo zaino più leggero del Cammino né di rinunciare a qualcosa che considero importante soltanto per risparmiare 80 grammi. Voglio semplicemente evitare di portare peso che non produce alcun vantaggio reale.

Ed è anche per questo che, pur sapendo già che supererò gli 8 kg, non considero quel numero un fallimento.

Se dopo avere eliminato tutto il superfluo il peso rimane leggermente superiore al 10% del mio peso corporeo, preferisco partire con qualche centinaio di grammi in più ma con quello che ritengo davvero necessario, soprattutto affrontando il Cammino tra ottobre e novembre.

Allo stesso tempo, non voglio nemmeno utilizzare tutti i 40 litri disponibili. Un po’ di spazio libero mi servirà durante il viaggio per una mela, del pane, qualcosa comprato al supermercato, la giacca tolta durante la giornata o qualsiasi altra cosa che non avevo nello zaino quando sono partito la mattina.

Uno zaino perfettamente ordinato e completamente pieno già a Saint-Jean, per me, sarebbe probabilmente troppo pieno.

C’è poi un aspetto organizzativo che secondo me può aiutare anche a viaggiare più leggeri: sapere che prima e dopo il Cammino avrò già una sistemazione definita.

Non ho bisogno di infilare nello zaino soluzioni per ogni possibile eventualità fin dal primo giorno. Per la notte precedente alla partenza e per quella dell’arrivo preferisco avere meno incognite.

Una volta arrivato a Santiago, poi, vorrei finalmente togliere lo zaino dalle spalle e dedicare un po’ di tempo alla città.

Dopo più di un mese di cammino non mi piace l’idea di raggiungere Plaza del Obradoiro, guardare la Cattedrale e cominciare immediatamente a pensare al viaggio di ritorno.

La parte più interessante di questo articolo, però, arriverà dopo. Quando avrò concluso il Francese riprenderò uno per uno gli oggetti con cui sono partito e annoterò cosa ho utilizzato spesso, cosa soltanto occasionalmente, cosa non è mai uscito dallo zaino e cosa, invece, mi è mancato davvero.

E farò la stessa verifica sullo zaino: 40 litri saranno stati giusti? Avrò apprezzato davvero lo scomparto separato? Gli oltre 8 kg con cui partirò saranno risultati sostenibili per 33 tappe oppure dopo una settimana avrò cominciato a spedire cose a casa?

Perché una lista preparata prima di partire può essere ragionata quanto vuoi, ma rimane comunque una previsione.

Dopo 33 tappe e circa 800 chilometri, invece, non sarà più una lista teorica. Sarà lo zaino che avrà realmente percorso con me tutto il Cammino.

Ultimo aggiornamento articolo: 10/09/2026

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