Più si avvicina la partenza, più mi accorgo che prepararsi al Cammino di Santiago significa molto più che allenarsi a camminare.
Prima di iniziare a organizzare il mio Cammino Francese, pensavo soprattutto ai chilometri, al dislivello e alla capacità di affrontare tappe lunghe.
Poi, studiando davvero il percorso e iniziando la preparazione, ho capito che la vera difficoltà non sarà quasi mai una singola giornata, ma la necessità di ripartire ogni mattina e farlo per settimane.
Non mi interessa soltanto sapere se riesco a percorrere 25 o 30 chilometri: voglio capire come reagiscono gambe, piedi e articolazioni quando devo camminare anche il giorno successivo.
Ma anche come mi trovo con lo zaino dopo diverse ore e se le scarpe che ho scelto continuano a essere comode quando i chilometri cominciano ad accumularsi.
Nel mio caso sto preparando il Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago, che inizierò il 4 ottobre 2026.
Se tutto procederà secondo il programma, camminerò per 33 tappe fino a Santiago de Compostela: circa 800 chilometri e più di un mese di viaggio.
Sto quindi cercando di arrivare alla partenza non semplicemente “in forma”, ma avendo già provato in anticipo il maggior numero possibile delle situazioni che incontrerò.
Se anche tu stai pensando di partire, in questa guida voglio raccontarti come sto organizzando la preparazione e soprattutto quali prove considero realmente utili prima di affrontare un Cammino lungo.
Non troverai qui un programma dettagliato di allenamento, una lista completa di cosa mettere nello zaino o una guida tecnica alle scarpe: ciascuno di questi argomenti è affrontato in uno spazio specifico.
In questo articolo voglio invece mettere insieme tutti i pezzi e capire cosa conviene avere già verificato prima del primo passo.
Cosa troverai in questo articolo su come prepararsi al Cammino di Santiago:
Cosa significa davvero prepararsi per più giorni consecutivi
La prima cosa che ho dovuto cambiare è stata proprio l’idea di allenamento. Sono abituato a fare trekking ed escursioni anche abbastanza impegnative in montagna, quindi il problema non era capire se riuscivo a percorrere una lunga distanza in una giornata.
La domanda vera è diventata un’altra: come reagirò quando dovrò farlo per il quinto, decimo o ventesimo giorno consecutivo?
È questa la grande differenza tra un’escursione e un Cammino. Dopo un trekking impegnativo normalmente torni a casa, dormi nel tuo letto e magari ti concedi uno o due giorni di recupero.
Sul Camino de Santiago, invece, la mattina successiva rimetti nello zaino le tue cose, infili nuovamente le scarpe e riparti. Potresti avere dormito poco in un albergue, sentire ancora le gambe pesanti o accorgerti di un piccolo fastidio a un piede che il giorno precedente sembrava insignificante.
Per questo la preparazione deve riguardare soprattutto la capacità di recuperare tra una giornata e la successiva. Avere una buona resistenza è importante, ma altrettanto importante è capire come reagisce il corpo alla ripetizione dello sforzo.
Sto quindi cercando di evitare il classico errore di concentrare tutto su poche uscite molto lunghe: preferisco aumentare progressivamente la frequenza e inserire uscite in giornate consecutive.
Sto anche imparando a dare meno importanza alla velocità. Sul Cammino non mi interessa arrivare prima degli altri né trasformare ogni tappa in una prestazione sportiva.
Devo trovare un’andatura che possa sostenere per molte ore senza consumare inutilmente energie e che mi permetta di arrivare a fine giornata nelle condizioni migliori possibili per recuperare.
Questo cambia anche il modo in cui guardo alle distanze. Un itinerario sulla carta può sembrare perfettamente gestibile, ma quello che conta davvero è capire come quelle distanze si inseriscono una dopo l’altra per settimane.
La preparazione, quindi, non è secondo me un test da superare una volta, ma un processo attraverso il quale imparare a conoscere il proprio ritmo.
Preparazione fisica: camminare prima di tutto
Per prepararmi ho scelto una regola molto semplice: se quello che dovrò fare per più di un mese è camminare, la parte principale dell’allenamento deve essere camminare.
Posso integrare altre attività sportive, ma nessuna sostituisce completamente il gesto che ripeterò ogni giorno lungo il percorso.
Ho quindi aumentato progressivamente sia la distanza sia la frequenza delle uscite. Non considero fondamentale cercare subito una giornata da 30 chilometri, perché mi sembra molto più utile abituare il corpo a camminare regolarmente, aumentando il carico in modo graduale e osservando come reagiscono gambe, schiena, ginocchia e piedi.
Cerco anche di non allenarmi sempre sullo stesso tipo di terreno. Il Cammino Francese non è una strada uniforme: incontrerò asfalto, sterrato, sentieri, salite, discese e, partendo a ottobre, probabilmente anche fango e terreno bagnato.
Per questo sto utilizzando percorsi differenti e inserendo dislivello e fondo irregolare invece di limitarmi a lunghe camminate pianeggianti.
Tra gli elementi che considero più importanti ci sono proprio le discese. Durante una salita ti accorgi immediatamente dello sforzo, mentre scendere sembra spesso la parte facile della giornata.
In realtà, dopo diverse ore e con lo zaino sulle spalle, le discese possono mettere sotto pressione le ginocchia, i muscoli e i piedi. Preferisco quindi arrivare alla partenza avendole già affrontate più volte piuttosto che scoprirne gli effetti durante le prime tappe.
La stessa gradualità vale per le giornate consecutive. Non penso sia necessario simulare una settimana intera di Cammino, ma voglio arrivare ad avere già sperimentato la sensazione di ripartire il giorno dopo con un po’ di fatica nelle gambe.
Nell’approfondimento sull’allenamento per il Cammino di Santiago trovi nel dettaglio come sto organizzando le distanze progressive, la scelta dei dislivelli, la frequenza delle uscite e le giornate consecutive prima della partenza.
Provare zaino e calzature in condizioni reali
Allenarsi senza quello che porterai realmente sulle spalle durante il Cammino di Santiago serve solo fino a un certo punto. Lo zaino modifica sia la postura che l’equilibrio e, dopo diverse ore, può far emergere fastidi che durante un’uscita leggera non avresti mai notato.
Per questo sto utilizzando nelle camminate un carico progressivamente più vicino a quello con cui partirò. Non significa riempire subito lo zaino fino al peso definitivo, ma avvicinarsi poco alla volta alla situazione reale e verificare cosa succede dopo quattro, cinque o sei ore.
Voglio capire se gli spallacci sono regolati correttamente, se la cintura scarica bene il peso sui fianchi e se quello che sembra comodo durante i primi chilometri continua a esserlo a fine giornata.
Sto facendo lo stesso ragionamento sugli oggetti da portare. Preparare lo zaino davanti all’armadio è pericolosamente facile, perché quasi tutto sembra utile e ogni singolo oggetto pesa poco.
Il problema nasce quando ripeti venti volte la frase “tanto pesa pochissimo” e poi devi trasportare il risultato per circa 800 chilometri.
Per questo sto cercando di eliminare tutto ciò che non risponde a una necessità concreta. Mi interessa soprattutto verificare durante le prove quali oggetti utilizzo realmente e quali rimangono sempre nello zaino, perché è proprio questa esperienza che può aiutare a distinguere l’indispensabile dal superfluo.
Nella guida a come preparare lo zaino per il Cammino di Santiago trovi quello che porterò con me, come sto ragionando sul peso e quali elementi sto cercando di eliminare prima della partenza.
Le scarpe richiedono ancora più attenzione. Non partirei per un viaggio di questo tipo con una calzatura nuova utilizzata soltanto in negozio o durante due passeggiate.
Voglio conoscere bene il modello con cui camminerò per moltissimi chilometri: come reagisce dopo diverse ore, quanto spazio lascia alle dita in discesa, se crea punti di pressione e come si comporta quando il terreno diventa bagnato o irregolare.
Anche le calze fanno parte dello stesso sistema. Provare una scarpa con calze diverse da quelle che userai realmente può cambiare parecchio le sensazioni, quindi nelle uscite più lunghe sto cercando di utilizzare la combinazione che penso di portare anche sul Cammino.
Nell’articolo dedicato alle scarpe per il Cammino di Santiago entro nello specifico dei criteri che sto utilizzando per scegliere e testare la calzatura prima degli 800 chilometri.
Zaino e scarpe, inoltre, non andrebbero provati separatamente. La verifica più utile è utilizzarli insieme, perché è proprio con l’attrezzatura completa e dopo diverse ore di cammino che puoi capire se il sistema funziona davvero.
Preparare piedi, recupero e routine quotidiana
Prima di iniziare la preparazione mi concentravo soprattutto sulle ore di cammino. Ora sto dando sempre più importanza a quello che succede quando la tappa finisce, perché il modo in cui recupererò la sera avrà un effetto diretto sulla giornata successiva.
Sul Francese non basterà arrivare all’albergue. Dovrò togliere le scarpe, controllare i piedi, lavarmi, gestire gli indumenti, eventualmente fare il bucato, mangiare, bere abbastanza, organizzare lo zaino per il mattino successivo e cercare di dormire.
Sono azioni ovviamente semplici e banali, ma ripetute quotidianamente diventeranno parte integrante della mia vita durante il Cammino.
I piedi sono probabilmente l’elemento che sto osservando con maggiore attenzione. Una piccola zona arrossata o uno sfregamento che durante un trekking di un giorno puoi permetterti di ignorare sul Cammino Francese può trasformarsi rapidamente in una vescica capace di condizionare più tappe.
Sto quindi cercando di capire come reagisce la pelle, dove tendo ad avere maggiore attrito e quali accorgimenti funzionano meglio su di me.
La cosa importante, secondo me, è imparare a intervenire presto. Se senti un punto che comincia a sfregare, continuare semplicemente a camminare sperando che sparisca non mi sembra una strategia particolarmente intelligente quando hai ancora centinaia di chilometri davanti.
Nell’approfondimento su vesciche e piedi sul Cammino di Santiago trovi proprio la parte specifica dedicata alla prevenzione, ai segnali da riconoscere e alla gestione dei problemi più comuni.
Lo stesso vale per il recupero generale. Idratazione, alimentazione e sonno saranno importanti quanto l’allenamento fatto prima di partire.
Non potrò sempre controllare tutto, soprattutto dormendo negli albergues de peregrinos, ma posso imparare già adesso quali abitudini mi permettono di recuperare meglio dopo diverse ore di movimento.
Anche l’organizzazione delle prime e delle ultime notti secondo me può togliere un pò di stress inutile. Io preferisco sapere già dove dormirò prima di iniziare la prima tappa e dopo essere arrivato a Santiago, lasciando invece maggiore libertà alle giornate centrali del Cammino.
Se vuoi fare lo stesso, puoi confrontare su Booking.com le strutture disponibili a Saint-Jean-Pied-de-Port e Santiago de Compostela nelle date del tuo viaggio, verificando posizione, servizi, condizioni di cancellazione e prezzo.
Testare una tappa lunga e due giorni consecutivi
Se dovessi scegliere una sola prova da fare prima della partenza, probabilmente sceglierei questa: simulare il più possibile una giornata reale del Cammino e poi ripartire il mattino successivo.
Una camminata lunga è certamente utile, ma presa da sola non racconta tutta la storia. Il vero test arriva quando la sera torni stanco, recuperi e il mattino dopo devi infilare nuovamente le stesse scarpe e rimettere lo zaino sulle spalle.
È proprio in quel momento che possono emergere problemi che durante una singola uscita rimangono nascosti.
La prova dovrebbe essere abbastanza realistica: zaino con un peso vicino a quello definitivo, scarpe e calze che utilizzerai realmente, bastoncini se hai intenzione di portarli e un percorso che comprenda possibilmente salite, discese e terreno misto.
Non serve scegliere condizioni estreme, perché l’obiettivo non è dimostrare quanto riesci a sopportare, ma verificare se l’insieme funziona.
Io voglio utilizzare queste giornate anche per capire meglio il mio ritmo. Se parto troppo velocemente e dopo quattro ore sono già stanco, è un’informazione utile.
Allo stesso modo, se dopo 20 chilometri compare un punto di pressione sul piede o mi accorgo che una regolazione dello zaino non funziona, preferisco scoprirlo a casa piuttosto che sui Pirenei.
Il secondo giorno mi interessa ancora di più. È lì che posso osservare come reagisce il corpo alla fatica residua e se la distanza che considero normale sulla carta rimane sostenibile anche senza essere completamente riposato.
Non pretendo naturalmente di simulare trenta giorni di Cammino in un weekend, ma due giornate consecutive possono dirmi molto più di un’unica uscita lunghissima.
Questa prova generale mi sembra anche il momento migliore per verificare se la pianificazione delle distanze è coerente con il tuo ritmo personale.
Nella guida alle 33 tappe del Cammino Francese trovi come ho suddiviso il percorso da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago e puoi utilizzare quelle giornate come riferimento per costruire un test realistico prima della partenza.
Checklist finale prima della partenza
Negli ultimi giorni prima di partire non credo abbia senso cercare di recuperare in fretta gli allenamenti non fatti. A quel punto preferisco arrivare riposato, con l’attrezzatura già testata e senza introdurre modifiche dell’ultimo momento che potrebbero creare nuovi problemi.
La mia checklist finale non sarà quindi soltanto una lista di oggetti. Voglio verificare di avere già camminato abbastanza con le scarpe definitive, di avere provato lo zaino con il peso reale e di sapere come reagiscono i miei piedi dopo una giornata lunga.
Voglio anche essere sicuro di avere sperimentato almeno due giornate consecutive e di conoscere la sensazione di ripartire con un po’ di stanchezza nelle gambe.
Controllerò poi che tutto quello che porto abbia realmente una funzione. Se un oggetto non è mai servito durante le prove e non risponde a una necessità concreta, dovrò chiedermi seriamente perché dovrebbe attraversare con me 800 chilometri di Spagna.
Tra le cose che voglio avere già organizzate c’è anche un kit di primo soccorso per il Cammino di Santiago essenziale: pochi elementi realmente utili per gestire i piccoli imprevisti, senza trasformare lo zaino in una farmacia.
Allo stesso modo voglio arrivare alla partenza sapendo già come organizzare una normale giornata: cosa tenere facilmente accessibile nello zaino, quando bere, come gestire le pause, cosa controllare sui piedi quando arrivo e come preparare rapidamente tutto per il mattino successivo.
Sono dettagli apparentemente piccoli e quasi banali, ma proprio perché verranno ripetuti per settimane possono fare una grande differenza.
Negli ultimi giorni voglio occuparmi anche delle poche cose che preferisco organizzare prima di partire, lasciando invece il resto del viaggio il più possibile aperto.
Tra queste ci sono la sistemazione a Saint-Jean-Pied-de-Port, la prima tappa, i documenti, l’attrezzatura definitiva e almeno un’idea di quello che vorrò fare una volta arrivato a Santiago.
Dopo più di un mese di cammino credo infatti che sarebbe un peccato arrivare davanti alla Cattedrale e ripartire immediatamente senza dedicare almeno un po’ di tempo alla città.
Se anche tu vuoi organizzare in anticipo una visita guidata o qualche esperienza dopo l’arrivo, puoi vedere su Civitatis le attività disponibili a Santiago de Compostela e scegliere quelle più interessanti in base al tempo che avrai a disposizione.
La preparazione al Cammino Francese non servirà comunque a eliminare ogni imprevisto. So già che qualcosa sarà diverso da come l’ho immaginato e probabilmente alcune delle convinzioni che ho oggi cambieranno dopo le prime tappe.
È proprio per questo che, durante il percorso, tornerò su questa guida e confronterò quello che avevo preparato con ciò che si sarà rivelato davvero utile.
Alla fine credo che l’obiettivo non sia arrivare a Saint-Jean-Pied-de-Port sentendosi invulnerabili, ma arrivarci avendo già fatto tutto quello che era possibile provare prima, lasciando al Cammino soltanto le incognite che non potevano essere eliminate.
Perché 800 chilometri rimangono 800 chilometri, ma affrontarli con scarpe già testate, uno zaino che conosci, piedi preparati e un corpo abituato a ripartire il giorno successivo è molto diverso dal cominciare a scoprire tutto il primo giorno.
Ultimo aggiornamento articolo: 09/09/2026