scarpe per cammino di santiago

Scarpe per il Cammino di Santiago: criteri di scelta e prova reale

Scegliere le scarpe per il Cammino di Santiago è probabilmente una delle decisioni sulle quali ho ragionato di più durante la preparazione.

Lo zaino può essere alleggerito strada facendo, un capo dimenticato può quasi sempre essere comprato lungo il percorso e molti piccoli errori di organizzazione si possono correggere.

Con le scarpe è diverso: saranno tra te e il terreno per circa 800 chilometri e, se la scelta è sbagliata, potresti accorgertene quando ormai avrai già cominciato a camminare.

Il problema è che non esiste una “scarpa perfetta per Santiago”. Ad esempio, il Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago attraversa terreni troppo diversi per permettere una risposta così semplice.

Ci sono asfalto, strade bianche, sterrati, sentieri, discese sassose, tratti fangosi e giornate nelle quali la difficoltà non sarà il terreno, ma semplicemente continuare a camminare dopo venti o trenta chilometri.

Per questo non sto cercando la scarpa più tecnica, quella con la suola più aggressiva o quella che pesa meno. Sto cercando soprattutto quella che riesca a comportarsi bene in situazioni molto diverse e che continui a essere comoda dopo cinque, sei o sette ore di cammino.

Partirò il 4 ottobre e arriverò a Santiago nei primi giorni di novembre, quindi devo considerare anche pioggia, temperature fresche e condizioni molto diverse rispetto a chi percorre il Francese in piena estate.

La scelta delle scarpe fa parte naturalmente di un lavoro più ampio che racconto nell’articolo su come prepararsi al Cammino di Santiago.

Qui, però, voglio concentrarmi esclusivamente sui piedi e sui criteri che sto utilizzando per scegliere ciò che porterò per 33 tappe consecutive.

E questa sarà un’altra guida che tornerò ad aggiornare dopo il viaggio. Prima della partenza posso valutare caratteristiche, calzata e sensazioni durante gli allenamenti, mentre dopo circa 800 chilometri potrò invece raccontarti cosa sarà successo davvero alla scarpa e, soprattutto, ai miei piedi.

Che terreno trovi sul Cammino Francese

Uno degli errori che farei nella scelta delle scarpe sarebbe pensare al Cammino Francese come a un lungo trekking di montagna. Ma non lo è.

La prima tappa attraverso i Pirenei può dare questa impressione, così come alcune sezioni successive più accidentate, ma durante più di un mese incontrerò una quantità enorme di strade bianche, sterrati compatti, sentieri facili e tratti asfaltati.

E proprio l’asfalto, secondo me, merita più attenzione di quanto gli venga normalmente riservato quando si parla di scarpe per Santiago.

Una suola estremamente rigida e aggressiva può essere fantastica su un sentiero tecnico, ma dopo chilometri di strada dura potrebbe risultare molto meno piacevole.

Al contrario, una scarpa pensata esclusivamente per camminare sull’asfalto potrebbe diventare poco sicura quando incontro terreno bagnato, pietre o fango. È questo il compromesso che sto cercando.

Non ho bisogno della scarpa migliore sul terreno più difficile del percorso, ma di calzature che funzionino bene sulla maggior parte dei terreni che incontrerò. Ci saranno naturalmente momenti nei quali servirà maggiore attenzione.

La discesa verso Zubiri, alcuni tratti nella zona di León e del Bierzo, la salita verso O Cebreiro e diverse sezioni galiziane possono richiedere una presa migliore rispetto a una normale strada bianca.

In ottobre e novembre, inoltre, anche un sentiero facile può cambiare completamente quando piove. Ma per gran parte del Francese il terreno rimane relativamente semplice.

Per questo considero molto interessanti quelle scarpe che oggi vengono spesso definite road-to-trail: abbastanza ammortizzate e scorrevoli per affrontare anche asfalto e sterrati compatti, ma dotate di una suola con sufficiente presa quando il fondo diventa più irregolare.

È probabilmente la categoria che meglio corrisponde all’idea che mi sono fatto del terreno che dovrò affrontare lungo il Cammino.

Scarpe basse, trail o scarponcini: pro e contro

Quando ho cominciato a valutare le scarpe per arrivare a Santiago, una delle prime domande è stata: scarponcino da trekking oppure scarpa bassa?

Personalmente sono sempre meno convinto che uno scarponcino sia automaticamente la scelta migliore soltanto perché devo camminare per molti chilometri.

Un buon scarponcino offre maggiore protezione, una struttura generalmente più rigida e può essere molto interessante se hai bisogno di sostenere maggiormente il piede o se affronti terreni difficili con uno zaino pesante.

Il Cammino Francese, però, non presenta per la maggior parte del percorso queste condizioni. Nel mio caso camminerò con uno zaino per il Cammino di Santiago intorno agli 8 kg di peso, o poco più. Non avrò una tenda, materiale da bivacco o carichi da spedizione.

Per questo motivo sto privilegiando decisamente la scelta di una scarpa bassa.

Perché mi attirano le scarpe da trail

Le scarpe da trail hanno alcune caratteristiche che sul Francese mi sembrano particolarmente interessanti.

Sono generalmente più leggere di uno scarponcino, permettono al piede di muoversi in maniera abbastanza naturale, hanno una buona presa sullo sterrato e, soprattutto nei modelli più ammortizzati, possono essere molto confortevoli sulle lunghe distanze. Non sceglierei però una scarpa da gara.

Un modello progettato principalmente per correre velocemente in montagna può avere una calzata molto precisa, una suola aggressiva e una struttura pensata per dare controllo sui terreni difficili.

Tutte caratteristiche eccellenti in quel contesto, ma non necessariamente quelle che voglio dopo trenta chilometri di strada bianca.

Per Santiago preferisco una trail orientata alla lunga distanza, con buona ammortizzazione e abbastanza spazio per lasciare respirare il piede.

Le scarpe da trekking basse rimangono un’ottima alternativa

Una buona hiking bassa può essere altrettanto sensata. Generalmente offre un po’ più di struttura e protezione rispetto a molte scarpe da trail, mantenendo però peso e libertà di movimento decisamente migliori rispetto a uno scarponcino.

La sceglierei soprattutto se mi sentissi più sicuro con una scarpa stabile e meno morbida. Come sempre, però, contano la forma e le caratteristiche del piede.

Se cammini da anni con una determinata tipologia di calzatura e ti trovi bene, non utilizzerei il Cammino di Santiago come occasione per rivoluzionare completamente il tuo modo di camminare.

Ammortizzazione, grip, spazio per le dita e vestibilità

Se dovessi scegliere le scarpe per Santiago sulla base di una sola caratteristica, non sarebbe probabilmente né il peso né la suola, ma la calzata.

Una scarpa tecnicamente perfetta che stringe il piede nel punto sbagliato rimane comunque una scarpa sbagliata.

E il problema è che la calzata che sembra perfetta dopo cinque minuti in negozio potrebbe non esserlo più dopo venticinque chilometri.

Voglio spazio davanti alle dita

Durante molte ore di cammino il piede tende a cambiare volume. A questo aspetto devi aggiungere il caldo, l’eventuale gonfiore e soprattutto le lunghe discese, durante le quali il piede viene continuamente spinto verso la parte anteriore della scarpa.

Per questo voglio assolutamente evitare che le dita tocchino la punta. Preferisco avere un po’ di spazio davanti e una parte anteriore abbastanza ampia da permettere alle dita di muoversi senza essere compresse lateralmente.

È uno dei motivi per cui mi interessano particolarmente le Topo Athletic: la loro forma lascia molto spazio alle dita mantenendo invece più fermo il tallone e la parte centrale del piede.

La Ultraventure 5 mantiene proprio questa impostazione, insieme a 35 mm di altezza al tallone e 5 mm di differenza tra tallone e avampiede.

Non significa naturalmente che una pianta larga sia automaticamente migliore per tutti. Se hai un piede stretto, troppo spazio può rendere la scarpa instabile.

Il punto è un altro: dopo ore di cammino le dita devono continuare ad avere uno spazio sufficiente per garantire una progressione sempre comoda.

Il tallone, invece, deve rimanere fermo

Davanti voglio libertà, dietro no. Se il tallone continua a sollevarsi a ogni passo, aumentano sfregamenti e possibilità di irritazioni. Anche pochi millimetri, ripetuti migliaia di volte durante una giornata, possono diventare fastidiosi.

Per questo proverei sempre le scarpe con le stesse calze che utilizzerò durante il Cammino. E proverei anche diversi modi di allacciarle.

A volte un problema che sembra dipendere dalla misura può essere risolto regolando diversamente i lacci; altre volte, invece, è semplicemente la forma della scarpa che non corrisponde al piede.

Quanta ammortizzazione serve?

Qui non cercherei né il massimo né il minimo. Dopo molti chilometri apprezzo sicuramente una scarpa capace di assorbire bene l’impatto, soprattutto sull’asfalto e sugli sterrati molto duri. Non voglio però sentirmi completamente scollegato dal terreno.

Una piattaforma molto alta e morbida può essere comodissima sui fondi semplici, ma sui tratti irregolari può richiedere maggiore attenzione.

Per me il compromesso ideale è una scarpa sufficientemente ammortizzata per un’intera giornata di cammino, ma ancora abbastanza stabile quando il fondo cambia.

Grip sì, ma non mi servono tasselli da fango estremo

Anche la suola deve riflettere il percorso reale. Non sceglierei per il Francese una scarpa con tasselli enormi progettati soprattutto per fango profondo e terreni estremamente tecnici.

Su strada e sterrati duri possono diventare inutilmente rigidi e consumarsi più velocemente. Ecco perché preferisco una tassellatura intermedia, capace di dare presa su terra, pietre e fondo bagnato senza rendere scomodi i molti chilometri più facili.

È uno dei motivi per cui trovo interessante la Vibram XS Trek EVO utilizzata sulla Topo Ultraventure 5: Topo la indica proprio per terreni da lievi a moderati e per il passaggio tra strada e trail.

E il drop?

Il drop è semplicemente la differenza di altezza tra il tallone e la parte anteriore della scarpa. Non penso esista un numero perfetto per Santiago. Credo invece che sia importante non cambiare radicalmente da un giorno all’altro.

Se sei abituato da anni a scarpe con una certa geometria, passare improvvisamente a zero drop pochi giorni prima della partenza significa chiedere a polpacci, tendini e piede di lavorare in un modo diverso proprio quando stai per cominciare un viaggio di centinaia di chilometri.

Io quindi mi permetto di suggerirti di guardare meno alla teoria e molto di più a ciò a cui il tuo corpo è già abituato.

Ed è un ragionamento che vale anche per la prevenzione di vesciche e piedi sul Cammino di Santiago: quasi sempre è l’insieme di scarpa, calza, pelle, umidità e chilometri a determinare il problema, non un singolo elemento isolato.

Impermeabili o traspiranti: cosa cambia con caldo e pioggia

Questa è probabilmente la scelta sulla quale ho più dubbi. Se facessi il Cammino Francese in luglio, personalmente avrei poche esitazioni: preferirei una scarpa molto traspirante.

Io però partirò il 4 ottobre e arriverò in Galizia a novembre. In autunno la possibilità di incontrare pioggia, erba bagnata, fango e temperature relativamente basse è quindi molto concreta.

Una scarpa con membrana impermeabile può avere un vantaggio evidente nelle giornate fredde e bagnate: ritarda l’ingresso dell’acqua e mantiene il piede più protetto quando il terreno è umido. Ma impermeabile non significa necessariamente “migliore”.

Il problema è quando l’acqua entra comunque

Una scarpa bassa rimane aperta nella parte superiore. Se cammino per ore sotto una pioggia intensa, l’acqua può entrare dalla caviglia, scendere lungo la gamba oppure penetrare quando attraverso pozzanghere profonde.

A quel punto una membrana che impediva all’acqua di entrare può anche rallentare la sua uscita. Una scarpa in mesh molto traspirante si bagna più rapidamente, ma in condizioni favorevoli può asciugarsi altrettanto rapidamente.

Quindi non ragionerei in termini di “Gore-Tex sì o no” in assoluto.

Per ottobre e novembre la membrana ha comunque più senso

Nel mio caso sto valutando l’acquisto di scarpe con membrana molto più seriamente di quanto farei in estate. Il punto non è soltanto la pioggia, ma anche le temperature.

Camminare con una scarpa completamente bagnata a luglio può essere fastidioso, mentre farlo con dieci gradi o meno può dare una sensazione decisamente peggiore.

D’altra parte, per molte ore di cammino il piede produce calore e umidità anche dall’interno. Se la scarpa respira poco, posso ritrovarmi con le calze umide anche senza aver incontrato una goccia d’acqua.

Per questo continuerei a privilegiare la traspirazione e valuterei la membrana soprattutto in funzione della stagione, della mia sensibilità al freddo e delle previsioni più vicine alla partenza.

La soluzione perfetta non esiste, ma soltanto il compromesso che considero più sensato per il periodo nel quale partirò.

Come rodarle prima di partire

Una delle cose che non farei mai è comprare le scarpe per Santiago una settimana prima della partenza e pensare che basti indossarle per andare al supermercato.

Una calzatura destinata a percorrere 800 chilometri deve essere provata in condizioni almeno vagamente simili a quelle nelle quali verrà utilizzata.

Io voglio arrivare a Saint-Jean sapendo già cosa succede ai miei piedi dopo molte ore con quelle scarpe.

Comincerei con uscite normali

All’inizio farei semplicemente qualche trekking o camminata di media lunghezza.

Mi interessa capire se compaiono punti di pressione, se il tallone rimane fermo, se le dita hanno spazio e se l’ammortizzazione continua a piacermi dopo diverse ore.

Se già durante queste uscite qualcosa non funziona, non aspetterei che “la scarpa si faccia”.

Alcuni materiali cedono leggermente, ma una forma incompatibile con il piede difficilmente diventa perfetta per magia.

Poi farei almeno una vera tappa da Cammino

Prima di partire voglio percorrere almeno una giornata con una distanza paragonabile a quella che affronterò sul Francese.

Quindi non 8 chilometri, ma 20, 25 o più chilometri, possibilmente alternando asfalto, sterrato, salita e discesa.

E voglio farlo con lo stesso zaino e con un peso molto vicino a quello reale, perché in questo modo entrano in gioco due cose contemporaneamente: le scarpe e gli oltre 8 kg che porterò sulle spalle.

Proverei anche due giorni consecutivi

Questo test, secondo me, vale ancora di più. Durante il Cammino non avrò una settimana di riposo tra una tappa e la successiva. La mattina dopo dovrò rimettere le stesse scarpe.

Per questo un fine settimana con due camminate lunghe consecutive può raccontare molto di più rispetto a una sola uscita particolarmente impegnativa.

Voglio capire come stanno i piedi la seconda mattina. Se ho irritazioni, dita dolenti o un punto che comincia a dare fastidio, preferisco scoprirlo a casa.

Le scarpe che ho scelto e come si sono comportate

Questa è la parte dell’articolo che avrà due momenti molto diversi. Prima della partenza posso raccontarti quali modelli sto valutando, quali ho provato e perché alcuni mi sembrano più adatti di altri al Cammino Francese.

Dopo Santiago tornerò invece qui e aggiungerò la parte realmente interessante: come si saranno comportate le scarpe dopo circa 800 chilometri.

Non mi limiterò a scrivere se mi sono piaciute, ma ti parlerò dell’usura della suola, dell’ammortizzazione rimasta, di eventuali danni alla tomaia, del comportamento sull’asfalto, sulla Meseta, nelle discese, con il fango e sotto la pioggia.

E soprattutto confronterò tutto questo con quello che sarà successo ai miei piedi.

Topo Athletic Ultraventure 5

È probabilmente il modello che, almeno sulla carta, trovo più centrato sul tipo di Cammino che devo affrontare.

Non nasce per i sentieri più tecnici della montagna, ed è proprio questo uno dei motivi per cui mi interessa.

Topo la propone per trail running e utilizzo su terreni da lievi a moderati, mantenendo una suola Vibram XS Trek EVO pensata anche per passare con facilità da sterrato a strada.

Ha 35 mm al tallone, 5 mm di drop, pesa circa 304 grammi nella versione uomo e conserva la caratteristica zona anteriore ampia del marchio.

Per Santiago vedo diversi vantaggi: molta ammortizzazione per i chilometri, spazio per le dita quando il piede si gonfia e una suola non eccessivamente aggressiva sui tratti asfaltati. E questo è esattamente il tipo di equilibrio che sto cercando.

Topo Athletic Ultraventure 4

La versione precedente rimane molto interessante e, se la trovassi a un buon prezzo o la possedessi già, non sentirei automaticamente il bisogno di passare alla 5.

Conserva la stessa impostazione generale: 35 mm al tallone, 30 all’avampiede, 5 mm di drop, ampia zona per le dita e suola Vibram XS Trek EVO dedicata proprio a trail facili e medi e ai passaggi strada-sentiero.

La Ultraventure 5 modifica soprattutto tomaia e struttura superiore, mantenendo sostanzialmente la filosofia della 4.

Tra le due, quindi, non sceglierei soltanto sulla base del numero più recente stampato sulla scatola: proverei entrambe e terrei quella che si adatta meglio al piede.

NNormal Tomir 2.0

La Tomir 2.0 mi interessa per un motivo diverso: è probabilmente più versatile quando il terreno diventa realmente da trail.

NNormal la presenta come uno dei suoi modelli più comodi e polivalenti per trail running e attività outdoor.

Ha 6 mm di drop, 33 mm al tallone, tasselli da 3,5 mm e un peso dichiarato di 264 grammi nella taglia UK 8. Utilizza inoltre una suola Vibram Megagrip con Litebase e Traction Lug.

Rispetto alla Ultraventure mi dà l’idea di una scarpa più orientata al sentiero vero e proprio e, allo stesso tempo, abbastanza ammortizzata per affrontare distanze lunghe.

La domanda che mi farei per Santiago è soprattutto una: quanto la troverei piacevole nei molti chilometri facili e sull’asfalto?

Questo è proprio il genere di differenza che una scheda tecnica non può risolvere completamente.

Scarpa Ribelle Run 2

La Ribelle Run 2 è forse il modello che permette di capire meglio perché “più tecnica” non significhi automaticamente “più adatta al Cammino”.

È una scarpa che mi piace molto. Scarpa la descrive come precisa, stabile e protettiva, espressamente pensata per terreni sconnessi e rocciosi, skyrunning e trail di corta o media distanza.

Ha 4 mm di drop, pesa circa 325 grammi nella taglia 42 e utilizza tasselli da 6 mm, molto più pronunciati rispetto alle scarpe che considero maggiormente road-to-trail.

Su una ferrata con lungo avvicinamento, un trekking alpino o un sentiero difficile la prenderei molto seriamente in considerazione.

Per 800 chilometri di Francese, invece, mi chiedo se tutta quella precisione, protezione e aggressività della suola mi servano davvero per una percentuale sufficientemente grande del percorso. Questo è esattamente il tipo di domanda che voglio farmi prima di scegliere.

Brooks Cascadia 19

La Cascadia rappresenta un’altra possibilità: una trail più tradizionale, stabile e protettiva.

Brooks la propone anche per escursionismo e terreni variabili. Ha 6 mm di drop, pesa circa 303 grammi e utilizza una struttura pensata per adattarsi a fondi differenti, con una protezione interna sotto il piede e una suola adatta sia all’asciutto sia al bagnato.

La considero interessante se preferisci una sensazione un po’ più strutturata rispetto a una road-to-trail molto morbida.

Per me sarebbe una buona candidata soprattutto se volessi privilegiare stabilità e protezione senza arrivare a uno scarponcino.

Altra Olympus 6

La Olympus 6 rappresenta invece l’altra estremità del ragionamento: grande ammortizzazione, forma anteriore molto spaziosa e piattaforma senza differenza di altezza tra tallone e avampiede.

La considero interessante perché molti camminatori apprezzano moltissimo la libertà lasciata alle dita, soprattutto sulle lunghe distanze. Altra la presenta come la sua trail più ammortizzata e orientata a un utilizzo prolungato.

Ma proprio il drop zero è il motivo per cui non la comprerei oggi e partirei domani. Se sei già abituato a camminare con scarpe di questo tipo può essere un’opzione molto interessante. Se invece vieni da calzature tradizionali, farei un periodo serio di adattamento.

Quale sceglierei oggi

Se dovessi restringere oggi la selezione pensando esclusivamente al mio Cammino Francese, metterei la Topo Athletic Ultraventure 5 e la NNormal Tomir 2.0 tra i riferimenti principali.

La prima mi convince soprattutto per lo spazio nella zona delle dita, ammortizzazione e vocazione strada-sentiero. La seconda per leggerezza, versatilità e maggiore capacità quando il terreno diventa realmente da trail.

La Scarpa Ribelle Run 2 rimane per me una scarpa molto interessante, ma la vedo più coerente con un utilizzo tecnico in montagna che con 33 tappe consecutive sul Francese.

Questo, però, è ancora il giudizio prima della partenza. Quello che mi interessa davvero sarà tornare qui dopo Santiago e scrivere quanto della teoria avrà resistito alla realtà.

Dopo 800 chilometri saprò se lo spazio davanti alle dita era sufficiente, se l’ammortizzazione ha retto, se la suola era adatta alla quantità di asfalto incontrata e se avrei preferito più o meno protezione dalla pioggia.

E soprattutto saprò rispondere alla domanda più semplice di tutte: partirei di nuovo per il Cammino di Santiago con le stesse scarpe?

Per la notte precedente alla prima tappa preferisco comunque arrivare a Saint-Jean con tutto già organizzato e senza dovermi occupare anche dell’alloggio all’ultimo momento.

Ultimo aggiornamento articolo: 11/09/2026

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