La tappa da Belorado a San Juan de Ortega segnerà un cambio netto rispetto alle giornate precedenti. Dopo diversi giorni trascorsi soprattutto tra campagne aperte, vigneti, cereali e piccoli centri distribuiti lungo la N-120, il Cammino tornerà a salire e soprattutto entrerà nei boschi dei Montes de Oca.
Mi aspettano circa 24 chilometri e un dislivello positivo superiore ai 400 metri. Non sono numeri particolarmente elevati, ma la seconda metà della giornata sarà molto diversa dalla prima: dopo Villafranca Montes de Oca inizierà infatti un lungo tratto di circa 12 chilometri senza paesi intermedi e con servizi praticamente assenti.
Il 14 ottobre partirò da Belorado dopo aver completato la tappa da Santo Domingo de la Calzada a Belorado.
Sarà il mio undicesimo giorno consecutivo sul Cammino Francese e, per la prima volta dopo qualche tappa relativamente semplice, tornerò ad affrontare un percorso con una salita più continua, quote superiori ai mille metri e un ambiente decisamente più isolato.
La giornata dovrebbe svilupparsi quasi in due parti. Nella prima attraverserò Tosantos, Villambistia, Espinosa del Camino e Villafranca Montes de Oca, mentre nella seconda entrerò nei Montes de Oca e continuerò quasi sempre nel bosco fino al piccolo complesso monastico di San Juan de Ortega.
È proprio questo contrasto che rende la tappa interessante. Non dovrebbe essere tecnicamente difficile, ma richiederà una gestione diversa di acqua, cibo e condizioni meteorologiche rispetto alle giornate precedenti.
Come per tutte le guide di questa serie, sto scrivendo l’articolo prima di percorrere realmente la tappa. Dopo il 14 ottobre tornerò quindi su questa pagina per aggiungere tempi effettivi, condizioni del terreno, punti di sosta, meteo e impressioni personali.
Se stai organizzando l’intero Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago, trovi questa giornata anche nella mia guida alle 33 tappe del Cammino Francese.
Cosa troverai in questa guida sulla tappa da Belorado a San Juan de Ortega:
- Tappa 11 del Cammino Francese in breve: km, dislivello e difficoltà
- Da Belorado a San Juan de Ortega: come si sviluppa il percorso
- Montes de Oca: la lunga traversata nel bosco
- Cosa vedere tra Belorado e San Juan de Ortega
- Acqua, bar, paesi e servizi lungo la tappa
- Arrivo a San Juan de Ortega: il monastero e il Milagro de la Luz
- Dove dormire a San Juan de Ortega dopo la tappa
- La mia esperienza da Belorado a San Juan de Ortega: cosa aggiungerò dopo la tappa
Tappa 11 del Cammino Francese in breve: km, dislivello e difficoltà
La distanza da Belorado a San Juan de Ortega è di circa 24 chilometri. Le diverse tracce possono produrre piccole variazioni, ma considero realistico utilizzare come riferimento una lunghezza compresa tra circa 23,5 e 24 km.
Il dislivello positivo si aggira intorno ai 430 metri e si concentra soprattutto dopo Villafranca Montes de Oca. Da qui il percorso comincia a guadagnare quota in modo molto più deciso rispetto alla prima metà della giornata.
In sintesi, considero queste le caratteristiche principali dell’undicesima tappa:
- distanza: circa 23,5-24 km
- dislivello positivo: circa 430 m
- dislivello negativo: circa 190-200 m
- tempo indicativo: tra 5 ore e 30 minuti e 6 ore
- difficoltà: media
- terreno: piste agricole, sterrati e lunghi tratti forestali
- punto di partenza: Belorado
- punto di arrivo: San Juan de Ortega
- principali località attraversate: Tosantos, Villambistia, Espinosa del Camino e Villafranca Montes de Oca
- quota massima: circa 1.150-1.160 m
- punto strategico della tappa: Villafranca Montes de Oca
- tratto più impegnativo: salita nei Montes de Oca
- tratto senza paesi: circa 12 km
- difficoltà tecnica: bassa
- elemento paesaggistico dominante: boschi dei Montes de Oca
La classificazione “media” non dipende da passaggi tecnici o pendenze estreme. Il fattore determinante sarà piuttosto la combinazione tra lunghezza, salita e isolamento della seconda metà.
Fino a Villafranca Montes de Oca la giornata dovrebbe essere relativamente semplice e con diversi paesi nei quali fermarsi. Da lì in poi la situazione cambia: entrerò nel bosco e non incontrerò altri centri abitati fino a San Juan de Ortega.
Anche il periodo dell’anno può incidere sulla percezione della tappa. A metà ottobre potrei trovare temperature ideali per camminare, ma anche vento, pioggia, nebbia o freddo più marcato alle quote più elevate.
È quindi una giornata che non mi preoccupa dal punto di vista tecnico, ma che voglio affrontare con un minimo di attenzione in più rispetto alle ultime.
Da Belorado a San Juan de Ortega: come si sviluppa il percorso
Il percorso da Belorado a San Juan de Ortega può essere letto quasi come una tappa divisa in due.
La prima parte attraversa diversi piccoli paesi e rimane ancora all’interno di un territorio agricolo, mentre la seconda comincia a Villafranca Montes de Oca, dove il Cammino entra progressivamente nei boschi e sale verso le quote più elevate della giornata.
Da Belorado a Tosantos
Lasciato il centro di Belorado, il Cammino torna rapidamente nella campagna. I primi chilometri dovrebbero essere semplici e prevalentemente pianeggianti, su piste agricole che continuano verso Tosantos.
Il paese si trova a meno di cinque chilometri dalla partenza e arriverà quindi molto presto nella giornata. Sarà probabilmente troppo vicino per una vera sosta, ma rappresenterà già il primo punto interessante della tappa.
Sopra l’abitato si distingue l’Ermita de Nuestra Señora de la Peña, costruita direttamente contro la parete rocciosa della collina.
È uno di quei luoghi che potrebbero cambiare completamente aspetto in base alla luce e al meteo del mattino.
Da Tosantos a Villafranca Montes de Oca
Dopo Tosantos il Cammino continua verso Villambistia ed Espinosa del Camino. I due paesi sono piccoli e distanti pochi chilometri l’uno dall’altro, quindi la prima metà della giornata non dovrebbe presentare particolari problemi dal punto di vista dei rifornimenti.
Superata Espinosa si incontrano anche i resti dell’antico monastero di San Félix, prima di iniziare il progressivo avvicinamento a Villafranca Montes de Oca. Qui cambierà tutto.
Villafranca arriverà intorno al dodicesimo chilometro e si trova quindi quasi esattamente a metà tappa. Sarà anche l’ultimo paese prima di San Juan de Ortega. Per questo credo che diventerà la sosta più importante della giornata.
Da Villafranca all’Alto de la Pedraja
Uscendo da Villafranca inizierà la parte più impegnativa, perché il percorso entra nei Montes de Oca e comincia subito a salire con maggiore decisione. Nei primi chilometri si guadagnano circa duecento metri di quota e il paesaggio cambia rapidamente.
I campi aperti lasciano spazio al bosco, la strada nazionale scompare progressivamente dalla percezione, e finiscono anche i paesi.
Il Cammino continua lungo piste forestali attraversando un ambiente molto più naturale rispetto alle giornate precedenti.
Durante la salita si incontra la zona della Fuente de Mojapán, prima di continuare verso le parti più alte dei Montes de Oca. Il punto più elevato della giornata si trova nei pressi dell’Alto de la Pedraja, intorno ai 1.150 metri.
Non dovrebbe essere una salita particolarmente dura, ma dopo dieci giornate consecutive e con quasi metà tappa già percorsa sarà interessante capire come reagiranno le gambe.
Dall’Alto de la Pedraja a San Juan de Ortega
Superata la zona più elevata, il Cammino continua nel bosco attraverso lunghi tratti ondulati. Non bisogna immaginare una discesa continua verso San Juan de Ortega, visto che il percorso rimane a quota relativamente elevata e alterna piccoli saliscendi prima di iniziare l’avvicinamento finale.
Dopo Villafranca non ci saranno paesi intermedi. Questo significa che per diverse ore il riferimento sarà soltanto il sentiero.
Credo che questa sia una delle caratteristiche che renderanno la giornata diversa dalle precedenti: nelle ultime tappe ogni pochi chilometri compariva un paese, una strada o un bar. Qui, per un tratto molto più lungo, potrebbe esserci soltanto il bosco.
Alla fine comparirà San Juan de Ortega, un nucleo minuscolo cresciuto intorno al monastero. Dopo circa 24 chilometri, promette quindi di essere un arrivo completamente diverso da Belorado, Santo Domingo o Logroño.
Montes de Oca: la lunga traversata nel bosco
I Montes de Oca sono il vero elemento distintivo della tappa. Oggi si attraversano su piste forestali ben conosciute dai pellegrini, ma per secoli questa zona ebbe una reputazione molto diversa.
Perché i Montes de Oca erano temuti dai pellegrini
Per i pellegrini medievali attraversare questi monti significava entrare in una zona boscosa, isolata e molto meno sicura rispetto ai paesi e alle pianure circostanti.
Le distanze erano maggiori, i punti di assistenza limitati e le foreste offrivano anche rifugio a briganti e assalitori. Proprio per questo lungo il Cammino nacquero ospedali e strutture di assistenza.
Oggi la situazione non ha ovviamente nulla a che vedere con quella medievale, ma sapere che questo tratto rappresentava uno dei passaggi più delicati dell’antico pellegrinaggio aggiunge sicuramente significato alla traversata.
Credo che lo percepirò soprattutto dopo Villafranca. Finché continuerò a passare da un paese all’altro, il Cammino resterà infatti molto simile a quello delle giornate precedenti. Nel momento in cui entrerò nel bosco e i centri abitati scompariranno, la sensazione dovrebbe cambiare.
Dodici chilometri senza paesi: come prepararli
Il tratto tra Villafranca Montes de Oca e San Juan de Ortega misura circa 12 chilometri. Non sono una distanza eccezionale, ma rappresentano diverse ore senza veri punti di rifornimento.
Per questo Villafranca sarà il luogo nel quale controllerò soprattutto tre cose: quanta acqua mi sarà rimasta, quanto cibo avrò ancora e quali saranno le condizioni meteorologiche.
Non partirei da Villafranca contando esclusivamente sulle fontane che posso trovare lungo il percorso, ma porterò con me l’acqua necessaria fino all’arrivo e qualcosa da mangiare nel caso in cui abbia bisogno di fermarmi nel bosco.
A ottobre diventa importante anche verificare le condizioni meteo. A oltre mille metri una giornata che a Belorado sembra semplicemente fresca può essere molto diversa nel bosco, soprattutto con vento o pioggia.
Dopo aver percorso realmente la tappa potrò dire quanto questo tratto sia davvero isolato, quali siano le condizioni delle piste e quanto tempo abbia impiegato da Villafranca fino all’arrivo.
Cosa vedere tra Belorado e San Juan de Ortega
Questa non sarà una tappa costruita attorno a grandi città o monumenti celebri, perché i luoghi interessanti si trovano soprattutto nei piccoli paesi della prima metà, mentre il secondo tratto sarà dominato dal paesaggio dei Montes de Oca.
L’Ermita de Nuestra Señora de la Peña a Tosantos
L’elemento più riconoscibile di Tosantos è l’Ermita de Nuestra Señora de la Peña, una piccola chiesa che appare quasi incastonata nella parete della montagna che domina il paese.
Non so se sarà possibile visitarla durante il mio passaggio, ma anche soltanto vederla dalla strada dovrebbe rendere Tosantos uno dei punti più riconoscibili della prima parte.
È proprio il tipo di luogo che mi interessa incontrare sul Cammino. Tra l’altro, non richiede una deviazione importante e non obbliga a trasformare la giornata in una visita turistica. Compare semplicemente lungo la strada.
San Félix e Villafranca Montes de Oca
Superata Espinosa del Camino si incontrano i resti dell’antico monastero di San Félix. Secondo la tradizione, qui sarebbe stato sepolto Diego Rodríguez Porcelos, considerato il fondatore di Burgos.
Il luogo anticipa quindi in qualche modo la città verso la quale mi sto avvicinando e che raggiungerò nella tappa successiva.
Poco più avanti arriverà Villafranca Montes de Oca. Oltre a essere il punto strategico per i rifornimenti, il paese conserva una lunga tradizione di assistenza ai pellegrini.
L’antico Hospital de San Antón Abad ricorda il ruolo che questo luogo ebbe proprio all’ingresso dei monti. La sua posizione acquista molto più senso se si immagina il viaggio medievale.
Prima di affrontare una zona boscosa e isolata, Villafranca rappresentava l’ultimo luogo nel quale fermarsi e trovare assistenza. In parte continua a svolgere ancora oggi la stessa funzione, anche se in condizioni completamente diverse.
Acqua, bar, paesi e servizi lungo la tappa
La gestione dei servizi sarà semplice nella prima metà della tappa e molto più importante nella seconda. Da Belorado a Villafranca Montes de Oca incontrerò diversi piccoli paesi: Belorado alla partenza, Tosantos, Villambistia, Espinosa del Camino, Villafranca Montes de Oca, e San Juan de Ortega all’arrivo.
Questo significa che durante i primi dodici chilometri le possibilità di fermarsi saranno relativamente frequenti, anche se a ottobre non darò per scontato che ogni bar o servizio sia aperto.
Il punto fondamentale sarà Villafranca Montes de Oca. Una volta lasciato il paese non incontrerò altri centri abitati fino alla fine della tappa.
Per questo mi sembra una giornata nella quale sia particolarmente importante non rimandare il rifornimento, perché dopo Villafranca non ci sarà più la possibilità di entrare nel paese successivo dopo tre o quattro chilometri.
Dopo il 14 ottobre aggiornerò questa sezione con indicazioni concrete su bar aperti, fontane realmente utilizzabili, negozi, eventuali distributori e punti nei quali mi sarò fermato.
Arrivo a San Juan de Ortega: il monastero e il Milagro de la Luz
San Juan de Ortega sarà probabilmente uno degli arrivi più particolari affrontati fino a questo momento, perché non arriverò in una città ma nemmeno in un vero paese nel senso abituale del termine.
Il piccolo nucleo si è sviluppato attorno al complesso religioso fondato da Juan de Ortega, figura profondamente legata alla storia del Cammino di Santiago.
San Juan de Ortega e la storia del monastero
Juan de Ortega fu discepolo e collaboratore di Santo Domingo de la Calzada. Anche lui dedicò parte della propria vita a migliorare le condizioni dei pellegrini, costruendo e mantenendo infrastrutture e creando un luogo di accoglienza in una zona difficile dei Montes de Oca.
Questa relazione costruisce una continuità interessante con le tappe precedenti, infatti prima arriverò a Santo Domingo de la Calzada, poi attraverserò Viloria de Rioja, tradizionalmente indicata come suo luogo natale, e infine raggiungerò San Juan de Ortega, legato alla figura del suo discepolo.
Camminando, queste connessioni storiche dovrebbero diventare molto più evidenti rispetto a quando si osservano i luoghi separatamente su una carta geografica.
Il complesso conserva la chiesa, elementi romanici e gotici e il sepolcro del santo. Dopo diverse ore trascorse quasi esclusivamente nel bosco, arrivare direttamente davanti a questo insieme di edifici dovrebbe essere uno dei momenti più suggestivi della giornata.
Il Milagro de la Luz
All’interno della chiesa si trova uno dei capitelli romanici più conosciuti del Cammino. Rappresenta episodi dell’Annunciazione, della Visitazione e della Natività.
La particolarità è legata alla luce, perché in prossimità degli equinozi un raggio di sole entra nella chiesa e illumina progressivamente il capitello, creando il fenomeno conosciuto come Milagro de la Luz.
Io arriverò il 14 ottobre, quindi non assisterò a questo fenomeno, ma mi interessa però vedere il capitello e capire come sia stato progettato il rapporto tra architettura, scultura e luce.
È uno di quegli elementi che trasformano un piccolo monastero isolato in un luogo molto più complesso di quanto le sue dimensioni possano far immaginare.
Dove dormire a San Juan de Ortega dopo la tappa
San Juan de Ortega è molto diversa dalle località nelle quali avrò dormito nelle giornate precedenti. Le possibilità sono limitate e proprio per questo la gestione dell’alloggio può richiedere un po’ più di attenzione.
Esistono diverse strutture rivolte all’accoglienza dei pellegrini, ma il numero di posti e di alternative non è paragonabile a quello di città come Logroño o Santo Domingo.
Se vuoi capire meglio come funzionano albergue pubblici, parrocchiali e privati, trovi tutte le informazioni generali nella mia guida su dove dormire sul Cammino di Santiago e come funzionano gli albergue.
Alcune guide fanno terminare questa tappa ad Agés, circa 3,5-4 km più avanti. È una variante perfettamente possibile e molti pellegrini scelgono di proseguire proprio per aumentare le possibilità di pernottamento oppure per accorciare leggermente la giornata successiva verso Burgos.
Nel mio piano, però, la tappa termina a San Juan de Ortega. Voglio mantenere questa suddivisione perché l’arrivo al monastero dopo la traversata dei Montes de Oca ha una propria identità molto forte.
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La disponibilità direttamente nel piccolo nucleo è limitata, quindi in questo caso controllerei con maggiore attenzione rispetto alle città precedenti.
La mattina successiva mi aspetterà da San Juan de Ortega a Burgos: tappa 12 del Cammino Francese.
Quella che comincerò sarà una giornata molto diversa, perché dopo i boschi dei Montes de Oca arriveranno Atapuerca, l’Alto de Matagrande e infine l’avvicinamento a una delle grandi città del Cammino.
La mia esperienza da Belorado a San Juan de Ortega: cosa aggiungerò dopo la tappa
Questa è una delle tappe del Cammino che sono più curioso di verificare sul terreno. Non tanto per la distanza, dato che ventiquattro chilometri, dopo dieci giornate, non dovrebbero rappresentare qualcosa di eccezionale.
Mi interessa soprattutto capire quanto netto sarà il cambiamento dopo Villafranca Montes de Oca. Nelle ultime giornate il Cammino avrà attraversato quasi continuamente paesi, campi coltivati e strade, mentre qui dovrebbe tornare per diverse ore dentro un ambiente più naturale.
Voglio capire quanto si percepirà realmente l’isolamento dei Montes de Oca, dato che dodici chilometri senza paesi possono sembrare pochi guardando una mappa, ma a piedi significano diverse ore di cammino.
Se ci sarà sole potrebbe essere uno dei tratti più piacevoli del viaggio, mentre se pioverà o ci sarà nebbia, potrebbe assumere un carattere completamente diverso.
Potrò raccontarti quanto sarà impegnativa la salita dopo Villafranca, come saranno le piste, quanto tempo impiegherò per arrivare all’Alto de la Pedraja e se il bosco darà davvero quella sensazione di separazione dal paesaggio attraversato nei giorni precedenti.
Sono curioso anche dell’arrivo, perché San Juan de Ortega è davvero minuscola, e quindi molto diversa dalle località che l’hanno preceduta.
Dopo avere dormito in città come Pamplona e Logroño e in centri più piccoli come Los Arcos o Belorado, arrivare in un luogo costruito quasi interamente attorno a un monastero potrebbe essere una delle esperienze più particolari della prima parte del Cammino.
Entrerò nella chiesa per cercare il capitello del Milagro de la Luz. Non vedrò il fenomeno, perché ottobre non è il periodo giusto, ma almeno saprò cosa sto guardando.
Poi dovrò capire come sarà trascorrere la notte in un luogo così piccolo. Forse incontrerò quasi tutti i pellegrini arrivati quel giorno, forse la sensazione di comunità sarà più forte rispetto alle città, oppure potrei semplicemente essere stanco e avere voglia di mangiare qualcosa e dormire.
Lo scoprirò il 14 ottobre, e il giorno dopo cambierà nuovamente tutto. Dai Montes de Oca mi avvicinerò ad Atapuerca e poi a Burgos, una delle grandi città monumentali del Cammino Francese.
Santiago sarà ancora molto lontana, ma a quel punto avrò superato undici tappe e il viaggio avrà ormai assunto un ritmo completamente diverso rispetto ai primi giorni.
Se vuoi già iniziare a immaginare cosa fare quando tutti questi chilometri porteranno finalmente alla meta, puoi vedere qui le visite guidate, i free tour e le altre esperienze disponibili a Santiago de Compostela con Civitatis.
Io, invece, il 14 ottobre dovrò pensare soprattutto ai Montes de Oca e ad arrivare a San Juan de Ortega. Già raggiungere questo obiettivo sarà un altro piccolo grande successo.
Ultimo aggiornamento articolo: 16/09/2026