All’inizio di un’escursione i bastoncini da trekking possono sembrare uno di quegli accessori di cui si può tranquillamente fare a meno. Poi aumentano i chilometri, arrivano le discese lunghe, lo zaino diventa più pesante oppure il terreno si fa irregolare e la prospettiva cambia parecchio.
Io li considero particolarmente utili proprio quando l’escursione smette di essere una semplice passeggiata.
Su un trekking lungo aiutano a trovare un ritmo regolare, in salita permettono di coinvolgere maggiormente anche le braccia, in discesa offrono due punti di appoggio in più e sui terreni sconnessi migliorano equilibrio e sicurezza.
Li ho portati anche sul Cammino di Santiago, dove ho affrontato circa 800 chilometri consecutivi con lo zaino sulle spalle. Nell’articolo dedicato a come preparare lo zaino per il Cammino di Santiago li ho inseriti infatti tra le cose che considero davvero utili.
Questo non significa, però, che qualsiasi bastoncino vada bene per qualsiasi situazione. Un modello ideale per un cammino di un mese può essere diverso da quello che sceglierei per un’escursione sulle Dolomiti, per un avvicinamento a una ferrata o per muovermi velocemente su sentieri facili.
Materiale, peso, lunghezza, ingombro da chiusi e comodità dell’impugnatura cambiano parecchio da un modello all’altro. In questa guida cerco quindi di partire dalla domanda che considero più importante: che cosa devi farci?
Cosa troverai in questo articolo sui bastoncini da trekking:
- Perché usare i bastoncini e quando servono davvero
- Differenze tra telescopici, pieghevoli e fissi
- Carbonio o alluminio: quale materiale scegliere
- Come scegliere lunghezza, impugnatura e sistema di chiusura
- Quali caratteristiche privilegiare nelle diverse situazioni
- Una selezione di modelli presenti sul mercato
Perché usare i bastoncini e quando servono davvero
Se fai un’escursione breve, su un sentiero facile e con uno zaino quasi vuoto, puoi tranquillamente pensare che i bastoncini siano superflui. E in molte situazioni lo sono davvero. Il discorso cambia quando cominci a camminare per molte ore oppure per più giorni consecutivi.
A me interessa soprattutto il fatto che permettano di distribuire meglio il lavoro durante la camminata. Le gambe continuano ovviamente a fare gran parte dello sforzo, ma braccia e parte superiore del corpo partecipano maggiormente al movimento. Su una salita lunga questa sensazione diventa piuttosto evidente.
Nei tratti in discesa il vantaggio è diverso: puoi appoggiare i bastoncini davanti a te, controllare meglio il passo e affrontare con maggiore sicurezza tratti ripidi, gradoni e terreno instabile.
Non significa che i bastoncini eliminino lo sforzo sulle ginocchia o impediscano di farti male. Preferisco evitare promesse di questo genere, perché non sono reali. Ti offrono però due punti di appoggio supplementari e possono aiutarti a rendere il movimento più controllato.
Sono utili anche quando il terreno è fangoso, quando attraversi un torrente, quando cammini su pietre instabili o semplicemente quando, dopo molte ore, la stanchezza comincia a rendere meno preciso il passo.
Su un cammino lungo diventano ancora più interessanti
Una cosa è utilizzare i bastoncini durante un trekking di quattro ore. Un’altra è camminare 20, 25 o 30 chilometri al giorno per settimane.
È proprio per questo che li considero particolarmente adatti ai grandi cammini. Non conta soltanto il vantaggio durante una singola salita, ma la ripetizione dello stesso gesto per migliaia e migliaia di passi.
Sul Cammino di Santiago, per esempio, ho trovato lunghe salite, discese, sterrati, asfalto e giornate nelle quali la difficoltà principale non sarà il terreno ma semplicemente la distanza. In un contesto del genere poter variare il modo in cui distribuisco lo sforzo mi sembra un vantaggio concreto.
C’è però una condizione: i bastoncini devono essere comodi. Se pesano troppo, se l’impugnatura dà fastidio dopo un’ora o se ogni volta che devi chiuderli devi combattere con tre pezzi che non scorrono, finirai probabilmente per attaccarli allo zaino e lasciarli lì. Ed è per questo che la scelta conta.
Differenze tra telescopici, pieghevoli e fissi
La prima grande differenza riguarda il modo in cui il bastoncino si allunga e si accorcia. Non esiste una soluzione migliore in assoluto.
Cambia soprattutto quello che privilegi: possibilità di regolare continuamente la lunghezza oppure minimo ingombro quando non utilizzi i bastoncini.
Bastoncini telescopici: i più versatili
Sono quelli che probabilmente hai visto più spesso. Sono formati da due o tre parti che scorrono una dentro l’altra e permettono di modificare la lunghezza.
Per me rimangono la soluzione più semplice da consigliare a chi vuole un bastoncino da utilizzare in situazioni differenti.
Puoi accorciarlo leggermente quando sali, allungarlo in discesa e modificarlo in base alla tua altezza. Se lo presti a un’altra persona puoi adattarlo in pochi secondi. Il limite di questo tipo di bastoncini è l’ingombro.
Anche completamente chiusi, molti modelli rimangono lunghi 60-70 centimetri. Se vuoi inserirli dentro uno zaino piccolo oppure trasportarli spesso durante una ferrata, può diventare scomodo.
Per un normale trekking, invece, non vedo grandi problemi. Se li utilizzi per quasi tutta la giornata, il fatto che da chiusi siano un po’ più lunghi conta relativamente.
Bastoncini pieghevoli: quando vuoi farli sparire nello zaino
I modelli pieghevoli funzionano diversamente. Il bastoncino si divide in più sezioni collegate tra loro e, una volta chiuso, diventa molto corto. Alcuni arrivano a circa 35-40 centimetri.
Questa caratteristica mi piace molto quando prevedo di alternare tratti nei quali utilizzo i bastoncini ad altri nei quali devo riporli.
Penso per esempio all’avvicinamento a una ferrata: durante la salita possono essere utilissimi, ma quando comincia il percorso attrezzato voglio poterli chiudere velocemente e fissare allo zaino senza avere due aste lunghe che sporgono.
Questi modelli sono particolarmente interessanti anche per chi viaggia spesso e per chi vuole ridurre al minimo l’ingombro.
Esistono poi modelli pieghevoli che mantengono una certa possibilità di regolazione della lunghezza. Per me rappresentano uno dei compromessi più interessanti perché occupano poco spazio ma non ti obbligano a utilizzare sempre una misura fissa.
Il prezzo, soprattutto nei modelli molto leggeri in carbonio, può però salire parecchio.
I bastoncini a lunghezza fissa
Infine ci sono i bastoncini che non si regolano. Sono molto semplici e possono essere estremamente leggeri.
Li trovo particolarmente interessanti quando il peso è la priorità assoluta, per esempio nel trail o nelle attività nelle quali si procede molto velocemente.
Il problema è evidente: devi scegliere bene la misura prima dell’acquisto. Inoltre non puoi accorciarli o allungarli quando cambia la pendenza.
Per un utilizzo molto specifico possono andare benissimo; come unico paio di bastoncini per fare un po’ di tutto, personalmente preferisco avere più possibilità di regolazione.
Carbonio o alluminio: quale materiale scegliere
Prima o poi, cercando un paio di bastoncini, arrivi alla stessa domanda: meglio un modello in carbonio o uno in alluminio? Anche qui eviterei di darti risposte assolute.
Il carbonio permette di realizzare bastoncini molto leggeri e piacevoli da utilizzare per molte ore. È proprio il motivo per cui lo prenderei seriamente in considerazione per un cammino lungo.
Quando ripeti il movimento migliaia di volte, anche una differenza relativamente piccola di peso può essere percepibile.
Il carbonio tende inoltre a trasmettere meno vibrazioni rispetto al metallo. Su fondi molto duri questa caratteristica può rendere l’utilizzo decisamente più piacevole.
Ha però due svantaggi importanti: costa generalmente di più e reagisce agli urti in maniera diversa dall’alluminio.
Un bastoncino in alluminio sottoposto a un forte carico laterale può piegarsi. Il carbonio è molto rigido, ma se subisce un danno importante può rompersi.
Non significa affatto che i bastoncini in carbonio siano fragili: i modelli di buona qualità sono progettati proprio per un utilizzo intenso. Semplicemente bisogna capire dove e come li userai.
Per un cammino lungo sceglierei soprattutto leggerezza
Se dovessi scegliere i bastoncini pensando esclusivamente all’uso durante un grande cammino, il carbonio avrebbe per me molto senso.
Ad esempio, quando ho fatto il Cammino di Santiago non mi sono mosso continuamente tra grossi massi, ghiaioni impegnativi o terreni nei quali il bastoncino rischia di rimanere incastrato tra le rocce. Ho camminato invece per moltissime ore e per più di un mese consecutivo.
In una situazione simile darei quindi parecchia importanza al peso. Questo non significa che sceglierei automaticamente il bastoncino più leggero che trovo, perché prima vengono comodità dell’impugnatura, affidabilità e misura corretta.
Se per risparmiare 50 grammi devo avere un bastoncino che mi dà fastidio alla mano, non vedo alcun vantaggio.
Per la montagna più impegnativa valuterei anche l’alluminio
Se invece penso ad un utilizzo dei bastoncini in un contesto più alpino, l’alluminio continua a sembrarmi una scelta molto razionale.
È robusto, costa generalmente meno e offre ottimi prodotti anche senza arrivare alle fasce di prezzo più alte.
Un buon bastoncino in alluminio può quindi essere perfetto per chi fa soprattutto escursioni in montagna, vuole un prodotto affidabile e non considera qualche decina di grammi in più un problema.
Alla fine la domanda non è “qual è il materiale migliore?”, ma “qual è il materiale più adatto a quello che faccio io?”.
Come scegliere lunghezza, impugnatura e sistema di chiusura
Puoi comprare il bastoncino più costoso del negozio, ma se la misura è sbagliata continuerai ad avere un bastoncino che non è realmente utile.
Il riferimento più semplice è questo: quando sei in piedi su terreno pianeggiante e impugni il bastoncino con la punta appoggiata a terra, il gomito dovrebbe formare indicativamente un angolo vicino ai 90 gradi. Non serve misurarlo con il goniometro.
Devi sentirti naturale, con spalle rilassate e senza essere costretto né ad alzare eccessivamente il braccio né ad abbassarti verso il bastoncino. Da qui puoi poi fare piccoli aggiustamenti.
In salita preferisco accorciare leggermente il bastoncino. In discesa, soprattutto se il pendio è importante, può essere utile allungarlo un po’. È uno dei motivi per cui trovo molto comodi i modelli regolabili.
L’impugnatura conta più di quanto sembra
Quando provi un bastoncino in negozio tieni l’impugnatura per trenta secondi e quasi tutte sembrano comode, ma dopo cinque o sei ore di utilizzo cambia tutto.
La forma dell’impugnatura deve adattarsi bene alla mano e non obbligarti a stringere continuamente. Io guarderei con attenzione anche il materiale con cui è fatta.
Le impugnature in sughero sono molto piacevoli, soprattutto durante gli utilizzi lunghi, perché assorbono bene l’umidità della mano e con il tempo tendono ad adattarsi leggermente alla presa.
Quelle realizzate con schiume morbide sono altrettanto interessanti perché sono leggere, confortevoli e molto diffuse anche sui bastoncini pensati per attività veloci.
La gomma è resistente e pratica, ma nelle giornate molto calde personalmente la trovo meno interessante per un utilizzo prolungato.
Mi piacciono inoltre le impugnature che continuano per qualche centimetro lungo il bastoncino. Su una salita breve puoi semplicemente spostare la mano più in basso senza fermarti ogni volta a modificare la lunghezza.
Anche il lacciolo deve essere comodo
Il piccolo cinturino nel quale infili la mano sembra un dettaglio, ma dopo migliaia di movimenti non lo è affatto.
Questa parte del bastoncino deve essere comoda, facilmente regolabile e abbastanza larga da non creare un punto di pressione fastidioso.
Il lacciolo deve anche essere regolato correttamente. Se è troppo lungo non svolge bene la sua funzione, mentre se è troppo stretto diventa scomodo.
Io proverei sempre bastoncino e lacciolo insieme prima dell’acquisto, possibilmente simulando per qualche minuto il movimento della camminata.
Preferisco le chiusure esterne
Nei bastoncini telescopici devi anche scegliere come vengono bloccate le varie sezioni. Personalmente preferisco i sistemi con una piccola leva esterna. Sono immediati: apri, regoli la lunghezza e richiudi. Inoltre puoi vedere facilmente se il bastoncino è chiuso correttamente.
Esistono in commercio anche modelli che si stringono ruotando le varie sezioni. Funzionano, ma li trovo meno pratici soprattutto quando hai le mani fredde, i guanti o devi modificare rapidamente la lunghezza.
Più che il tipo in sé, però, conta la qualità. Un bastoncino che comincia lentamente ad accorciarsi mentre ci carichi sopra il peso diventa rapidamente irritante.
Punta e rondelle: non servono sempre le stesse
All’estremità del bastoncino trovi una punta molto dura, pensata per fare presa sul terreno. Per sentieri normali bastano le rondelle piccole che vengono generalmente fornite con il bastoncino.
Servono soprattutto a evitare che la punta affondi troppo nel fango o si incastri facilmente tra le pietre. Se utilizzi i bastoncini sulla neve servono invece rondelle molto più grandi.
Su asfalto o superfici delicate puoi anche montare piccoli copripunta in gomma. Su un lungo cammino, dove sterrato e asfalto si alternano continuamente, possono essere utili anche per rendere il contatto con il terreno meno rumoroso.
Quali caratteristiche privilegiare nelle diverse situazioni
Arrivati a questo punto, secondo me diventa più semplice scegliere. Invece di partire dal modello, partirei dall’attività che devi fare con i bastoncini. Le caratteristiche che cercherei cambierebbero parecchio a seconda di quello che ci devi fare.
- Per un cammino di più giorni darei priorità al peso contenuto, a un’impugnatura molto comoda, alla possibilità di regolare facilmente la lunghezza e soprattutto all’affidabilità. Quando utilizzi i bastoncini per molte ore e per giorni consecutivi, comfort e leggerezza diventano molto più importanti di quanto sembrino durante una prova di pochi minuti.
- Per un trekking alpino cercherei soprattutto robustezza, una presa sicura, una buona possibilità di regolazione e un’impugnatura allungata che permetta di cambiare rapidamente posizione della mano sui tratti ripidi. In questo caso sarei disposto ad accettare qualche grammo in più.
- Per le normali escursioni giornaliere sceglierei innanzitutto versatilità e buon rapporto tra qualità e prezzo. Non necessariamente serve carbonio o un modello ultraleggero: un buon bastoncino telescopico in alluminio può fare perfettamente il suo lavoro.
- Per un trekking di più giorni con lo zaino cercherei un equilibrio tra resistenza, comodità e peso. Lo zaino aumenta lo sforzo e rende ancora più utile avere bastoncini affidabili, ma allo stesso tempo non vorrei aggiungere inutilmente altro peso all’attrezzatura che devo trasportare.
- Per l’avvicinamento a una ferrata darei molta importanza all’ingombro una volta chiusi. I bastoncini possono essere molto utili durante la salita e soprattutto durante la discesa, ma sul tratto attrezzato devono poter essere riposti facilmente senza intralciare i movimenti. Un modello pieghevole e molto compatto diventa quindi particolarmente interessante.
- Per trail e camminata veloce guarderei soprattutto al peso e alla rapidità con cui posso aprire e chiudere i bastoncini. Qui possono avere senso anche modelli a lunghezza fissa, molto leggeri e ridotti all’essenziale.
- Per neve e ciaspole sceglierei invece bastoncini robusti e regolabili, controllando soprattutto che possano montare rondelle abbastanza grandi da evitare che la punta sprofondi continuamente nella neve.
Quelle che ti ho dato sono indicazioni generali, naturalmente, ma servono a capire perché non partirei mai dal prezzo o dalla marca. Prima stabilirei dove userai maggiormente i bastoncini e solo dopo cercherei il modello più adatto.
Per i grandi cammini
Qui la mia priorità sarebbe abbastanza chiara: leggerezza senza sacrificare comfort e affidabilità. Li userei per molti giorni consecutivi, quindi non sceglierei un’impugnatura minimalista soltanto per risparmiare qualche grammo.
Mi piace molto l’idea di un bastoncino in carbonio, pieghevole e comunque regolabile. Posso utilizzarlo tutto il giorno, modificarne leggermente la lunghezza quando serve e farlo diventare molto corto se devo fissarlo allo zaino. Naturalmente ha un costo superiore.
Un buon telescopico in alluminio rimane quindi una soluzione assolutamente valida, soprattutto se vuoi spendere meno.
Per trekking sulle Dolomiti e montagna
In queste specifiche situazioni guarderei di più alla robustezza dei bastoncini.
Su terreno irregolare, ghiaioni, rocce e discese ripide mi piace sentire il bastoncino molto stabile. Mi interessa anche avere un’impugnatura lunga, perché posso cambiare velocemente la posizione della mano. Non mi preoccuperei particolarmente se pesa qualche decina di grammi in più.
Per una ferrata
Non utilizzerei ovviamente i bastoncini durante il tratto attrezzato, ma possono essere molto utili durante l’avvicinamento e soprattutto nella discesa successiva.
In questo caso il mio criterio principale diventerebbe l’ingombro una volta chiusi. Diventa indispensabile poterli mettere sullo zaino senza che interferiscano con casco, imbrago o movimenti.
Durante le ferrate i modelli pieghevoli da 35-40 centimetri hanno quindi un vantaggio evidente rispetto a un telescopico che rimane lungo oltre 60 centimetri.
Per trail e camminata veloce
In queste specifiche situazioni cambia di nuovo tutto il criterio di scelta. Se l’obiettivo è muoversi rapidamente, ogni grammo conta molto di più.
I bastoncini fissi e pieghevoli diventano particolarmente interessanti perché eliminano parte dei meccanismi di regolazione e possono raggiungere pesi veramente bassi. Devi però sapere già quale lunghezza ti serve.
Personalmente li vedo come strumenti molto specifici, non come la prima scelta per chi vuole acquistare un unico paio di bastoncini per fare tutto.
E se devo viaggiare in aereo?
Anche questo è un aspetto che vale la pena considerare se compri bastoncini per un cammino o per trekking all’estero.
Un modello che da chiuso misura meno di 40 centimetri è naturalmente molto più facile da sistemare nel bagaglio rispetto a uno lungo 65-70.
Per il trasporto in cabina, però, non darei mai per scontato che un bastoncino da trekking venga accettato semplicemente perché entra nel trolley.
Le regole sui bagagli dipendono anche dalla compagnia e dai controlli di sicurezza, quindi prima di partire controllerei sempre le condizioni specifiche del volo. Se ho il minimo dubbio, preferisco organizzarmi per inserirli nel bagaglio da stiva.
Una selezione di modelli presenti sul mercato
Non voglio trasformare questa parte in una classifica di bastoncini da suggerirti. Il primo modello dell’elenco non è quindi “migliore” dell’ultimo e non penso che esista un bastoncino perfetto per tutti.
Ho scelto invece prodotti che rappresentano bene esigenze differenti: cammini lunghi, escursioni in montagna, leggerezza estrema, robustezza oppure prezzo più contenuto.
Sono tutti modelli attualmente presenti sul mercato, ma disponibilità e versioni possono naturalmente cambiare nel tempo. Ecco perché aggiornerò periodicamente questi suggerimenti.
LEKI Makalu Lite
È il classico bastoncino che vedo bene per chi cerca soprattutto versatilità.
È in alluminio, regolabile tra 100 e 135 cm e pesa 248 grammi per bastoncino. Ha un’impugnatura molto ampia, con una parte più lunga che permette di abbassare la presa nelle salite senza dover continuamente modificare la lunghezza.
Lo prenderei in considerazione per trekking e montagna, soprattutto se vuoi un prodotto tradizionale, solido e facilmente regolabile.
Il limite principale è l’ingombro: chiuso rimane lungo 67 cm, quindi non è quello che sceglierei se dovessi riporlo spesso dentro o fuori dallo zaino.
LEKI Makalu Lite AS
È molto simile al Makalu Lite, ma aggiunge un sistema che assorbe parte dei colpi quando il bastoncino tocca terra.
Pesa soltanto qualche grammo in più e mantiene lo stesso intervallo di regolazione, da 100 a 135 cm.
Lo vedo interessante per chi cerca soprattutto comfort nelle lunghe giornate di cammino e apprezza una risposta un po’ più morbida del bastoncino.
Non lo sceglierei invece soltanto perché “ammortizzato”: prima verificherei sempre che forma dell’impugnatura, peso e misura siano adatti a me.
LEKI Makalu FX Carbon AS
Qui cambiamo la fascia di qualità e di prezzo.
È pieghevole, utilizza soprattutto carbonio, può essere regolato tra 110 e 130 cm e da chiuso misura circa 40 cm. La parte inferiore è in alluminio, mentre è presente anche un sistema di ammortizzazione.
È esattamente il tipo di configurazione che considero molto interessante per un viaggio o un lungo cammino: compatto quando non serve, leggero e comunque regolabile.
Il rovescio della medaglia è il costo, decisamente superiore rispetto a un normale telescopico in alluminio.
Black Diamond Distance Carbon FLZ
Se dovessi cercare soprattutto leggerezza e compattezza senza rinunciare alla possibilità di modificare la lunghezza, questo è uno dei modelli che guarderei con attenzione.
È interamente in carbonio, pieghevole e disponibile in diverse misure regolabili. Black Diamond lo propone proprio come bastoncino molto leggero e facilmente trasportabile.
Lo trovo particolarmente sensato per i lunghi cammini, per i trekking veloci e nei viaggi nei quali lo spazio conta.
È però un prodotto molto orientato alla leggerezza. Se il mio utilizzo principale fosse muovermi continuamente su terreno alpino molto duro, valuterei anche modelli un po’ più robusti.
Black Diamond Distance Carbon Z
Qui la filosofia è ancora più estrema.
È completamente in carbonio, si piega in tre parti ed è disponibile in lunghezze fisse da 105 a 130 cm. A seconda della misura, la coppia pesa indicativamente tra 256 e 296 grammi e da chiuso può scendere fino a circa 35 cm.
È il tipo di bastoncino che sceglierei per trail, camminata molto veloce o quando voglio ridurre peso e ingombro al minimo.
Proprio perché non è regolabile, però, non lo considero la soluzione più versatile per chi cerca un unico bastoncino da utilizzare ovunque.
Black Diamond Trail Back
È quasi l’opposto del Distance Carbon Z.
Realizzato in alluminio, ha tre sezioni, una regolazione molto ampia da 100 a 140 cm e una struttura semplice. La coppia pesa intorno ai 560 grammi.
Lo prenderei in considerazione se volessi soprattutto un buon bastoncino da trekking senza entrare nelle fasce di prezzo dei modelli in carbonio.
È più pesante e meno compatto, ma per escursioni giornaliere e trekking tradizionale può avere molto senso.
Salewa Pedroc Pro Carbonium
Questo modello mi piace per l’idea che c’è dietro.
È pieghevole e regolabile, usa carbonio nelle parti centrali ma mantiene l’alluminio nelle zone nelle quali può servire maggiore robustezza. Da chiuso misura circa 42 cm.
Lo vedo bene per chi si muove rapidamente in montagna ma vuole comunque poter modificare la lunghezza.
È un prodotto più sofisticato e costoso rispetto a un normale telescopico, quindi lo sceglierei soltanto se sfruttassi davvero compattezza e leggerezza.
Salewa Pedroc Carbonium
Ancora più orientato alla velocità.
È completamente in carbonio, pieghevole e a lunghezza fissa. Salewa dichiara circa 211 grammi per bastoncino e lo propone in diverse misure.
Per trail e speed hiking ha molto senso.
Per trekking tradizionale o lunghi cammini personalmente preferirei invece poter modificare la lunghezza, soprattutto quando il percorso alterna salite e discese.
Salewa Puez Pro Aluminium
Un’altra filosofia ancora.
È un bastoncino telescopico in alluminio pensato per trekking ed escursionismo, con tre sezioni, impugnatura morbida e possibilità di regolare l’altezza. Pesa circa 239 grammi per bastoncino.
Lo vedrei bene come bastoncino da montagna tuttofare, perché non punta all’ultraleggerezza, ma a un equilibrio tra peso, robustezza e praticità.
Per chi fa soprattutto trekking alpino potrebbe essere una scelta più logica di un costoso modello in carbonio.
Forclaz MT900 ultracompatto
Lo inserisco perché non penso abbia senso parlare soltanto di modelli da 150 o 200 euro.
Il Forclaz MT900 è pieghevole, compatto e viene proposto da Decathlon proprio per chi vuole un bastoncino da trekking facile da trasportare.
Lo guarderei soprattutto se volessi spendere meno ma avessi comunque bisogno di un modello che, una volta chiuso, occupi poco spazio.
È anche un buon esempio di un principio che secondo me vale per tutta l’attrezzatura da trekking: non è necessario comprare il prodotto più costoso, ma è importante comprare quello giusto per l’uso che ne farai.
Se dovessi consigliarti un bastoncino per un lungo cammino, partirei quindi da tre cose: peso, comodità dell’impugnatura e possibilità di regolare la lunghezza.
Per la montagna ti suggerirei invece un prodotto più orientato alla robustezza, mentre per una ferrata guarderei soprattutto quanto diventa piccolo una volta chiuso, e per muovermi molto velocemente potrei rinunciare alla regolazione pur di risparmiare peso.
È per questo che non credo molto alle classifiche dei “dieci migliori bastoncini”. Il migliore è quello che dopo sei ore continui a usare volentieri, che non ti dà fastidio alle mani, che si apre e si chiude senza problemi e che si comporta bene proprio sul terreno sul quale cammini abitualmente.
Tutto il resto viene dopo.
Ultimo aggiornamento articolo: 10/09/2026