Quanti chilometri fare al giorno sul Cammino di Santiago? Se cerchi un riferimento iniziale, 20-25 chilometri al giorno sono una distanza ragionevole per molti pellegrini, ma prenderla come regola fissa sarebbe un errore.
Una tappa di 20 chilometri con una lunga salita non equivale a 20 chilometri quasi pianeggianti. Trenta chilometri possono essere perfettamente gestibili in una giornata e diventare troppi se devi ripeterli per una settimana.
E arrivare presto in una città che vuoi visitare può valere molto più di cinque chilometri guadagnati sulla tabella di marcia.
Quando ho iniziato a costruire le 33 tappe del Cammino Francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago, ho quindi rinunciato quasi subito all’idea di mantenere una distanza giornaliera costante.
Partirò con giornate inferiori ai 20 chilometri, molte tappe comprese fra 20 e 25, altre vicine ai 30 e alcune che li superano.
Questa scelta non dipende dal fatto che una distanza sia migliore delle altre, ma dal fatto che cambiano il terreno, il dislivello, la posizione degli alloggi, le città nelle quali voglio fermarmi e soprattutto il momento del Cammino in cui quella distanza dovrà essere affrontata.
La domanda giusta, quindi, non è soltanto “quanti chilometri sei capace di percorrere in un giorno?”, ma “quanti chilometri puoi percorrere oggi sapendo che domani dovrai rimettere lo zaino sulle spalle e ricominciare?”
Cosa troverai in questo articolo su quanti chilometri fare al giorno sul Cammino di Santiago:
Perché la distanza giornaliera non basta a misurare una tappa
I chilometri sono il dato più immediato quando si guarda un Cammino sulla carta. Sono semplici da confrontare e sembrano permettere di capire subito quanto sarà impegnativa una giornata.
In realtà dicono molto meno di quanto sembri. La prima tappa da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncesvalles, per esempio, non è tra le più lunghe della mia suddivisione del Cammino Francese, ma concentra una parte importante del dislivello proprio nella giornata in cui il corpo non ha ancora avuto il tempo di abituarsi alla routine del Cammino.
Nella Meseta incontrerò invece giornate più lunghe ma con profili completamente diversi: grandi spazi aperti, lunghi rettilinei e dislivelli generalmente meno marcati.
Più avanti cambierà ancora tutto. I Montes de León torneranno a imporre salite e discese importanti, mentre in Galizia saranno soprattutto i continui saliscendi a rendere difficile giudicare una giornata semplicemente dal numero scritto accanto alla tappa.
Per questo, quando valuto quanti chilometri fare in un giorno, considero almeno cinque elementi: distanza, dislivello, fondo, posizione della tappa all’interno del viaggio e località di arrivo. Aggiungerei poi una sesta variabile che sulla carta non può comparire: come starò quella mattina.
Posso pianificare per mesi, ma una vescica, una notte dormita male, una giornata di pioggia o un piccolo fastidio muscolare possono cambiare completamente il significato di cinque chilometri in più.
È anche il motivo per cui l’allenamento per il Cammino di Santiago non dovrebbe servire soltanto a scoprire quanto riesci a camminare in una singola uscita. Molto più interessante è capire come reagisce il corpo quando deve ripetere lo sforzo in giornate consecutive.
Sul Cammino non mi interessa sapere soltanto se posso percorrere 30 chilometri: voglio soprattutto capire come mi sentirò la mattina successiva.
15, 20, 25 o 30 km: cosa cambia davvero
Non esiste un numero valido per tutti, ma le diverse fasce di distanza cambiano concretamente il modo in cui si vive una giornata.
Una tappa di 15-20 chilometri lascia generalmente molto margine, perché puoi partire senza l’ansia dell’orologio, fare pause più lunghe, fermarti in un paese e arrivare abbastanza presto da avere ancora tempo ed energie per vedere qualcosa.
Non significa necessariamente che sia facile: diciotto chilometri con molto dislivello o su un fondo impegnativo possono pesare più di 25 pianeggianti.
Ma, a parità di condizioni, sotto i 20 chilometri la giornata tende a concedere maggiore libertà.
Tra 20 e 25 chilometri si trova invece la fascia che considero più equilibrata per gran parte del mio Cammino Francese.
Questa distanza permette di avanzare con continuità senza obbligare necessariamente a trascorrere l’intera giornata camminando. Lascia anche un certo margine per gli imprevisti: una pausa più lunga, una deviazione, una visita o semplicemente una mattina nella quale si parte più tardi.
È la fascia dalla quale partirei per costruire un itinerario se non conoscessi ancora perfettamente il mio ritmo su più giorni consecutivi.
Fra 25 e 30 chilometri la giornata comincia invece a richiedere più attenzione. Non sono distanze eccezionali per chi è allenato, ma aumentano le ore sulle gambe e riducono il margine.
Se aggiungi una sosta lunga, una salita, pioggia o una partenza tardiva, l’arrivo può facilmente spostarsi verso il tardo pomeriggio.
Superati i 30 chilometri considero la tappa lunga per definizione. Nel mio percorso ce ne saranno alcune, ma non voglio che diventino lo standard.
La tappa da Terradillos de los Templarios a El Burgo Ranero oppure quella da León a Hospital de Órbigo superano i 30 chilometri nella suddivisione che ho scelto.
Possono avere senso all’interno dell’itinerario complessivo, ma non per questo rappresentano la distanza alla quale voglio abituarmi ogni giorno.
La differenza fondamentale è proprio questa: essere capaci di fare 30 chilometri non significa che 30 chilometri debbano diventare la propria media quotidiana. Su un Cammino lungo come quello di Santiago conta molto di più la sostenibilità della prestazione che la prestazione stessa.
Dislivello, fondo e meteo: i fattori nascosti
Due tappe di 25 chilometri possono appartenere quasi a due sport differenti. La prima variabile è sicuramente il dislivello.
Una salita lunga riduce il ritmo e aumenta il consumo di energie, ma anche una discesa può cambiare radicalmente la difficoltà della giornata.
Su un fondo pietroso o ripido, ginocchia e piedi possono essere messi alla prova molto più di quanto suggerisca una semplice distanza chilometrica.
La tappa da Rabanal del Camino a Ponferrada, per esempio, non sarà impegnativa soltanto per la sua lunghezza. Prima si sale verso Foncebadón e la Cruz de Ferro, poi si affronta una lunga discesa verso il Bierzo.
Prestare attenzione solo al numero complessivo dei chilometri significherebbe ignorare la parte più importante.
Lo stesso vale per la salita da Villafranca del Bierzo a O Cebreiro, dove la distanza deve essere letta insieme al profilo altimetrico.
Poi c’è il fondo. Asfalto, sterrato compatto, sentiero sassoso, fango e pista agricola hanno effetti diversi, soprattutto dopo ore di cammino.
Il Cammino Francese non è un trekking tecnicamente difficile, ma questo non significa che ogni chilometro costi la stessa quantità di energia.
Infine c’è la componente meteo. Io percorrerò il Francese in ottobre e all’inizio di novembre. Questo significa che potrei incontrare giornate piacevoli ma anche freddo, vento, pioggia e condizioni molto diverse attraversando Pirenei, Meseta, Montes de León e Galizia.
Venti chilometri con temperatura mite e terreno asciutto non sono gli stessi venti chilometri sotto una pioggia continua.
Per questo eviterei di costruire una pianificazione nella quale ogni giornata funziona soltanto se tutto procede perfettamente. Un buon itinerario deve avere margine.
L’effetto dei giorni consecutivi
La caratteristica più particolare del Cammino non è soltanto camminare molto: è ricominciare con energia sufficiente la mattina dopo.
Se fai un’escursione di 30 chilometri puoi tornare a casa, dormire nel tuo letto e magari non camminare seriamente per diversi giorni. Sul Cammino, quando la sveglia suona, rimetti tutto nello zaino e riparti. E il giorno dopo succede di nuovo.
Per me è questo il criterio che cambia completamente il concetto di distanza giornaliera. Nei primi giorni probabilmente sentirò soprattutto l’adattamento a un gesto ripetuto: piedi, spalle, schiena e gambe dovranno abituarsi allo zaino e a diverse ore di cammino quotidiano.
Poi dovrebbe arrivare anche l’adattamento. Il corpo impara, il ritmo diventa più naturale e ciò che sembrava lungo nei primi giorni può essere percepito in modo diverso dopo due settimane.
Ma contemporaneamente entra in gioco la fatica accumulata. Piccoli fastidi, vesciche, sonno non perfetto, giornate fredde, pioggia e tappe più lunghe non scompaiono semplicemente perché si è più allenati. Possono sommarsi.
Per questo non voglio costruire il Cammino come una sequenza di prestazioni individuali. Una giornata va sempre letta anche in relazione a quella precedente e a quella successiva.
Dopo una tappa lunga, una giornata più corta può diventare parte della strategia e non un segnale di debolezza.
E una tappa breve può avere perfettamente senso se permette di arrivare presto in una città importante. Pamplona, Burgos, León, Astorga, Ponferrada e Santiago non sono semplicemente punti nei quali mettere un timbro sulla credenziale e trovare un letto. Sono parte del viaggio.
Se per visitarli devo camminare cinque chilometri in meno, non considero quei chilometri persi.
Quando dividere una tappa classica
Una delle cose che trovo più utili quando si pianifica il Cammino è ricordare che le tappe delle guide non sono obbligatorie, ma sono solo dei riferimenti.
Molte suddivisioni classiche collegano località che dispongono di albergue, ristoranti e servizi e per questo funzionano bene per moltissimi pellegrini. Ma nessuna regola impone di terminare la giornata esattamente lì.
Se 30 chilometri sono troppi, puoi fermarti prima, mentre se una tappa di 17 chilometri è troppo breve per il tuo ritmo, puoi valutare di proseguire. La condizione è non guardare soltanto la giornata che stai modificando.
Prima di dividere o allungare una tappa controllerei sempre almeno dove posso dormire, quanti servizi sono disponibili, quanta distanza aggiungo o sottraggo alla giornata successiva e che tipo di percorso mi aspetta.
Accorciare una tappa di sette chilometri potrebbe sembrare una buona soluzione, ma lo è molto meno se il giorno dopo quei sette chilometri si aggiungono a una giornata già impegnativa.
Allo stesso modo, proseguire oltre l’arrivo previsto può essere intelligente se serve a riequilibrare le giornate successive, ma inutile se l’unico obiettivo è raggiungere una media chilometrica prefissata.
C’è poi la disponibilità degli alloggi. Nelle zone dove paesi e strutture sono frequenti la flessibilità è maggiore, mentre nei tratti con meno possibilità di pernottamento la geografia dei servizi finisce inevitabilmente per condizionare la lunghezza della tappa.
Se anche tu vuoi organizzarti nello stesso modo, puoi confrontare su Booking.com le strutture disponibili a Saint-Jean-Pied-de-Port e Santiago de Compostela nelle date del tuo viaggio, controllando posizione, servizi, condizioni di cancellazione e prezzo.
La mia idea è quindi partire con tappe già definite, ma senza trasformarle in un obbligo. La pianificazione deve infatti aiutarmi a percorrere il Cammino, non impedirmi di adattarlo mentre lo sto vivendo.
Come ho impostato le mie 33 tappe
Partirò da Saint-Jean-Pied-de-Port il 4 ottobre e, se il programma verrà rispettato, arriverò a Santiago il 5 novembre. Sono esattamente trentatré giorni di cammino.
Se dividessi semplicemente la distanza totale per il numero di giornate otterrei una media utile per descrivere il viaggio, ma poco utile per organizzarlo.
Per questo ho fatto il contrario. Prima ho guardato il territorio, le difficoltà, le località nelle quali voglio fermarmi e la distribuzione degli alloggi. Solo dopo ho valutato quanti chilometri avrebbe avuto ogni giornata.
Il risultato non è uniforme. Ho previsto tappe intorno ai 17-20 chilometri, molte giornate tra 20 e 25, alcune vicine ai 30 e qualche tappa oltre quella soglia.
Hospital de Órbigo-Astorga sarà relativamente breve perché voglio arrivare ad Astorga con tempo sufficiente per vedere la città.
Altre giornate saranno invece molto più lunghe perché, considerando il percorso nel suo insieme, quella suddivisione mi sembra più logica.
La prima tappa sui Pirenei non può essere giudicata con lo stesso criterio di una lunga giornata nella Meseta.
E una tappa affrontata dopo venticinque giorni di Cammino non può essere programmata fingendo che le gambe siano nelle stesse condizioni del primo giorno. Le 33 tappe del mio Cammino Francese sono quindi una struttura precisa, ma non rigida.
Mi servono per sapere dove potrei dormire, orientare le prenotazioni, distribuire le giornate e capire in anticipo dove troverò i passaggi più impegnativi.
Poi arriverà il Cammino vero. Se scoprirò che una determinata distanza è eccessiva, cambierò programma, mentre se una giornata sarà più semplice del previsto e avrà senso continuare, potrò farlo.
E man mano che percorrerò le tappe, collegherò anche qui le giornate più significative, così che la pianificazione iniziale possa essere confrontata con quello che avrò realmente trovato sul percorso.
Alla fine del viaggio voglio tornare su questo articolo e verificare se la mia idea di distanza sostenibile era corretta.
Perché, prima di partire, posso già dare una risposta alla domanda “quanti chilometri al giorno sul Cammino di Santiago?”: 20-25 chilometri sono un ottimo punto dal quale iniziare a ragionare, ma non sono una regola.
La distanza giusta è quella che ti permette di avanzare giorno dopo giorno senza trasformare ogni giornata in una corsa contro il percorso.
E soprattutto quella che, quando ti svegli la mattina successiva, ti fa ancora venire voglia di rimettere lo zaino sulle spalle.
Ultimo aggiornamento articolo: 13/09/2026