Una giornata tipo sul Cammino di Santiago non comincia semplicemente quando si indossa lo zaino e non finisce quando si raggiunge il paese della tappa successiva.
In mezzo ci sono la sveglia, la preparazione dello zaino, la colazione, diverse ore di cammino, le soste, l’arrivo, la ricerca o il check-in nell’albergue, la doccia, il bucato, il recupero, la cena e infine la preparazione per ricominciare tutto la mattina seguente.
È proprio questa ripetizione quotidiana a incuriosirmi maggiormente prima di partire.
Il mio Cammino Francese inizierà il 4 ottobre a Saint-Jean-Pied-de-Port e, se il programma verrà rispettato, mi porterà a Santiago in 33 tappe consecutive.
Posso già studiare distanze, servizi e organizzazione, ma c’è una cosa che non voglio fare: raccontare oggi una routine che non ho ancora vissuto.
Questa guida nasce e si completerà in due momenti. Prima della partenza posso spiegare come si struttura concretamente una giornata sul Cammino e quali decisioni bisogna prendere dal mattino alla sera.
Dopo la prima settimana potrò invece aggiungere ciò che avrà realmente funzionato: a che ora sarò partito, come avrò gestito colazione e pause, quanto tempo mi servirà una volta arrivato e quale routine si sarà formata spontaneamente giorno dopo giorno.
Probabilmente sarà proprio questa la differenza più interessante fra il Cammino immaginato prima della partenza e quello realmente vissuto.
Cosa troverai in questo articolo su una giornata tipo sul Cammino di Santiago:
- A che ora comincia una giornata sul Cammino di Santiago
- Le prime ore di cammino: ritmo, colazione e soste
- Arrivare a fine tappa: albergue, doccia, bucato e recupero
- Il pomeriggio sul Cammino: riposare, visitare o continuare a camminare
- Cena, socialità e preparazione della tappa successiva
- La mia giornata tipo sul Cammino dopo una settimana
A che ora comincia una giornata sul Cammino di Santiago
Non credo esista un’ora corretta alla quale iniziare ogni giornata sul Cammino, perché dipenderà dalla lunghezza della tappa, dal periodo dell’anno, dal meteo, dalle ore di luce, dall’alloggio nel quale avrò dormito e probabilmente anche dalla stanchezza accumulata.
Nel mio caso c’è un elemento ulteriore: camminerò fra ottobre e novembre, quindi non avrò le stesse ore di luce disponibili in primavera o in piena estate. Questo non significa che voglia partire sistematicamente quando è ancora buio.
Al contrario, preferirei evitare di trasformare ogni mattina in una gara per essere il primo a lasciare l’albergue.
La giornata comincia prima di uscire dall’albergue
Dormendo in camerata, la sveglia non sarà necessariamente soltanto quella impostata sul mio telefono. Ci saranno persone che partiranno prima, altre che inizieranno a preparare lo zaino, sacchetti che si muovono, luci frontali e inevitabilmente un po’ di rumore.
Uno dei primi equilibri da trovare sarà quindi organizzare gran parte dello zaino la sera precedente. Se ogni mattina dovessi svuotarlo completamente per cercare calze, caricabatterie o impermeabile, finirei per perdere tempo e disturbare chi vuole dormire più a lungo.
Preferisco partire sapendo già dove si trova ogni cosa e lasciare fuori soltanto quello che mi servirà durante la notte e nei primi minuti della mattina.
La tappa determina l’orario di partenza
La prima giornata sarà un ottimo esempio. La tappa da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncesvalles sarà lunga, con molto dislivello e attraverserà i Pirenei. In una giornata del genere avrò interesse a partire con un margine abbondante.
Una tappa più corta e semplice può invece permettere di organizzare una mattina in modo completamente diverso.
È proprio questo che voglio verificare durante il Cammino: se finirò per avere un orario abbastanza stabile oppure se l’ora di partenza cambierà continuamente in funzione della giornata.
Le prime ore di cammino: ritmo, colazione e soste
Una volta fuori dall’albergue comincia la parte apparentemente più semplice della giornata: camminare. Ma anche qui ci sono parecchie piccole decisioni che, ripetute per più di trenta giorni, possono cambiare completamente la routine.
Fare colazione prima di partire o lungo il percorso?
Non ho intenzione di stabilire una regola prima di essere sul posto. In alcuni giorni sarà possibile fare colazione nel paese di partenza, mentre in altri potrebbe essere più pratico iniziare a camminare e fermarmi nel primo centro abitato dopo qualche chilometro.
Ad ottobre c’è però una questione che terrò sempre presente: trovare un bar segnato sulla mappa non significa necessariamente trovarlo aperto molto presto o fuori dalla stagione principale.
Per questo nello zaino avrò sempre qualcosa che mi permetta di non dipendere completamente dalla prima struttura incontrata. Lo stesso ragionamento vale per l’acqua.
Prima di partire controllerò la distanza fra i paesi e i punti nei quali posso rifornirmi, soprattutto nelle giornate con tratti più isolati.
Il ritmo deve essere sostenibile per tutta la giornata
Non voglio affrontare il Cammino come una successione di allenamenti. Sono abituato a camminare e a monitorare le mie attività, ma qui il dato importante non sarà la velocità media raggiunta in un singolo giorno.
Dovrò poter ripartire la mattina successiva e questo significa trovare un ritmo che permetta di procedere per ore senza consumare inutilmente energie all’inizio.
Anche le pause entreranno in questo equilibrio. Fermarsi dieci minuti per bere, mangiare qualcosa o semplicemente togliere lo zaino può essere utile, mentre trasformare ogni bar in una sosta di mezz’ora rischia invece modificare molto l’orario finale, soprattutto nelle tappe lunghe.
Una giornata come quella in cui dovrò affrontare la tappa da Zubiri a Pamplona, che è relativamente più semplice rispetto alle prime due, potrebbe essere uno dei primi momenti nei quali capire quale ritmo mi viene naturale quando non sono condizionato da un dislivello importante.
Durante il percorso utilizzerò anche lo smartwatch per verificare distanza residua, profilo altimetrico, varianti e posizione dei servizi, ma senza tenerlo continuamente davanti agli occhi.
Nella guida dedicata ad app, mappe e segnaletica del Cammino di Santiago ho spiegato quali strumenti porterò e come intendo utilizzarli.
Arrivare a fine tappa: albergue, doccia, bucato e recupero
Raggiungere il paese previsto non significa necessariamente aver concluso la giornata. Sarà probabilmente proprio in quel momento che inizierà la seconda parte della routine.
La prima priorità sarà sistemarmi
Se avrò già prenotato, il problema sarà semplicemente raggiungere la struttura. Se invece avrò deciso di cercare un posto senza prenotazione, l’arrivo avrà una componente diversa: dovrò verificare la disponibilità dell’albergue che avevo individuato oppure passare rapidamente a un’alternativa.
Non voglio entrare qui nel funzionamento delle diverse strutture perché ho dedicato a questo una guida specifica su come funzionano gli albergue sul Cammino di Santiago. Dentro una giornata tipo mi interessa soprattutto quello che succede dopo avere ottenuto un letto.
Doccia, bucato e attrezzatura
Immagino che alla fine di ogni tappa acquisirò una routine abbastanza naturale: sistemare lo zaino, fare la doccia, occuparmi dei vestiti e mettere ad asciugare ciò che ne ha bisogno.
Con pochi cambi nello zaino non potrò rimandare il bucato troppo a lungo. In una giornata asciutta potrebbe bastare lavare qualcosa a mano e stenderlo.
Con pioggia, temperature più basse o arrivo tardivo, lavatrice e asciugatrice potrebbero invece diventare molto più importanti.
Ci sarà poi l’attrezzatura: scarpe bagnate, impermeabile, calze, asciugamano e tutto ciò che durante la giornata avrà preso acqua o sudore dovrà essere sistemato pensando già alla mattina successiva.
Questo è uno degli aspetti della routine che sulla carta sembra banale ma che voglio verificare davvero: quanto tempo passa fra il momento in cui entro nell’albergue e quello nel quale posso finalmente sedermi senza avere più nulla di urgente da fare.
Se in qualche tappa vorrai concederti una camera privata per recuperare meglio, puoi confrontare hotel, pensioni, ostelli e altre sistemazioni disponibili su Booking.com.
Non considero infatti un obbligo prendere un letto in una camera condivisa, o in una camerata. Dopo una giornata particolarmente impegnativa, o semplicemente quando avrò bisogno di dormire meglio, potrei decidere anch’io di scegliere una sistemazione diversa.
Il pomeriggio sul Cammino: riposare, visitare o continuare a camminare
Una delle cose che cambieranno maggiormente da una tappa all’altra sarà probabilmente il tempo disponibile dopo l’arrivo.
Terminare venti chilometri a metà pomeriggio non è la stessa cosa che arrivare dopo una giornata di oltre trenta.
E soprattutto non è la stessa cosa arrivare in un piccolo paese o nel centro di una città.
Nei piccoli centri la giornata può rallentare molto
In molte località del Cammino, una volta sistemato lo zaino e lavati i vestiti, potrebbe non esserci molto altro da organizzare. Ed è possibile che sia proprio questo uno degli aspetti più piacevoli.
Sedersi, bere qualcosa, parlare con altre persone, scrivere, controllare le fotografie della giornata o semplicemente non fare nulla per un po’.
Sono abituato a viaggiare cercando di vedere molte cose. Sul Cammino dovrò probabilmente imparare che il recupero fa parte dell’itinerario esattamente come una chiesa, un ponte o un paesaggio.
Arrivare in una città cambia completamente il pomeriggio
Pamplona, Burgos, León, Astorga, Ponferrada e infine Santiago creeranno invece situazioni e opportunità diverse. Se arriverò con sufficiente energia, non credo che riuscirò a limitarmi ad albergue, doccia e cena.
Una giornata come quella da San Juan de Ortega a Burgos termina davanti a una città che merita inevitabilmente tempo. Questo non significa però trasformare il Cammino in una corsa alle attrazioni perché, se dopo venticinque chilometri avrò bisogno di riposare, la priorità rimarrà quella.
Il vantaggio di avere già studiato le singole tappe è proprio sapere prima dell’arrivo quali luoghi mi interessano davvero, evitando di dover decidere tutto quando sarò stanco.
Voglio capire anche quanto cambierà questa disponibilità mentale con il passare delle settimane. Potrei avere molta voglia di esplorare le prime città e molto meno entusiasmo al ventesimo o venticinquesimo giorno. Oppure potrebbe succedere esattamente il contrario.
Cena, socialità e preparazione della tappa successiva
La sera dovrebbe essere il momento nel quale la giornata rallenta definitivamente. Ma anche qui ci saranno alcune cose pratiche da fare.
Mangiare e incontrare gli altri pellegrini
Non so ancora quanto spesso cucinerò, quanto utilizzerò i menu del pellegrino o quanto finirò semplicemente per fare la spesa. Dipenderà dai paesi, dalle strutture, dalle persone incontrate e probabilmente anche dalla stanchezza.
Proprio perché l’alimentazione ha un intento autonomo, la tratterò nella guida mangiare sul Cammino Francese: menu del pellegrino, spesa e specialità.
In questo articolo mi interessa invece il ruolo della cena nella routine quotidiana. Può essere semplicemente il momento nel quale mangiare e andare a dormire oppure diventare una delle occasioni principali per parlare con persone incontrate durante la giornata.
È uno degli aspetti che non posso prevedere. Partirò da solo, ma questo non significa che mangerò da solo ogni sera né che formerò necessariamente un gruppo stabile. Saranno proprio le dinamiche reali del Cammino a determinarlo.
Preparare il giorno successivo
Prima di dormire voglio evitare di trovarmi ogni volta a improvvisare completamente la mattina seguente. Mi basteranno pochi controlli:
- meteo previsto
- distanza della tappa
- eventuali varianti
- punti nei quali trovare acqua e cibo
- disponibilità dell’alloggio se non l’ho ancora deciso
- stato di scarpe e vestiti
- batteria di telefono e smartwatch
- posizione nello zaino di ciò che mi servirà al mattino
Questo non significa programmare ogni ora. Al contrario, voglio fare la parte organizzativa la sera proprio per poter camminare con maggiore libertà il giorno successivo.
Il supporto di mappe, app e segnaletica mi aiuterà a controllare le informazioni, ma non voglio trascorrere l’ultima ora della giornata a studiare continuamente lo smartphone. Una volta preparato lo zaino, dovrebbe rimanere soltanto una cosa da fare: dormire.
La mia giornata tipo sul Cammino dopo una settimana
Questa è la parte dell’articolo che oggi non posso ancora scrivere davvero. Posso immaginare la mia routine, ma sarebbe molto facile confondere un programma preparato a casa con quello che succederà realmente sul percorso.
La prima settimana dovrebbe essere sufficiente per capire se molte delle idee che ho oggi hanno senso. Sapremo già che cosa sarà successo nella prima tappa attraverso i Pirenei, nelle discese verso Zubiri, nell’ingresso a Pamplona e nelle giornate successive attraverso la Navarra e la Rioja.
Ma soprattutto io potrò rispondere a domande molto più semplici e molto più utili:
- a che ora mi sveglio realmente?
- quanto tempo passa prima che inizi a camminare?
- faccio colazione subito o dopo qualche chilometro?
- quanto spesso mi fermo?
- che ora arrivo normalmente?
- la prima cosa che faccio è la doccia, il bucato oppure mangiare?
- quanto tempo dedico a visitare il luogo nel quale sono arrivato?
- quanto spesso ceno con altri pellegrini?
- a che ora preparo lo zaino?
E soprattutto: dopo una settimana questa successione sarà diventata spontanea oppure ogni giornata continuerà a essere completamente diversa? Sono questi i dati che aggiungerò.
Non voglio costruire una falsa “giornata perfetta” del pellegrino con orari validi per chiunque, perché mi interessa molto di più mostrare come una routine nasce realmente, e quale sarà la mia.
Potrebbe anche emergere che non esiste una giornata tipo nel senso stretto del termine, ma soltanto una serie di gesti che iniziano a ripetersi: preparare lo zaino, uscire, camminare, mangiare, arrivare, lavare, recuperare, prepararsi di nuovo.
Le guide delle singole tappe permetteranno poi di vedere perché quella routine cambia. Una giornata di montagna non funzionerà come una tappa quasi pianeggiante; arrivare in una città non sarà come fermarsi in un paese di poche centinaia di abitanti.
Dopo 7–10 giorni tornerò quindi su questa pagina e sostituirò aspettative e ipotesi con orari reali, abitudini, errori e soluzioni che avrò sperimentato direttamente. E alla fine del Cammino farò un ultimo controllo.
Perché la cosa più interessante potrebbe non essere scoprire come sarà una mia giornata tipo durante la prima settimana, ma capire quanto quella giornata sarà cambiata dopo più di trenta tappe e oltre 800 chilometri a piedi.
Ultimo aggiornamento articolo: 25/09/2026