Ecuador e Islas Galápagos: appassionante viaggio alla metà del mondo

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Visitare l’Ecuador è stata un’esperienza incredibile; così come mi aspettavo ho scoperto un paese tranquillo, estremamente sicuro e ricco di tradizioni millenarie, dove la presenza degli Inca ha lasciato un segno indelebile nella cultura locale, soprattutto nella zona andina dell’interno. Un paese dai ritmi lenti, che apparentemente sonnecchia, ma che in realtà è capace di rapirti con luoghi ed atmosfere calde ed avvolgenti, dove la gente si distingue per la genuina semplicità di una vita dura e rutinaria, fatta di lavoro e di poche altre cose, ma che sa regalarti un’accoglienza cordiale e molto autentica, ma allo stesso tempo essenziale e senza troppi fronzoli. A differenza di quanto mi è capitato in altri Paesi dell’America Latina, non è infatti così immediato relazionarsi ed interagire con i locali (soprattutto con le popolazioni indigene dell’interno), che spesso all’inizio si dimostrano un pò diffidenti e se vogliamo leggermente freddi e scorbutici, soprattutto con gli stranieri, ma che con un pò di pazienza e con il giusto approccio sanno aprirsi e condividere le loro storie con chi ha davvero voglia di ascoltarle. In Ecuador ho visitato zone e città molto diverse tra loro, che mi hanno regalato emozioni e sensazioni differenti, ma tutte assolutamente indimenticabili.

L’Ecuador si chiama così perchè è attraversato dall’Equatore, la linea immaginaria che taglia il globo terrestre in due parti, e a circa 13 km a nord della capitale Quito, nella Parrocchia di San Antonio de Pichincha, è possibile visitare la Ciudad Museo Mitad del Mundo, che si trova al centro esatto tra l’emisfero nord e l’emisfero sud, ovvero a latitudine 0° 00’’, se dovessimo impostare le coordinate su un navigatore satellitare. In su questa linea, muovendosi di un solo passo si può decidere di stare nella parte nord del mondo oppure in quella sud.

Il mio viaggio è incominciato proprio a Quito, dove ho scoperto un ricchissimo patrimonio architettonico e culturale, e dove ho potuto apprezzare la decisa impronta lasciata alla città dall’epoca della conquista coloniale. Dopo di che ho attraversato il paese in autobus verso sud, percorrendo la zona andina dell’interno dove ho dato un rapido sguardo alle caratteristiche località di Ambato e di Riobamba, fino ad arrivare alla città di Cuenca, famosa per i suoi bellissimi mercati e per le produzioni artigianali, soprattutto quella dei classici sombreri Panamá, che la rendono famosa in tutto il mondo. Da Cuenca mi sono spostato a Guayaquil, la capitale economica e commerciale dell’Ecuador e poi ho assaggiato la zona costiera visitando Salinas, e poi di nuovo di ritorno a Guayaquil, per prendere un volo interno diretto alla scoperta della natura dello splendido Arcipelago delle Isole Galápagos, che si trova a circa 1000 chilometri dal Continente (circa 1,5 ore di volo).

QUITO

Plaza Grande, il centro storico di Quito
Plaza Grande, il centro storico di Quito

Quito è una città che mi è apparsa subito splendida, e non mi ci è volute molto per capire che la sua bellezza deriva soprattutto dalla sua particolare localizzazione geografica che ne influenza profondamente l’aspetto e la conformazione: si trova in due profondi burroni che scendono dal vulcano Pichincha, e che l’hanno fatta sviluppare in modo disomogeneo, in un continuo saliscendi di vie, viette, piazze di ogni forma e dimensione, e vicoli, che si incrociano all’infinito, portando i turisti a perdersi alla scoperta della sue bellezze, e facendo in modo che difficilmente si possa ripetere due volte la stessa strada, a meno di non possedere una mappa che aiuti ad orientarsi. Il modo migliore per ammirarla è guardarla dall’alto, è per questo che vi consiglio di fare come ho fatto io e di non perdervi un giro sul suo Teleférico, situato all’altezza della Avenida Occidental con Avenida de Gasca, che in soli 8 minuti mi ha portato ai 4.100 della Cruz Loma, da cui ho potuto ammirare le valli circostanti con il loro ambiente naturale ed ecologico, oltre che le cime dei vulcani Antisana, Cotopaxi e Cayambe che svettano all’orizzonte, ed esplorare lo splendido territorio a piedi o affittando dei cavalli. Da qui si può vedere l’inizio della così detta “Avenida de Los Volcanes”, le due linee parallele formate da 27 vulcani che corrono lungo la spina dorsale delle imponenti Ande, e intraprendere uno dei 27 percorsi possibili, così come fece all’inizio del XIX Secolo il naturalista, esploratore e botanico tedesco Alexander Humboldt. Questo percorso, che è possibile fare in treno, mette in contatto con la natura propria delle zone montuose della Sierra Central e della Sierra Norte dell’Ecuador.

Una panoramica di Quito dall'alto
Una panoramica di Quito dall’alto
Le imponenti altezze dei vulcani e delle montagne che circondano Quito
Le imponenti altezze dei vulcani e delle montagne che circondano Quito

Passeggiando per le strade del centro di Quito mi sono accorto subito che è una città che ha un patrimonio culturale fuori dal comune: pare che conti con la più ricca e importante collezione di arte coloniale d’America. Basti pensare che solo il centro storico della città ospita 40 tra chiese e cappelle, 16 convitti e monasteri con i relativi chiostri, 17 piazze, 12 sale capitolari, 12 musei e innumerevoli cortili di straordinaria bellezza, che mi hanno obbligato a fare delle scelte difficili, perchè è praticamente impossibile trovare il tempo per conoscerli tutti.

Il Palacio Carondelet, la sede del Governo dell'Ecuador
Il Palacio Carondelet, la sede del Governo dell’Ecuador
Soldati a guardia del Palacio Carondelet, la sede del governo dell'Ecuador
Soldati a guardia del Palacio Carondelet, la sede del governo dell’Ecuador
Quito: Capital Americana Cultura
Quito: Capital Americana Cultura
Iscrizione che ricorda la scoperta del Rio Delle Amazzoni
Iscrizione che ricorda la scoperta del Rio Delle Amazzoni

A me è bastato concedermi il tempo necessario per visitare con calma il complesso di edifici affacciati sulla Plaza de la Independencia (conosciuta anche come Plaza Grande): la cattedrale, il palazzo arcivescovile e il Palacio de Carondelet con il suo bellissimo porticato, che ospita la sede del Governo, che mi hanno fatto apparire il centro storico come un unico monumento, il che dimostra l’abilità dell’origine meticcia da cui proviene la cultura ecuadoriana nel plasmare culturalmente il territorio, dandogli una connotazione speciale, e che ha contribuito in modo determinante a far si Quito fosse la prima città ad essere dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, nel 1978, onorificenza che ha condiviso nella stessa data con Cracovia, in Polonia.

Splendida testimonianza dell'architettura coloniale di Quito
Splendida testimonianza dell’architettura coloniale di Quito
Palazzo nel centro storico di Quito
Palazzo nel centro storico di Quito

Quito è una città molto curata, dove si mischiano in modo armonico i quartieri coloniali più tipici con le aree moderne dedicate al business e al commercio, ed è davvero molto verde, grazie ai suoi numerosi parchi, tutti ben adornati da molte piante e aiuole ricche di fiori.

Uno degli splendidi parchi di Quito
Uno degli splendidi parchi di Quito

La città ha anche una tradizione artigianale di alto livello, che ho scoperto visitando il Mercado Artesanal de La Mariscal, che si trova nella Calle Jorge Washington, tra Reina Victoria e Juan León Mera (La Mariscal). Il mercato è costituito da più di 100 stands disposti in file ordinate e omogenee, nei quali è possibile trovare ogni tipo di produzione locale, dagli oggetti in terracotta ai tessuti, ai tipici capi di abbigliamento dai colori sgargianti, le produzioni gastronomiche tipiche, oltre naturalmente ai simpatici souvenir dell’Ecuador. Visitare questo mercato è d’obbligo soprattutto se si ha il tempo di andare a visitare Otavalo, a circa 1,5 ore al nord-est di Quito, città famosa a livello mondiale per la sua gigantesca fiera dell’artigianato, che offre un’infinità di prodotti realizzati dalle abili mani degli artigiani locali.

La città di Quito sorge ad un’altitudine di 2.850 m sul livello del mare, il che ne fa la seconda capitale amministrativa più alta del mondo, dopo La Paz in Bolivia.

Il modo migliore per visitare l’Ecuador è utilizzare gli autobus; nella parte nord della città c’è il terminal terrestre di Carcelén che collega Quito con le regioni del nord del Paese, mentre nella parte sud si trova il terminale terrestre di Quitumbe, che la collega con varie destinazioni del centro e del sud dell’Ecuador. È proprio da questo terminal che ho preso l’autobus per Cuenca.

Da Quito a Cuenca

Il viaggio in autobus da Quito a Cuenca è stato a dir poco incredibile: più di 11 ore attraverso le Ande per percorrere i circa 450 km della dissestata Statale 35 che separano le due città, molte di più delle 7 dichiarate, soprattutto a causa delle numerose fermate intermedie non previste dalla tabella di marcia ufficiale, che gli autisti sono soliti fare ogni due per tre per raccogliere gli indigeni che chiedono un passaggio lungo la strada, e che gli permettono di arrotondare considerevolmente il magro stipendio. Il percorso è un saliscendi continuo tra le montagne, attraverso tipici e disordinati centri abitati polverosi (come Ambato e Riobamba), la vegetazione lussurreggiante e i campi, punteggiati qua e la dai minuscoli villaggi fatti dalle baracche degli indigeni delle Ande, che qui vivono praticamente isolati dal resto del mondo, dedicandosi quasi esclusivamente all’agricoltura e all’allevamento di pochi capi di bestiame da cui ricavano il necessario per la loro sussistenza e per un po’ di vendita. Non esagero dicendo che I panorami che si incontrano lungo il percorso sono davvero emozionanti, ed è per questo che il mio consiglio è quello di scegliere di viaggiare di giorno, anche se questo vuol dire rubare del tempo che può risultare prezioso per il resto del viaggio, ma vi assicuro che ne vale davvero la pena.

CUENCA

La piazza nel centro storico di Cuenca
La piazza nel centro storico di Cuenca

Cuenca è sicuramente la città dell’Ecuador che mi è piaciuta di più, soprattutto per la tipicità che la caratterizza; ha mantenuto un aspetto marcatamente coloniale, ancora più di Quito, e ha un contro storico ampio, verde, ordinato, tranquillo e molto ben conservato, che per questa ragione è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. È molto bello passeggiare tranquillamente sotto i portici del centro storico, gustare qualche prelibatezza e osservare il lavoro degli artigiani ambulanti che stazionano in queste zone.

Razze diverse convivono armoniosamente a Cuenca
Razze diverse convivono armoniosamente a Cuenca
Una coppia di locali camminano per il centro di Cuenca
Una coppia di locali camminano per il centro di Cuenca

Qui gli abitanti, discendenti degli spagnoli, si convivono armonicamente con gli indigeni, che ogni giorno raggiungono a piedi la città dalle zone circostanti per vendere i prodotti della terra o altre mercanzie, come i tessuti colorati che fanno parte del loro abbigliamento tradizionale.

Una venditrice indigena con il suo piccolo al mercato di Cuenca
Una venditrice indigena con il suo piccolo al mercato di Cuenca
Venditori indigeni espongono le loro merci nei mercati di Cuenca
Venditori indigeni espongono le loro merci nei mercati di Cuenca

Consiglio di incominciare la visita della città al mattino di buon ora, per non perdersi una visita al Mercado de las flores, nei pressi della bellissima Catedral de la Inmaculada Concepción (Calle Sucre con Padre Aguirre), di fronte al tempio di Carmen, dove si possono trovare molte decine di bancarelle che vendono una gran varietà di fiori stupendi, piante e ornamenti per ogni occasione. È così bello che è diventato uno dei simboli indiscussi della città.

Oltre a questo mercato ce ne sono numerosi altri coperti, che vendono soprattutto prodotti alimentari, ma dove si possono anche assaporare le specialità della cucina tradizionale in uno dei numerosi ristorantini a gestione famigliare (comedor), tutti molto economici, ed acquistare prodotti dell’artigianato locale. Il più importante è il Mercado de 10 de Agosto, proprio in centro, tra la Calle Larga e General Torres, ma vale la pena di trovare il tempo per dare anche un’occhiata al Mercato 3 de Noviembre, tra la Calle Coronel Tambot e Mariscal Lamar, e al Mercado 9 de Octubre, localizzato ad est del centro storico sulla Calle Mariscal Lamar y Hno. Miguel, dove si trovano viveri a prezzi popolari, specialmente nei giorni della fiera.

Cuenca è famosa in tutto il mondo anche per la produzione dei cappelli con ala chiamati Panamá, che sono originari proprio dell’Ecuador, che si confezionano a partire dalle foglie intrecciate della palma Paja-Toquilla, che cresce nella zona costiera, e che richiede uno specifico metodo di lavorazione che si tramanda da generazioni di padre in figlio. Il tessuto tradizionale del sombrero equadoriano di paja-toquilla fu dichiarato Patrimonio Culturale dell’umanità dall’Unesco il 6 dicembre 2012.

Pur essendo tipici dell’Ecuador, i cappelli si chiamano Panamá perchè ne furono importanti a migliaia a Panama per essere utilizzati dai lavoratori impegnati nella costruzione del Canale, e acquisirono molta popolarità perchè furono indossati dal presidente americano Theodor Roosvelt durante la sua visita. La città di Cuenca è il produttore principale, e il Cantone di Montecristi ha la reputazione di avere le produzioni di maggiore qualità.

Il cappello fa parte dell’abbigliamento quotidiano e festivo degli equatoriani, e tra le popolazioni indigene delle zone andine rappresenta a tutt’oggi un segno di distinzione, frutto dell’appartenenza ai diversi ranghi sociali. Per le strade di Cuenca c’è solo l’imbarazzo della scelta su quale negozio scegliere per fare acquisti, molti dei quali li producono direttamente nei piccoli laboratori sul retro che si possono tranquillamente visitare per conoscere da vicino il paziente lavoro degli abili artigiani, che sono sempre felici di dare curiose informazioni sul loro lavoro, e di far provare ai turisti l’intreccio delle fibre di paja-toquilla. Oltre a quelli più tradizionali bianchi con fascia nera, se ne possono trovare di molti modelli e colori differenti, dai più sobri ai più sgargianti e bizzarri.

Una indigena davanti a un negozio di cappelli Panamá a Cuenca
Una indigena davanti a un negozio di cappelli Panamá a Cuenca

È praticamente impossibile andarsene da Cuenca senza averne acquistati almeno un paio, ma sono sicuro che sarà molto difficile vincere la tentazione di comprarne molti di più, come ho fatto io. Vi consiglio di non perdervi la visita alla più grande collezione, che si trova al Museo del Sombrero de Paja-Toquilla all’interno della Casa Paredes Roldán, di proprietà dell’omonima famiglia nella Calle Larga, tra Padre Aguirre e General Torres: vale veramente la pena fare trovare un paio d’ore per fare una visita e trovare quello più adatto a voi.

Il miglior modo per misurare la qualità dei sombreri Panamá è quello di contare il numero di fibre per pollice quadrato: quelli con meno di 300 sono considerati di bassa qualità, mentre quelli che ne hanno da 1.600 a 2.000 sono quelli di maggiore qualità, e per questo ovviamente molto più costosi. Attualmente ci sono solo una dozzina di tessitori capaci di fare somberi di alta qualità, chiamati “superfino del Montecristi”.

12052011-Cuenca - Venditrice cappelli

12052011-Cuenca - Klo cappello arcobaleno

Da Cuenca a Guayaquil

Per spostarmi da Cuenca a Guayaquil ho scelto un colectivo, furgone privato di proprietà di un’agenzia di viaggio, che ho condiviso con altri viaggiatori. I colectivos sono un mezzo di trasporto molto comune nei paesi dell’America Latina, perchè sono decisamente più veloci degli autobus, fanno fermate su richiesta, hanno costi molto contenuti, e poi hanno anche il grande vantaggio di dare la possibilità alle persone di chiacchierare e di fare più facilmente amicizie, cosa che avviene facilmente soprattutto se viaggiate come backpackers. Il viaggio di tre ore per percorrere i quasi 200 km che separano le due località è stato davvero bello, perchè ho potuto ammirare panorami emozionanti; siamo passati tra le montagne, percorrendo strade strette, dissestate e piene di curve abbastanza pericolose lungo le quali ho abbiamo fatto l’incontro con diversi tipi di animali che ci hanno attraversato improvvisamente la strada, rischiando più di una volta incidenti, e poi abbiamo viaggiato letteralmente immersi in un’immensa piantagione di banane, per arrivare finalmente in città dal lunghissimo Puente de La Unidad Nacional, nei pressi dell’Aeropuerto Internacional José Joaquín de Olmedo.

GUAYAQUIL

Devo essere sincero: la città di Guayaquil non mi è piaciuta quasi per nulla, perchè è una città decisamente industriale e commerciale quasi per nulla tipica, se si escludono ristrette zone del centro storico, molto caotica a causa del traffico perenne, e ho avuto la percezione di una certa sporcizia e pericolosità diffusa, che poi mi è stata confermata anche da altri viaggiatori e soprattutto dai locali. Basti pensare che i dipendenti degli alberghi dissuadono molto vivamente ai turisti dal muoversi a piedi o con i mezzi pubblici, e di usare esclusivamente taxi anche per percorrere brevissime distanze. Anche il clima non è dei migliori: la città si trova infatti in una zona paludosa e quindi è decisamente umida e piena di fastidiose zanzare e altri tipi di insetti che rendono la permanenza non facile. Non mi è piaciuta molto nemmeno la tanto decantata area denominata Malecón 2000, risultato del progetto di rigenerazione urbana dell’antico molo, dove si trovano i monumenti della storia cittadina, sulla sponda del fiume Guayas; anche se è un progetto molto recente ho notato che è in uno stato di marcato degrado. Vale invece decisamente la pena visitare il Barrio de Las Peñas, dal quale è nata la città, caratterizzato dallo stile architettonico coloniale e da costruzioni che risalgono al grande incendio del 1896, che oggi è il centro della movida notturna della capitale. Io ci sono andato di sera, dopo il tramonto, e ho percorso la tipica scalinata di 444 gradini che porta a uno dei più bei simboli della città: il faro di 18 metri collocato sulla cima del Cerro Santa Ana, che ho visitato, e che permette una vista completa della città. Qui si trova anche il Museo Naval, nel quale si possono ammirare cannoni e altri strumenti che sono stati utilizzati durante l’assedio della città da parte dei pirati. Lungo la scalinata illuminata da luci soffuse ci sono moltissimi bar, piccoli negozi, gallerie d’arte e ristorantini molto caratteristici con tavolini esterni, nei quali si possono degustare le specialità locali, soprattutto pesce, in un’atmosfera suggestiva e romantica.

Il Barrio de Las Peñas fu per un periodo casa di Ernesto Che Guevara, che prestò qui opera di volontariato come pediatra, oltre ad essere il quartiere scelto come residenza da ben 11 presidenti dell’Ecuador .

SALINAS

 

Avendo a disposizione ancora un giorno prima di prendere l’aereo per le fantastiche Galapagos ho deciso di dare un’occhiata alla zona costiera dell’Ecuador continentale e, su consiglio di molti, ho scelto la località di Salinas a circa 2 ore di autobus da Guayaquil, prendendo un autobus dal gigantesco Terminal Terrestre de Guayaquil, situato molto vicino all’aeroporto. Salinas è la località balneare più importante e visitata del Paese, e appena arrivato la cosa non mi è apparsa per nulla strana perché ha delle bellissime spiagge ognuna con caratteristiche differenti; la Playa del Chipipe è la più lunga e la più affollata, la Playa de San Lorenzo che per le sue altissime onde è la più amata dai surfisti, la Playa de Mar Bravo che è quella dalla quale si possono ammirare i tramonti più romantici insieme al proprio lui o alla propria lei, e poi c’è La Chocolatera, che è la più occidentale della città, e che si chiama così perché la schiuma prodotta dalle onde che si infrangono sulle insenature rocciose producono un effetto schiumoso molto simile a quello che si può vedere in una tazza di cioccolato fumante appena preparata…davvero fantastica! Oltre ad essere molto belle, le spiagge sono anche molto vive e divertenti, ed è molto più facile socializzare con i locali rispetto alle esperienze che ho avuto nelle città dell’interno, segno che qui le persone hanno un carattere molto più aperto e socievole. E poi qui ho incontrato molti personaggi divertenti e curiosi, soprattutto tra i chiassosi venditori ambulanti che camminano senza sosta per vendere i loro prodotti: gelati, mele caramellate, noci di cocco, dolci di diverso tipo, ma anche tanti artisti bizzarri che improvvisano brevi spettacoli per racimolare qualche soldo.

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Salinas è da visitare anche perché qui di mangia davvero bene; vicino alle spiagge ci sono molti piccoli ristoranti, più simili a chiringuitos, dove si possono provare squisiti piatti di pesce: specialità del posto come il cebiche de pescado, chupe de pescado, corvina en salsa de perejil e la crema de cangrejo, che sono le mie preferite.

ARCIPELAGO DELLE ISOLE GALÁPAGOS – ISLA DE SANTA CRUZ

Fantastico pellicano nel mercato del pesce di Puerto Ayora

Fantastico pellicano tipico delle Isole Galápagos

Dopo circa un’ora e mezza di volo da Guayaquil atterro finalmente a Baltra sull’Isla de Santa Cruz, porta d’accesso all’Arcipelago delle Gálapagos, dove è presente l’unico aeroporto, nonché quella più popolata e più turistica dell’intero arcipelago. Per raggiungere il lato più grande dell’isola per raggiungere la città di Puerto Ayora occorre prendere un traghetto che attraversa il Canal Itabaca, a sud dell’isola, che si raggiunge dall’aeroporto grazie ad un servizio di transfert gratuito. La traversata del canale dura circa mezz’ora, ed è già di per sé una bella esperienza, perché già qui è possibile osservare moltissime specie di uccelli che sorvolano le imbarcazioni per salutare i turisti dandogli il benvenuto sull’isola, così come molti pesci che nuotano a pelo d’acqua. Per raggiungere la località di Puerto Ayora ho chiesto un passaggio a un signore che percorreva quel tratto di strada, e che mi ha caricato nel cassone del suo pick-up in cambio di qualche dollaro.

Per evitare troppi ingressi che potrebbero alterare il fragile equilibrio dell’ecosistema delle Isole Galápagos, l’accesso è strettamente regolato, e tutti gli stranieri al momento dell’atterraggio devono pagare una tassa d’ingresso che qualche anno fa era di circa 100 dollari, più 10 dollari da pagare alla partenza all’aeroporto di Quito o Guayaquil, interamente investiti dall’ente di gestione del parco per la protezione del territorio.

Se si osserva la Isla de Santa Cruz dall’alto, la tranquilla città marinara di Puerto Ayora appare come una minuscola macchia nel verde sulla costa sul dell’isola, perché è l’unica area popolata in mezzo ad una vegetazione a tratti aspra e a tratti lussurreggiante, ma sempre totalmente vergine, che è a dir poco spettacolare, e nella quale si mimetizzano perfettamente le tartarughe giganti insieme alle altre specie di animali e di uccelli, molte delle quali impossibili da trovare in altre zone del pianeta.

Imbarcazioni del porto di Puerto Ayora
Imbarcazioni del porto di Puerto Ayora
Vista dal molo di Puerto Ayora
Vista dal molo di Puerto Ayora
A Puerto Ayora un leone marino passeggia per il porto...
A Puerto Ayora un leone marino passeggia per il porto…

Così come spettacolari sono le sue spiagge, lambite dall’acqua fredda e cristallina dell’oceano. La più bella è sicuramente Bahía Tortuga, una striscia di sabbia bianchissima nel sud dell’isola, conosciuta anche come Tortuga Bay, che si raggiunge esclusivamente a piedi attraverso un sentiero di qualche chilometro che inizia appena fuori dal centro di Puerto Ayora e che attraversa la giungla. Bahía Tortuga è senza ombra di dubbio uno dei punti più spettacolari dell’arcipelago, dove le possenti acque dell’oceano assumono un bellissimo colore verde smeraldo, e nelle giornate di sole la sabbia è talmente brillante da essere accecante. Le forti correnti marine e la presenza di numerosi cuccioli di squalo rendono però pericoloso fare immersioni e praticare lo snorkeling in quest’area, attività che invece si possono praticare in un’altra piccola baia che dista circa 15 minuti a piedi in direzione ovest.

Io e mia moglie a Bahía Tortuga
Io e mia moglie a Bahía Tortuga
Cuccioli di iguana si mimetizzano tra le rocce
Cuccioli di iguana si mimetizzano tra le rocce
Le rocce nere che caratterizzano Bahía Tortuga
Le rocce nere che caratterizzano Bahía Tortuga
In attesa di spiccare il volo per farsi uno spuntino con i succulenti pesci...
In attesa di spiccare il volo per farsi uno spuntino con i succulenti pesci…

La spiaggia di Bahía Tortuga è quella sulla quale nidificano le maggior parte delle tartarughe marine dell’isola (purtroppo ancora a rischio di estinzione) che di notte escono dall’acqua sfidando le onde per deporre le uova nella parte alta della spiaggia, leggermente sopraelevata rispetto al mare, sperando che la posizione riparata e la copertura di sabbia sia in grado di custodirle dagli attacchi dei rettili predatori. Qui si trovano anche numerosi esemplari di iguana marini, negli anfratti degli scogli scuri e porosi vivono gli splendidi granchi rossi, mentre appollaiati sugli alberi si possono osservare bellissimi esemplari di uccelli acquatici, soprattutto i grandi pellicani, che dall’alto scrutano attentamente il mare in attesa di alzarsi in volo per pescare non appena avvistato un branco di pesci succulenti. Oltre a Bahía Tortuga, attorno all’isola ci sono diverse altre bellissime spiagge, ognuna con caratteristiche diverse, tra le quali mi è piaciuta moltissimo Black Tourtle Cove, nella parte nord dell’isola, leggermente a ovest di Baltra, un piccolo paradiso dove si possono osservare le tartarughe mentre nuotano e si riproducono, e che convivono pacificamente insieme agli esemplari di tre diverse razze di squali.

I pellicani, insieme ai leoni marini, sono anche chiassosi protagonisti del caratteristico mercato del pesce mattutino che tutti i giorni si svolge in una delle principali strade della città, e che rappresenta un appuntamento immancabile per molte decine di abitanti di Puerto Ayora. È stupefacente vedere gli uccelli appollaiati sulla poppa delle imbarcazioni, o mentre camminano nervosamente tra i banchi dei pescatori intenti a tagliare il pesce, litigando tra loro con i becchi spalancati in attesa di potersi gustare i succulenti scarti che gli vengono lanciati…un’esperienza che non bisogna perdersi, ve lo assicuro.

Venditore prepara con professionalità il pesce al mercato di Puerto Ayora
Pescatore prepara con professionalità il pesce al mercato di Puerto Ayora
Un pellicano in attesa di gustarsi un succulento trancio di pesce al mercato di Puerto Ayora
Un pellicano in attesa di gustarsi un succulento trancio di pesce al mercato di Puerto Agora
Un leone marino affamato in attesa di gustarsi un succulento trancio di pesce al mercato di Puerto Ayora
Un leone marino affamato in attesa di gustarsi un succulento trancio di pesce al mercato di Puerto Ayora
Pellicano appollaiato sulla barca vicino al mercato del pesce di Puerto Ayora
Pellicano appollaiato sulla barca vicino al mercato del pesce di Puerto Ayora

Impossibile perdersi anche una visita alla Estación Cientifica Charles Darwin, dove è possibile conoscere l’evoluzione della flora e della fauna dell’Arcipelago nel corso dei secoli, così come i programmi di conservazione che sono costantemente sviluppati e gestiti. All’interno della stazione scientifica c’è il Centro de Crianza de Tortugas Gigantes e Iguanas Terrestres, un luogo meraviglioso nel quale esperti e volontari lavorano incessantemente per favorire la riproduzione protetta delle tartarughe e degli iguana di terra a rischio di estinzione, per il futuro progressivo reinserimento nel loro habitat naturale. È molto curioso e istruttivo vedere tutte le fasi della crescita delle tartarughe, da quando sono uova fino a che raggiungono le notevoli dimensioni, così come osservare gli iguana appartenenti alle diverse specie, molti dei quali dai colori eccentrici.

Un uovo di tartaruga e un piccolo cucciolo di pochissimi giorni...
Un uovo di tartaruga e un piccolo cucciolo di pochissimi giorni…presso il “Centro de Crianza de tortugas gigantes e iguanas terrestres”, presso la Fundación Charles Darwin
Ricerche e studi per assicurare la riproduzione delle tartarughe giganti delle Galápagos
Ricerche e studi per assicurare la riproduzione delle tartarughe giganti delle Galápagos
Una tartaruga delle molte tartarughe protette presenti al Centro de Crianza presso la Fundación Charles Darwin
Una tartaruga delle molte tartarughe protette presenti al “Centro de Crianza de tortugas gigantes e iguanas terrestres” presso la Fundación Charles Darwin
Un grosso iguana terrestre al Centro de Crianza de tortugas gigantes e iguanas terrestres, presso la Fundación Charles Darwin
Un grosso iguana terrestre al “Centro de Crianza de tortugas gigantes e iguanas terrestres”, presso la Fundación Charles Darwin
Tartarughe si riproducono al Centro de Crianza
Tartarughe si riproducono al “Centro de Crianza de tortugas gigantes e iguanas terrestres” presso la Fundación Charles Darwin

Quando ho fatto il viaggio che sto raccontando, ormai qualche anno fa, ho avuto la fortuna di poter fare la conoscenza del Solitario George (Lonesome George), ultimo esemplare conosciuto della specie di tartarughe giganti tipiche della Isla Pinta, che si trova nella parte nord dell’Arcipelago, e diventato per questo motivo icona mondiale della conservazione delle Galapagos, morto di vecchiaia dopo aver largamente superato i 90 anni di età il 24 Giugno del 2012. Addio Solitario George…

Addio solitario George...
Addio solitario George…

 

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