casco antiguo jerez de la frontera

Alla scoperta Jerez de la Frontera, tra storia, vino, flamenco, cavalli, moto…e splendidi orologi

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Federico Belloni Professional Travel Blogger

Jerez de la Frontera (esattamente a metà strada tra Sevilla e Cádiz) sicuramente non è tra le città più conosciute della Spagna e nemmeno dell’ Andalucía, ma ci sono stato diverse volte e vi posso assicurare che è assolutamente da conoscere. Oltre ad un importante patrimonio monumentale è famosa per essere culla del Flamenco e capitale dello sherry, lo squisito vino liquoroso prodotto in molte bodegas disseminate per la città. Ma lo è anche per essere patria del famoso cavallo di razza Cartuja e sede del Circuito de Velocidad, dove si corrono molte gare automobilistiche e motociclistiche, tra le quali uno degli appuntamenti spagnoli del Moto GP

Quando si pensa all’Andalucía,  le prime cose che ci vengono in mente sono inevitabilmente il caldo, il sole e il mare della splendida costa che incomincia nella sua provincia più orientale, quella di Almería, fino al confine con la regione dell’Algarve in Portogallo, così come l’aristocratica Sevilla, oppure  la celebre Alhambra di Granada, o l’incantevole Cadice (Cádiz): la punta dell’Andalucia dove il mare abbraccia la terra.

Niente di sbagliato per carità, ma questa regione offre molto, ma molto di più, soprattutto ai visitatori più curiosi, quelli che quando viaggiano lo fanno alla ricerca di luoghi che offrono sensazioni forti, atmosfere autentiche e davvero coinvolgenti.

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Una delle vie di Jerez de la Frontera tipiche dell’architettura dell’Andalucía | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Chi pensa di avere (come me) queste caratteristiche non deve assolutamente perdersi una visita di almeno qualche giorno a Jerez de la Frontera, nella Provincia di Cadice (Cádiz), perchè altrimenti si priverebbe dell’immenso piacere di toccare con mano i tratti tipici della più vera tradizione dell’ Andalucía, a partire dalle case del centro storico, quasi tutte  basse dipinte di bianco e giallo, con il tetti senza spiovenza perchè i giorni di pioggia sono più unici che rari, lunghe inferiate alle finestre, più di ornamento che per protezione.

E deliziosi patii interni decorati con gli azulejos, le tipiche piastrelle azzurre, e dove non manca quasi mai una fontana al centro e molti vasi di piante rigogliose distribuiti qua e la nei quali, oggi come allora, si riuniscono i vicini per chiacchierare vivacemente e passare qualche ora in allegra compagnia, e magari intonare una canzone della tradizione flamenca.

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Tipica piazzetta di Jerez de la Frontera in stile andaluzo | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Gironzolando per le strade di Jerez de la Frontera si nota immediatamente che è un concentrato di storia e di cultura, come è testimoniato dalle moltissime chiese e monumenti che rimarcano il suo glorioso passato, e che si incontrano praticamente dovunque, ma soprattutto nel Casco Antiguo (Centro Storico), che ha ottenuto dall’UNESCO il riconoscimento di Centro Histórico-Artístico.

Certo, al di la della bellezza di tutti gli altri, non ci si può perdere una visita alla maestosa Cattedrale, antica “Collegiata di San Salvatore”. È costruita sopra l’antica moschea maggiore (Mezquita Mayor) ed è un grande edificio eretto a partire dal XIII secolo e rifatto alla metà del XVIII. È di un’imponenza senza eguali, e la sua facciata pur essendo architettonicamente semplice e un pò spoglia, appare come molto sofisticata.

La disposizione laterale della scalinata è davvero un piacere per gli occhi, per la percezione di elevazione che propone.

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La bellissima e mastodontica Cattedrale | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

A poca distanza si trova anche il bellissimo Complesso Monumentale dell’Alcázar di Jerez de la Frontera, antica fortezza islamica costruita nel XII secolo, che all’interno delle sue mura di quattro chilometri racchiudeva una città di ben 46 ettari, oggi riconvertito a centro espositivo e luogo per convegni e congressi.

Vi consiglio di prendervi il vostro tempo, per godere della pace e della tranquillità che si respira nei suoi giardini, adornati con fiori e piante rigogliose, oltre che di deliziose fontane. Passeggiare per i viali interni è davvero un ristoro per l’anima.

Affascinanti sono anche I Claustri di Santo Domingo, ex edificio militare di origine islamica consegnato ai dominicani da Alfonso X nel 1264, quando il monarca strappa definitivamente Jerez ai musulmani.

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La Plaza del Arenal, il cuore del centro storico della città | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

A parte i monumenti, sono molto suggestive anche le piazze  e gli stretti violetti, soprattutto di sera, quando l’illuminazione soffusa regala atmosfere molto romantiche. Il solo passeggiare con calma e senza meta per le strade e le piazze di Jerez de la Frontera è un’esperienza che regala bellissime sensazioni, soprattutto se si ha la fortuna di trovare qualcuno con cui fare quattro chiacchiere davanti a un bicchiere di vino o di birra.

Vi assicuro che non è per nulla difficile: la gente di Jerez de la Frontera è molto socievole e cordiale, soprattutto con gli stranieri.

Ma la spettacolarità  di Jerez de la Frontera non risiede solo nei monumenti: è infatti la scoperta del suo patrimonio immateriale quello che fa veramente la differenza rispetto ad altre città. E sto parlando per prima cosa del Flamenco, che è nato proprio qui, e che secolo dopo secolo è ancora vivo e ben presente nella cultura cittadina e nella vita quotidiana delle persone.

Capita spesso di essere seduti in uno dei tipici tabancos, piccoli locali dove si può degustare la gastronomia tipica e luogo sociale per eccellenza degli jerezani, e sentire improvvisamente che una chitarra comincia a intonare musica flamenca.

D’improvviso l’atmosfera si scalda magicamente. In una questione di attimi alla musica si unisce il canto e il battito coordinato delle mani e dei piedi che battono per terra, e che scandiscono il ritmo, sempre più carico e veloce, e la festa è già cominciata.

Un tabanco che offre spettacoli gratuiti tutte le sere alle nove in punto è il Tabanco El Pasaje, piccolissimo ma molto molto accogliente e davvero tradizionale. Pensate che qui i camerieri, per segnare le consumazioni che vengono prese ad ogni tavolo, usano il bancone come una lavagna e il gesso per scriverci sopra, come a scuola, per poi ovviamente pulire tutto quando i clienti pagano e se ne vanno alla ricerca di un altro tabanco per un’altra birra fresca.

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Jerez de la Frontera è la culla della tradizione flamenca | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Ma i migliori posti dove viverlo sono sicuramente le tabernas, i locali dove di sera si esibiscono gli artisti professionisti, e dove si può anche cenare durante gli spettacoli. Io sono stato alla Taberna Flamenca, che è una delle più storiche, ed è stata davvero un’esperienza sensazionale, che vi consiglio di provare.

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Esibizione di Flamenco in una tipica taberna | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Pensate che è in un edificio storico, una specie di granaio dal soffitto molto alto che ha mantenuto intatta la sua struttura originale all’interno del quale, appesi alle pareti, si possono trovare molti oggetti tradizionali della cultura contadina, come ad esempio autentici attrezzi che venivano utilizzati per il lavoro nei campi.

Moltissime persone visitano la città proprio durante il Festival di Jerez, per godersi un’intera settimana completamente dedicata al Flamenco, che regala spettacoli continui ad ogni angolo della strada, molte delle quali poi si fermano per imparare quest’arte frequentando i corsi organizzati dalle Peñas, le tradizionali scuole di ballo disseminate per tutta la città.

Spesso e volentieri sono quasi invisibili dalla strada: per trovarle vi consiglio di prestare attenzione per scoprire da dove proviene la musica.

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Una tipica taberna flamenca | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Jerez  de la Frontera ha anche uno dei più importanti (o forse il più importante) luoghi di produzione degli sherry, gli ottimi vini dalla consistenza piuttosto liquorosa. Ci sono moltissime cantine (Bodegas) che producono diverse qualità di vino: il Fino (secco paglierino tenue), il Manzanilla (retrogusto sapido), l’Amontillado (secco paglierino sapido), l’Oloroso, il Cream e il Pale Cream.

Oltre a degustarli nei bar insieme a qualche tapas, si possono assaggiare e comprare direttamente nelle cantine, ognuna delle quali organizza interessantissime visite guidate al processo di produzione e ricche degustazioni.

È un’esperienza così bella che se si prova è davvero impossibile andarsene senza aver comprato almeno un paio di bottiglie a testa.

Non vale la pena visitare le cantine solo per il vino, ma anche perchè sono di loro luoghi molto tipici e curati, veri e propri esempi di architettura tradizionale andalusa. Molte hanno dei tranquilli giardini interni, oppure addirittura dei ricchissimi patii.

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La Bodega Tradición, una delle più belle di Jerez | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

La più importante bodega di Jerez de la Frontera è sicuramente la González Byass, che si trova vicinissima alla Cattedrale, e che è quella della marca Tío Pepe, per intenderci. Non ditemi che non la conoscete o che non ne avete mai sentito parlare, perchè non ci credo. Chi di voi è stato nella celebre Puerta del Sol a Madrid avrà sicuramente visto l’insegna luminosa con il logo di Tío Pepe che recita “Tío Pepe – Sol de Andalucía Embotellado”.

Pensate che vanta una tradizione di più di 175 anni. Non male vero? Io l’ho visitata ed è stata davvero un’esperienza entusiasmante. Le sua mura non contengono solo ottimi vini, ma soprattutto la storia della splendida Andalucía.

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Una statua omaggia a Tío Pepe, la celebre marca di sherry della Bodega Gonzalez Byass | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Curiosate tra le botti e vedrete che moltissime sono dedicate e autografate da personaggi famosi che nel corso degli anni hanno fatto visita a questo incredibile “tempio del vino”, tra i quali il regista americano Steven Spielberg (che ha diretto tra gli altri il celebre film Schindler’s List) e molti dei componenti della Famiglia Reale, tra i quali la Regina Sofia.

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Le botti di sherry dedicate ai membri della famiglia reale alla Bodega Gonzalez Byass | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)
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La botte di sherry della Bodega Gonzalez Byass dedicata al regista Steven Spielberg | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Oltre alla Gonzalez Byass ho visitato anche la Bodega Sandeman, che si trova proprio al lato della Fundación Real Escuela del Arte Ecuestre. Molto più piccola della prima, ma questo non vuol dire meno affascinante. Anzi!!!

Ma ce ne sono moltissime altre, tutte degne di nota, tra le quali vorrei comunque segnalarvi la Álvaro Domecq, Williams & Humbert e la Bodegas Tradición, conosciuta anche per ospitare una ricca pinacoteca.

Storia, vino, flamenco. Cosa ci si può aspettare di più da Jerez de la Frontera? Io vi propongo la scoperta della sua millenaria tradizione legata al cavallo. Qui infatti dalla notte dei tempi si alleva una razza particolare, la Cartuja, che si contraddistingue per forza, possenza e resistenza, tanto che già i cartaginesi lo introdussero come cavallo da battaglia, mentre i romani dimostrarono di apprezzarne le qualità usandolo come mezzo di trasporto e ancora per usi militari, oltre che come segno di distinzione per re e imperatori, e per i giochi circensi.

Oggi la bellezza del cavallo cartujano si apprezza nella sua massima espressione visitando il centro di allevamento e di ricerca Yeguada de la Cartuja, specializzata nel mantenimento della purezza della razza, nella località di Hierro de Bocado, a pochissimi chilometri a sud dalla città.

Oppure assistendo al sensazionale spettacolo organizzato dalla Fundación Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre intitolato “Cómo bailan los caballos andaluces“, grazie al quale gli spettatori vengono letteralmente stregati dalle molte complesse coreografie, che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

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Lo spettacolo Como Bailan los Caballos Andaluces Fonte: Fundación Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre

È un autentico balletto equestre, sulle note della musica tipica spagnola e costumi in uso durante il XVIII secolo, montato su coreografie tipiche dell’equitazione tradizionale.

In ogni rappresentazione si realizzano di volta in volta dalle 6 alle 8 coreografie diverse, che seguono sempre  lo stesso squisito repertorio, che fa riferimento alle diverse discipline dell’equitazione tradizionale: “Doma Vaquera”, “Doma Clásica”, “Los Enganches”, “Trabajos en las manos”, “Carrousel”.

All’interno degli edifici della Real Escuela di Jerez de la Frontera vi raccomando di visitare anche il Museo del Arte Ecuestre e il Museo Del Enganche.

Il primo è una raccolta di carrozze e di altri mezzi di trasporto trainati da cavalli, oltre che di guarnizioni, mentre nel secondo si mostra la comunicazione tra persone e cavalli dai tempi remoti, comunicazioni che andrà sublimando fino ad acquisire a tutti gli effetti la categoria di arte.

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Il Museo del Enganche all’interno della Fundación Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre | Fonte: Fundación Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre
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Il Museo del Arte Ecuestre all’interno della Fundación Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre | Fonte: Fundación Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre

Il cavallo è anche il protagonista assoluto di uno dei più importanti eventi di Jerez, la Feria del Caballo, un’intera settimana densa di esposizioni, mostre e spettacoli dedicato al nobilissimo animale, durante il quale c’è così tanta gente che è praticamente impossibile trovare una stanza libera in tutta la città.

A Jerez de la Frontera ci sono anche molti musei, tutti degni di essere visitati, ma uno che proprio non potete perdervi è il Museo de la Atalaya, ospitato in un bellissimo edificio chiamato Palacio del Tiempo, all’interno di uno splendido parco, che ha questo nome proprio perchè, manco a farlo apposta, ospita una stupenda collezione di preziosi orologi. Ma no, non avete capito. Non quelli da indossare al polso, ma al contrario da esporre su un mobile antico e prezioso.

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Lo stupendo orologio all’ingresso del Palacio del Tiempo (Palazzo del Tempo) | Fonte: Museo de la Atalaya

Ma non è finita qui. Se siete appassionati di moto non potete non visitare Jerez de la Frontera a Maggio, durante la più emozionante tappa spagnola della MotoGP, che si corre nel suo splendido Circuito de Velocidad, all’interno del quale c’è anche un museo del motociclismo, che si chiama Museo del Motor, nel quale si possono trovare numerose testimonianze del mondo delle moto e dei piloti che su questa pista hanno segnato la storia.

E ovviamente non poteva mancare il mitico Vale, che a Jerez de la Frontera ha trionfato moltissime volte aggiudicandosi i gradini più alti del podio, e che proprio qui ha lasciato le sue impronte. E non è per nulla un modo di dire. Questa tappa, soprattutto grazie alla conformazione della pista, è tutti gli anni una delle più avvincenti di tutto il campionato.

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Il Circuito de Velocidad, dove si corre il GP di Jerez di Moto GP e altre importanti gare automobilistiche e motociclistiche | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)
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Il Museo del Motor negli spazi del Circuito de Velocidad | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Sicuramente Jerez de la Frontera di affascinerà e vi stregherà. Ma una volta visitata questa splendida città prendere un autobus o un treno e in meno di un’ora potrete visitare un’altra stupenda città del Sud dell’Andalucía, Cádiz, dove il mare abbraccia la terra. Io sono davvero rimasto senza parole dalla sua bellezza e autenticità! Provate per credere!

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