Armatura a protezione del soffitto di una galleria del Museo della Miniera di Massa Marittima

Il Museo della Miniera di Massa Marittima: un emozionante viaggio nel cuore delle colline metallifere

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Federico Belloni Professional Travel Blogger

Il Museo della Miniera di Massa Marittima, in Provincia di Grosseto, è una interessante testimonianza di archeologia industriale legata al lavoro di estrazione dei minerali che dal Medioevo fino alla fine degli anni Settanta del secolo scorso ha interessato le Colline Metallifere, plasmando in modo indelebile la morfologia del territorio, ma soprattutto la cultura della popolazione locale. Il museo è stato ideato e allestito grazie alla volontà degli ex minatori che, una volta terminata l’attività estrattiva, hanno raccolto gli strumenti di lavoro e gli oggetti della loro vita quotidiana in miniera, trasformandoli in un avvincente racconto, dalla valenza ludica e didattica, e punto di partenza per la scoperta del territorio.

Mi trovo nel centro storico dell’incantevole comune di Massa Marittima, nella Provincia di Grosseto, alle porte del Parco Nazionale delle Colline Metallifere Grossetane.

Un’area che già a partire dal Medioevo è intimamente legata all’attività di estrazione mineraria, alternando periodi di prosperità a momenti di declino, fino alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, quando questa si è definitivamente bloccata a causa degli alti costi.

La cosa certa è che nel corso dei secoli l’attività estrattiva ne ha plasmato indissolubilmente il territorio, l’economia, la cultura, e il modo di vivere delle persone, in particolare dei minatori e delle loro famiglie, i veri protagonisti di questa faticosa e rischiosa attività.

E sono stati proprio i minatori che contemporaneamente alla chiusura delle miniere hanno cominciano i primi interventi di recupero e di valorizzazione del patrimonio minerario, dando vita al Museo della Miniera (appartenente alla rete Musei di Maremma), che è appunto il risultato della riqualificazione di una di queste miniere, formata da tre gallerie che si snodano per un totale di 700 metri nel travertino della collina che sovrasta il centro storico di Massa Marittima.

Una galleria del Museo della Miniera di Massa Marittima
Una galleria del Museo | Fonte: Plen Air

Il Museo della Miniera di Massa Marittima è in assoluto il più antico museo minerario del comprensorio, e conserva tutto il fascino di un museo voluto, sentito e costruito dagli stessi minatori che in quegli anni lavoravano nelle miniere. Ed è uno dei dieci tra musei, parchi e monumenti musealizzati che si trovano in città e nelle immediate vicinanze, che nel loro complesso formano il Sistema Museale Cittadino.

Gallerie in parte naturali, in parte scavate dall’uomo, che furono ampliate durante la Seconda Guerra Mondiale per essere usate dagli abitanti di Massa Marittima come rifugio antiaereo, proprio come succedeva in molti altri luoghi sotterranei d’Italia, come ad esempio le Grotte di Camerano, in Provincia di Ancona, o le Grotte di Toirano, in Provincia di Savona.

Il Museo della Miniera è la perfetta riproduzione dell’ambiente interno di una miniera databile tra i primi del Novecento e gli anni Sessanta-Settanta dello scorso secolo, che puoi vedere uguale a quando l’attività estrattiva era in funziona e i minatori ci passavano molte ore al giorno, totalmente avvolti dalla polvere sprigionata dalle continue esplosioni della roccia, e nella quasi totale oscurità. Le uniche fonti di luce all’interno delle gallerie erano infatti le lampade individuali ad “acetilene”, e i faretti a batteria collocati sui loro elmetti di protezione.

Camminando per le gallerie insieme alle guide del Museo della Miniera conoscerai gli oggetti di lavoro dei minatori e gli strumenti utilizzati per l’attività estrattiva, tra i quali i pesantissimi martelli perforatori ad aria compressa, utilizzati per praticare i fori nella roccia nei quali inserire la carica di esplosivo, che erano eseguiti sulla base di uno schema ben preciso, e che teneva in considerazione il tipo e il volume di roccia da abbattere.

Gli ambienti del Museo della Miniera di Massa Marittima
Gli ambienti del Museo | Fonte: Museo della Miniera di Massa Marittima

Gli esplosivi erano stoccati in due depositi perchè, per evitare scoppi accidentali che potevano far crollare la miniera, le micce e gli inneschi dovevano essere tenuti sempre separati.

Ma anche i compressori, che alimentavano i martelli perforatori e l’autopala su pneumatici ad aria compressa, che negli anni Sessanta ha sostituito i vagoni su rotaie per il trasporto del materiale. Questi dovevano essere mossi a spinta, dai minatori o dagli infaticabili giuchi (gli asini), che passavano tutta la loro vita in miniera. Quando non lavoravano mangiavano e riposavano nella stalla, anche questa riprodotta fedelmente.

I vecchi vagoni usati nel Museo della Miniera di Massa Marittima
I vecchi vagoni usati nella miniera | Fonte: Museo della Miniera di Massa Marittima

Un altro luogo riprodotto molto fedelmente nel Museo della Miniera è l’officina, dove lavoravano i minatori meccanici, che erano quelli incaricati della manutenzione e riparazione degli strumenti di lavoro, soprattutto quelli più grossi, perchè erano difficilmente trasportabili all’esterno.

In miniera non c’erano solo solo i vagoni adibiti al trasporto del materiale, ma anche quello per il trasporto del personale dentro e fuori la miniera, che come vedrai aveva una grata di protezione, utile soprattutto quando si dovevano attraversare tratti di gallerie senza armature.

Guardando le volte potrai notare i diversi tipi di armature costruite per sorreggerle, permettendo che l’attività estrattiva si svolgesse in sicurezza. La classica armatura in legno, quella con rete metallica ancorata con bulloni d’acciaio, fino al rivestimento in muratura con tavole di legno fra conci di calcestruzzo, utilizzato in terreni particolarmente friabili.

Armatura a protezione del soffitto di una galleria del Museo della Miniera di Massa Marittima
Armatura a protezione del soffitto di una galleria del Museo | Fonte: Coop. Colline Metallifere

Conoscerai i vari sistemi di escavazione e di lavorazione del minerale e i vari metodi di coltivazione dei filoni: per ripiena, cioè abbattendo il minerale e provvedendo contemporaneamente a riempire la trancia appena svuotata, o per franamento del tetto, cioè disarmando e quindi facendo crollare parte della galleria una volta esaurita la fase di estrazione.

Nel Museo della Miniera c’è anche la Marmitta, una macchina utilizzata per preparare l’impasto per la ripiena cementata usata per il riempimento delle gallerie. E la Sonda, uno strumento utilizzato per il carotaggio, metodo più efficace per prelevare i campioni di roccia con l’obiettivo di valutare l’andamento della vena del minerale, e quindi decidere la migliore direzione per proseguire lo scavo.

In alto vedrai i tubi che costituivano il sistema di ventilazione, fondamentale per permettere il continuo ricambio dell’aria, che doveva essere costantemente pulita dalla polvere e dai gas nocivi. Ma anche per regolare la temperatura dell’ambiente, che poteva anche raggiungere i 40 gradi. Tutte condizioni che potevano rendere davvero insopportabile il lavoro dei minatori, tra i quali era infatti molto comune la Silicosi, una malattia polmonare riconosciuta come malattia professionale fin dalla fine degli anni Trenta.

In miniera i minatori passavano praticamente tutto il giorno, compresi i momenti dei pasti principali, che consumavano in una galleria adibita a mensa, anche questa riprodotta alla perfezione. Sui tavoli si vedono alcune “panierine”, i contenitori di metallo nei quali mettevano il cibo portato da casa.

Le panierine dei minatori nel Museo della Miniera di Massa Marittima
Le panierine dei minatori | Fonte: Museo della Miniera di Massa Marittima

Visitando il Museo della Miniera potrai vedere anche i campioni dei diversi tipi di minerali che erano estratti nelle miniere delle Colline Metallifere, tra i quali la Pirite, la Galena, la Calcopirite, la Limonite (che abbiamo imparato a conoscere visitando le Gtotte di Borgio Verezzi), la Magnetite e il Gesso, che si presenta nella forma di cristalli trasparenti.

Come avrai intuito dal mio racconto, visitare il Museo della Miniera significa avere la possibilità di fare un emozionante viaggio sotterraneo alla scoperta del patrimonio industriale del territorio delle Colline Metallifere, parzialmente accessibile anche a persone con disabilità. Ma è anche un ottimo punto di partenza per un viaggio culturale alla scoperta delle caratteristiche peculiari di questo stupendo territorio.

Viaggio di scoperta, allo stesso tempo ludico e didattico, che puoi proseguire e completare visitando anche il Museo di Arte e di Storia delle Miniere, oppure optare per due percorsi più storici e naturalistici, entrambi davvero molto interessanti. Il primo è quello del Parco degli antichi pozzini minerari, che ti condurrà alla scoperta delle antiche miniere medioevali, dalle quali si estraeva l’argento che rese ricco il comune di Massa Marittima. Il secondo è quello del Museo Archeologico, nel quale sono conservate le più antiche testimonianze dell’attività mineraria di epoca preistorica ed etrusca.

E se decidi di venire al Museo della Miniera prima del prossimo 6 Gennaio 2019 potrai visitare l’interessante mostra fotografica ”Memorie dalla Miniera”, 18 immagini rare provenienti dall’archivio comunale, che raccontano il lavoro quotidiano nelle miniere o eventi legati all’attività mineraria sulle Colline Metallifere, da inizio del Novecento fino agli anni Cinquanta e Sessanta.

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