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Museo del Che Guevara ad Alta Gracia in Argentina: la Casa dove il Comandante trascorse la sua infanzia e adolescenza

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Federico Belloni Professional Travel Blogger

Il Museo del Che Guevara Ad alta Gracia, in Argentina, è la casa in cui il Comandante trascorse buona parte della sua infanzia e adolescenza insieme alla sua famiglia. La Casa Museo è una importante testimonianza degli anni più spensierati e formativi della sua vita, dove si formò come persone e come rivoluzionario

Immagino che tutti noi conosciamo la leggendaria figura di Ernesto “Che” Guevara, e del suo contributo nelle lotte per la liberazione di diversi Paesi, tra i quali la più celebre è sicuramente Cuba, ma forse non tutti sappiamo che la storia del “Che” è molto legata a quella di Alta Gracia, una graziosa cittadina della Provincia di Córdoba, nel cuore dell’Argentina, a circa 700 km dalla capitale Buenos Aires. Alta Gracia è la città del mondo nella quale il “Che” visse per più tempo consecutivamente, cambiando diverse case. Esattamente undici anni, dai 5 ai 16…dall’infanzia all’adolescenza.

Il padre di Ernesto scelse questa zona per il suo clima secco, ideale per i problemi d’asma che affliggevano il figlio dalla nascita, e che lo avrebbero accompagnato durante tutta la vita. Una di queste case è Villa Nydia (dal nome della figlia del primo proprietario), una grande casa unifamiliare in stile inglese edificata nel 1911, che ospitò la famiglia del “Che” in due periodi diversi: dal 1935 al 1937 e dal 1939 al 1943, prima di trasferirsi a Córdoba.

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Esterno del Museo Casa del Che Guevara con la statua che lo rappresenta | Fonte: Museo Casa del Che

Più di 50 anni dopo questo chalet fu dichiarato Bene Patrimoniale dalla Municipalità di Alta Grancia e nel 2001 si convertì nel “Museo Casa del Che”, conosciuto semplicemente come Museo del Che, un ricco ed emozionante percorso nella sua vita fatto di fotografie, video, audio, documenti vari e repliche dei suoi oggetti personali distribuiti in 11 sale tematiche. Il Museo del Che si trova a pochissima distanza da un altro importante museo, la Casa Museo del celebre compositore e musicista spagnolo Manuel de Falla.

La prima sala del Museo del Che intitolata “Ana María Guevara de la Serna”, è dedicata all’esposizione delle fotografie delle diverse case che la famiglia Guevara abitò nel territorio di Alta Gracia, oltre alla scultura del “Che” bambino, mentre al finale una sua scultura nella quale appare armato con una torcia accesa, in onore alla sua memoria come simbolo di vita, presenza, unione e forza; fonte di luce e di calore permanente.

La seconda sala è intitolata “Argentina”, ed è un vero e proprio invito a percorrere il museo, alla scoperta della vita e delle opere del “Che” in ordine cronologico: la sua infanzia e adolescenza, i suoi viaggi attraverso i Paesi dell’America Latina, l’uomo rivoluzionario e ideologico, la sua tragica morte…l’evoluzione del suo pensiero…

“Seamos realistas. Soñemos lo imposible.”

Che Guevara

La terza sala del Museo del Che è intitolata “Celia de la Serna”, in onore della mamma del “Che”, e racconta l’infanzia di “Ernestito”, come lo chiamavano amorevolmente i genitori. Nonostante l’asma, fin da piccolo visse una vita molto attiva e praticò diversi sport, che contribuirono a generare il suo autocontrollo. Oltre a camminate interminabili e lunghi giri in bicicletta, giocava a golf e a calcio e nuotava tantissimo. Con il tempo divenne anche un abilissimo giocatore d scacchi, e come scrisse in alcuni dei suoi racconti, durante le partite non poteva mancare il Mate, la regina delle bevande dell’America Latina.

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La stanza da letto di Ernesto con i ricordi dell’infanzia | Fonte: Museo Casa del Che

La quarta sala intitolata “Carlos Figueroa” racconta invece gli anni della gioventù del “Che”, che trascorse nella città di Córdoba, dal 1943 al 1947, anni durante i quali strinse amicizia con i fratelli Granado dai quali ricevette il soprannome di “fúser” (furibondo), quando fece parte della squadra di Rugby, fino a quando nel 1947 non si trasferí a Buenos Aires per studiare Medicina. Da qui, a bordo di una bicicletta Garelli preparata con un piccolo motore “Micrón”, partí per un viaggio di quattromila chilometri fino alle Province del Nord dell’Argentina, che gli permise di palmare le grandi differenze sociali che esistevano nel Paese.

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La bicicletta Garelli del Che, compagna di lunghi viaggi | Fonte: Museo Casa del Che

La quinta sala del Museo del Che è intitolata “Alberto Granado”, grande amico del Che, con il quale nel 1951 fece il suo primo lungo viaggio per l’America Latina, a bordo di una motocicletta Norton, 500 cc di ciclindrada, che chiamarono “La Poderosa II”. Insieme partirono da Buenos Aires in direzione Patagonia argentina, per poi attraversare la frontiera in direzione Santiago del Cile, per poi dirigersi verso il Perù. Qui, già senza moto, arrivarono al lebbrosario di San Pablo dove i nativi gli regalarono una canoa che chiamarono“Mambo-Tango”, con la quale navigarono fino ai confini tra Perù, Brasile e Colombia. Arrivati in Venezuela, Alberto Granado fu ricoverato in ospedale mentre il “Che” ritornò a Buenos Aires per completare l’università e laurearsi in medicina. Laurea che arrivò l’11 aprile 1953. Parte delle ceneri di Alberto Granado sono conservate in questa sala.

“…Este vagar sin rumbo por nuestra mayúscula América me ha cambiado más de lo que creí…”

Che Guevara

A venticinque anni il “Che” fece il suo secondo viaggio nel Latinoamerica, questa volta con un amico d’infanzia, durante il quale visitò Bolivia, Perù ed Ecuador. Ernesto arrivò in Guatemala, dove conobbe il cubano Ñico López, e fu lui a chiamarlo per la prima volta con il soprannome con cui è conosciuto mondialmente “El Che”. Da li partì per il Messico dove conobbe Fidel Castro, e nel 1956 si arruolò come medico nella futura spedizione per la liberazione di Cuba.

La sesta sala intitolata “Camilo Cienfuegos”, Comandante insieme a Che Guevara durante la rivoluzione cubana del 1956 quando, insieme a 82 guerrillieri, salpò dal Messico per sconfiggere l’esercito da Batista, che avvenne definitivamente il 1 Gennaio 1959 con la presa de l’Havana. Il giorno seguente, insieme a Fidel Castro, fecere il loro ingresso trionfale nella città.

“…mi futuro está unido a la revolución cubana. O triunfo con ella o muero…”

Che Guevara

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Il busto del Comandante tra la bandiera cubana e quella argentina | Fonte: Museo Casa del Che

La settima sala del Museo del Che, intitolata ““Rosario González de López”, la donna che si prese cura di Ernesto durante gli anni dell’infanzia, e che utilizzava rimedi casalinghi per alleviare la sua sofferenza durante gli attacchi d’asma, e che preparava nella cucina di casa. Infatti, le erbe fresche della zona erano delle ottime medicine naturali.

“… cuando conocí a Ernestito  tenía sólo cuatro años de edad  y sufría tantos ataques de asma que lo doblaban por la mitad… Muchas veces lo llevé en mis brazos hasta su cama porque no podía caminar…”

“… era un niño generoso, cuando compraba golosinas no eran sólo para él, sino para sus amigos y para los que trabajaban en la casa…”

Rosario González de López

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La cucina della casa del Che | Fonte: Museo Casa del Che

L’ottava sala, intitolata “Postales de un día histórico”, è dedicata alla visita al Museo Casa del Che che il 22 Luglio del 2006 fecero Fidel Castro y Hugo Chávez, presidente del Venezuela, presenti a Córdoba per una riunione dei presidenti dei paesi del Latinoamerica. Fu una giornata indimenticabile, al di la del significato storico, anche per gli aneddoti che Fidel Castro raccontò sulla sua amicizia con Ernesto.

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Le fotografie più emblematiche esposte nel Museo Casa del Che | Fonte: Museo Casa del Che

La nona sala del Museo del Che, intitolata “La Biblioteca”, è dedicata al luogo dove Ernesto e i suoi familiari si incontrava con gli amici. Carmen de la Serna, sorella maggiore di Celia, la madre del “Che”, ricorda che la casa della familia Guevara era aperta a tuti, e che sempre regnava un gran disordine, che si sistemava solo per le occasioni speciali, come le feste comandate. Attualmente la biblioteca raccoglie testi sulla figura di Ernesto Che Guevara e altri autori latinoamericani, per essere consultati e ottenuti in prestito.

La decima sala intitolata “Korda”, è dedicata ad Alberto Korda, pseudonimo del fotografo cubano Alberto Díaz Gutiérrez, autore del ritratto più famoso del “Che”, quello che si riconosce in tutto il mondo, intitolata “el Guerrillero Heroico”. La foto fu fatta il 5 Marzo 1960, durante il funerale di 136 cubani morti in un attentato sulla barca francese “La Coubre”. Nella sala c’è anche la proiezione di un video di dieci minuti “La infancia de Ernestito”, che racconta appunta dell’infanzia del “Che” ad Alta Gracia, e che fa un parallelismo con il contesto storico del momento.

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La celebre fotografia Che Guevara Guerrillero Eroico del fotografo Korda | Fonte: Museo Casa del Che

L’undicesima sala del Museo del Che, intitolata “Congo – Bolivia”, è dedicata alla lotta del “Che” per la liberazione di altri due paesi: il Congo (nel 1965) e la Bolivia (nel 1966), paese nel quale alla fine trovò la morte nel 1967 dopo essere stato catturato e ferito alla gamba durante un’imboscata l’8 Ottobre. Dopo essere stato interrogato, fu ucciso con il metodo dell’esecuzione dall’ufficiale Mario Terán, che obbedì agli ordini del presidente boliviano René Barrientos. Il suo corpo venne trovato solo 30 anni dopo in una fossa comune nel del Valle Grande, sempre in Bolivia.

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