le colonne nelle grotte di toirnano

Le Grotte di Toirano: un emozionante viaggio nella Preistoria tra stalattiti e stalagmiti dalle più diverse forme e colori

federico belloni professional travel blogger
Federico Belloni Professional Travel Blogger

Le Grotte di Toirano, delizioso borgo medioevale della Provincia di Savona, nel Ponente Ligure, sono una bellissima testimonianza del fenomeno carsico in Italia, oltre ad essere molto importanti dal punto di vista archeologico per la presenza di resti dell’orso delle caverne, Ursus spelaeus, che si è estinto circa 24 mila anni fa, e tracce della presenza di un unico piccolo gruppo di persone che hanno visitato le grotte circa 12 mila anni fa. Troverai due bellissime grotte ricche di stalattiti, stalagmiti e colonne dai più diversi colori, fiori di aragonite bianchissimi e deliziosi laghetti, che potrai conoscere attraverso un percorso emozionante e ricco di sorprese, adatto a tutti

In tempo di guerra, durante i bombardamenti, le persone cercavano rifugio in luoghi sotterranei, per scampare a morte quasi sempre certa. Alcune volte questi rifugi erano artificiali, altre volte naturali.

Gli abitanti Toirano, piccolo borgo medioevale nella Provincia di Savona, nel Ponente Ligure, utilizzavano il riparo offerto da alcune grotte naturali poco distanti dal centro abitato, sulle prime pendici della Val Varatella.

In particolare la parte posteriore di una grotta chiamata Santa Lucia Superiore, che nella sua porzione anteriore ospita un Santuario risalente ai Secoli XV e XVI, visitabile durante i mesi estivi.

Grotta che pare sia stata abitata dagli uomini di Neandertal durante l’ultimo periodo glaciale, tra gli 80 mila e i 40 mila anni fa. Anche se recenti studi mettono il luce che con tutta probabilità fu abitata anche dall’Homo heidelbergensis, in un’epoca ancora più lontana, antenato comune dell’uomo di Neandertal e di noi sapiens.

santa lucia superiore grotte di toirano
Il Santuario di Santa Lucia Superiore | Fotografia di Francesco Munì utilizzata su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Durante un grande bombardamento nel 1944 gli abitanti di Toirano si dovettero addirittura rifugiare in questa grotta per diversi giorni, e la casualità volle che due donne incinte partorissero i loro bambini proprio lì. Un bambino e una bambina per la precisione, che vennero chiamati Lucio e Lucia, in omaggio al luogo che gli offrì protezione. 

Questo però non fu l’unico rifugio utilizzato. L’altro era una cavità localizzata più in basso, conosciuta fin dall’800. La parte atriale della Grotta della Bàsura, che, come si scoprì poi era molto più grande di quella da loro conosciuta.

La scoperta di quello che quell’ anticamera in realtà celava fu merito di un gruppo di ragazzi di Toirano che, proprio durante la loro permanenza a causa dei bombardamenti, sospinti dalla curiosità, si addentrarono nei cunicoli della sua parte più profonda dove notarono una stretta fessura nella roccia.

Da questa uscivano i pipistrelli, e spifferi d’aria, segnali inequivocabili della presenza di un altro ambiente.

Grazie a questa intuizione, nel Maggio del 1950, fu abbattuto il diaframma stalagmitico che impediva l’accesso agli spazi interni, e si scoprirono gli oltre 400 metri della grotta, rivelando un panorama che pareva appartenere ad un’altro mondo.

Quello che trovarono fu una grande ricchezza di concrezioni di diverse forme, dimensioni e colori, che dipendono dal tipo di minerale trasportato dall’acqua che si infiltra. il bianco del calcare puro, il grigio dall’ossido di manganese e le sfumature rossastre lasciate dall’ossido di ferro.

stalattite grotte di toirano

Una magnifica concrezione | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

L’apertura al pubblico della Grotta della Bàsura avvenne pochissimo tempo dopo, nel 1953. Mentre l’altra grotta che forma il complesso carsico delle Grotte di Toirano, quella di Santa Lucia Inferiore, fu scoperta dieci anni dopo, nel 1960.

Le grotte di Toirano hanno incominciato a formarsi circa 12 milioni di anni fa, quando il fenomeno carsico ha cominciato ad interessare i calcari dolomitici in cui si apre la Val Varatella. L’acqua, infiltrandosi nelle piccole fessure della roccia, le erode e le allarga, fino a formare dei veri e propri cunicoli.

E il gocciolamento, a seconda della velocità di caduta delle singole gocce d’acqua, ha dato luogo alle concrezioni carbonatiche. Stalattiti quando il gocciolamento è lento. Stalagmiti quando è più rapido. E colonne, dall’unione di stalattiti e stalagmiti.

Un ambiente che ha una temperatura costante di 16 gradi e un grado di umidità del 98% durante tutto l’anno.

le concrezioni della grotta di toirano
Le bellissime concrezioni nella Grotta della Basura | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Davvero impressionante, ma non unico, visto che concrezioni di questo tipo si ritrovano in molti altri complessi carsici presenti in Italia e nel mondo, tra cui le vicine Grotte di Borgio Verezzi, a una manciata di chilometri di distanza, o le Grotte di Frasassi, nelle Marche.

Al di là della rilevanza geologica, l’aspetto che destò fin da subito grande interesse degli studiosi fu la presenza di ossa d’orso e di tracce nere alle pareti attribuibili all’ingresso umano durante la Preistoria, testimoniate in entrambi i casi anche dalla presenza di orme che l’azione del carbonato di calcio ha “congelato” nell’argilla, ragione per la quale rimasero perfettamente uguali a com’erano quando sono state lasciate nel passato, circa 12 mila anni fa (quelle di orso sono probabilmente più antiche).

Orme, in totale più di cento, che si ritrovano soprattutto in quello che è stato chiamato Corridoio delle Impronte e nella Sala dei Misteri, due distinte aree della prima parte della Grotta della Bàsura.

orme nelle grotte di toirano
Piede sinistro concrezionato di uomo sul pavimento argilloso nel Corridoio delle Impronte | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)
orma di orso nelle grotte di toirano
Zampa di cucciolo di orso ricoperta da un velo di calcite nel Corridoio delle Impronte | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)
artiglio di orso nelle grotte di toirano
Unghiata di orso sul pavimento argilloso nella Sala dei Misteri | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Ma andiamo con ordine. E partiamo dalla presenza degli orsi, che hanno utilizzato la Grotta della Bàsura come luogo di rifugio durante il letargo invernale per un periodo molto lungo, compreso tra 50 mila e 24 mila anni fa.

Si tratta dell’orso delle caverne, Ursus spelaeus, che si è estinto in tutta Europa proprio 24 mila anni fa. Un animale molto grande, decisamente più pesante del Grizzly. Un maschio adulto poteva raggiungere gli oltre due metri e mezzo di altezza quando era in posizione di attacco, per 800 chili di peso.

Gli orsi raggiungevano le sale interne nelle quali si scavavano un giaciglio per dormire durante i mesi invernali, e la loro presenza non è testimoniata solo dalle impronte e dai segni di artigli che hanno scalfito la roccia, ma anche dalle ossa che lo scorrere dell’acqua di un antico fiume ha accumulato per la maggior parte in un unico punto. Quello che viene chiamato Cimitero degli Orsi.

cimitero degli orsi grotte di toirano

Resti di orso nel Cimitero degli Orsi | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Qui non si trovano scheletri interi, ma un insieme di ossa appartenenti ai diversi esemplari mischiate al fango, e disposte su più livelli.

Finora sono stati rinvenute ossa appartenenti a circa 140 esemplari, per lo più cuccioli o molto giovani, dai primi mesi di vita ai quattro anni di età, che come è logico erano più soggetti alla morte durante il periodo del letargo. Gli esemplari adulti sono invece abbastanza pochi.

Ma è convinzione degli esperti che le analisi future nei livelli inferiori ne riporteranno alla luce molti di più.

scavi nelle grotte di toirano
Gli scavi nella Sala dei Misteri | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Ossa di orso sono state rinvenute anche in quella che è conosciuta come Sala dei Misteri. È chiamata così perché qui si trova anche la maggior concentrazione di tracce della permanenza umana. Si fa fatica a immaginare come siano entrati spingendosi nel buio solo con flebili torce e per quali scopi si siano inoltrati così in profondità.

E nello specifico si vedono ancora frammenti di carbone al suolo e  segni di carbone sulle pareti di roccia lasciati dalle torce che un unico gruppo di persone 12.000 anni fa ha utilizzato per illuminare il cammino durante la visita alla grotta.

Un piccolo gruppo composto da cinque al massimo sei individui, di cui due o tre adulti e sicuramente tre bambini (uno di meno di 5 anni, uno con un’età compresa tra i 6 e i 7 anni, e l’ultimo tra i 10 e gli 11 anni) che nella Preistoria, circa 12 mila e 300 anni fa, è entrato nella grotta con tutta probabilità sospinto dalla curiosità, visitandola, e poi uscendo senza più farvi ritorno.

Persone vissute nello stesso periodo di Luiza, il più antico resto fossile ritrovato in America Latina e conservata nel Museo Nazionale del Brasile, purtroppo andato completamente distrutto in un incendio nell’Agosto del 2019.

Evidenza certa che si ha grazie allo studio delle tracce di carbone utilizzando la tecnica del Carbonio 14 e l’analisi anatomico-forense delle caratteristiche delle impronte lasciate, insieme alla loro posizione e orientamento nello spazio, condotte dagli esperti del Museo delle Scienze di Trento (MUSE).

All’interno della Sala dei Misteri si trova una concrezione chiamata Zoomorfo, molto importante dal punto di vista archeologico per la presenza di moltissime tracce di dita. Si pensa infatti che i visitatori l’abbiano volutamente ricoperta d’argilla, per puro scopo ricreativo.

Così come gli esperti considerano un gioco le palle d’argilla volontariamente applicate contro la parete, che in passato si pensavano lanciate dal centro della sala.

Adesso facciamo un passo indietro. Superato il Corridoio delle Impronte si arriva alla Sala del Laghetto, dove c’è un bel lago in fondo alle scale. Quello che si nota è una mensola calcarea che lo circonda mantenendo sempre la stessa altezza, circa un metro sopra a quello attuale.

Segno che il livello dell’acqua è rimasto per molte migliaia di anni ad un livello costante, per poi abbassarsi progressivamente fino all’attuale.

Risalendo si passa attraverso un altro corridoio con un altro laghetto. Come forse sapete nei laghetti delle grotte carsiche c’è presenza di vita sotterranea. Piccoli crostacei dall’aspetto simile a quello dei gamberetti chiamati Niphargus, che si sono totalmente adattati al buio, e per questo completamente ciechi e bianchi. Molti difficili da individuare nell’acqua.

niphargus nelle grotte di toirano
Il Niphargus | Fonte: niphargus.info

Sorpassato anche questo laghetto attraverso un corridoio dove c’è una bellissima cascata chiamata l’Organo, si arriva al Cimitero degli Orsi.

Dalla fine della Sala dei Misteri finisce anche la zona archeologica, perché era presente un impedimento naturale che bloccava l’accesso alla seconda parte della Grotta della Bàsura, rimosso solo nel 1960.

Questa porzione della grotta è completamente diversa dalla prima. Si trovano le Concrezioni Mammellonari, chiamate anche Nuvole di grotta che, per rendere l’idea, assomigliano a dei provoloni appesi.

le colonne nelle grotte di toirnano
Le concrezioni nella seconda porzione della Grotta della Basura | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

La ragione di queste strane forme deve essere attribuita alla presenza di un lago che sommergeva completamente i nuclei conici delle concrezioni, le cui acque erano ricchissime di carbonato di calcio.

Su queste concrezioni cresciute nell’acqua il deposito carbonatico è quindi avvenuto in modo diverso rispetto a quanto avviene per le “classiche” stalattiti a punta. In questo caso si è disposto in modo circolare, formando degli anelli attorno ai nuclei.

Questa parte prende il nome di “Antro di Cibele”, dedicata alla Dea Cibele, simbolo di abbondanza, e per questo rappresentata con seni prosperosi. E così si arriva anche alla fine della Grotta della Bàsura, da dove parte il tunnel artificiale di collegamento con la Grotta di Santa Lucia Inferiore, la seconda grotta del complesso delle Grotte di Toirano.

Questa grotta si percorre in senso inverso, dalla sua parte più profonda fino all’uscita, per un totale di circa 700 metri.

A differenza della Grotta della Bàsura, quella di Santa Lucia Inferiore non è mai stata visitata durante la Preistoria, e quindi non ha nessuna rilevanza archeologica. La sua importanza è geologica, perchè conserva delle concrezioni davvero molto particolari.

cristalli di aragonite nelle grotte di toirano
I cristalli di aragonite presenti nella parte iniziale della Grotta di Santa Lucia Inferiore | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Sto parlando dei Fiori di Aragonite o coralloidi che si osservano bianchissimi appena entrati. Che per la forma ricordano proprio i coralli di mare, anche se ovviamente non c’è nessuna connessione con questi.

Anche il colore delle pareti è molto diverso. Qui sono molto rossastre, colore che testimonia la massiccia presenza di ossido di ferro.

Lungo il percorso si osservano delle colonne molto importanti, tra le quali salta subito all’occhio quella chiamata Torre di Pisa. Inutile spiegare la ragione del nome. Quello che è evidente è la bellezza del paesaggio, decisamente surreale.

la torre di pisa nelle grotte di toirano
La Torre di Pisa e altra grandi concrezioni all’interno della Grotta di Santa Lucia Inferiore | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Si arriva alla Sala dei Livelli, chiamata così per la presenza di concrezioni carbonatiche che hanno assunto la forma di piattaforme, una sorta di pavimentazione scivolosa su più livelli, risultato dei diversi livelli assunti dall’acqua nel corso dei millenni.

Da qui, superata una porta di metallo che segna il punto di scoperta della grotta si accede alla parte fossile, nella quale il gocciolamento è pressoché assente, usata per la realizzazione di laboratori didattici sull’archeologia che coinvolgono i giovani alunni delle scuole locali.

Ma è usata anche per l’invecchiamento del vino prodotto da un’azienda agricola locale. Un esperimento, in realtà, che ha come obiettivo capire se e come le specifiche condizioni climatiche (temperatura e livello di umidità sempre costanti) e di quasi totale assenza di luce delle grotte naturali influiscono sulla caratteristiche organolettiche del vino, e quindi sul suo sapore.

vino nelle grotte di toirano
Il vino Basura, che matura nella parte fossile della Grotta di Santa Lucia Inferiore | Fotografia di Federico Belloni utilizzate su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e utilizzabili secondo i termini della licenza libera Creative Commons (CC-BY-SA-it 3.0)

Vino chiamato proprio Bàsura, in omaggio della grotte, che per la sua qualità ha vinto una serie di premi internazionali.

Le Grotte di Toirano non sono solo un luogo didattico e di scoperta, ma sono utilizzate anche a scopo ludico, di intrattenimento.

Durante l’anno, soprattutto nel periodo estivo, vengono infatti organizzati alcuni concerti e momenti culturali, come la lettura di passi della Divina Commedia. D’altronde penso che non ci sia scenario migliore. Sempre nei mesi estivi sono organizzate visite abbinate ad apericena, serviti nel bar delle grotte, proprio sotto la biglietteria.

Con il racconto della mia esperienza spero di averti fatto venire voglia di visitare le Grotte di Toirano, facilmente raggiungibili soprattutto se già sei in Liguria, nella zona tra Finale Ligure e Alassio, in Provincia di Savona.

Concludo con un sincero ringraziamento alla Dott.ssa Marta Zunino (PhD in Scienze della Terra all’Università di Torino), Responsabile Scientifica delle Grotte di Toirano e coordinatrice dei lavori di ricerca, per il tempo che mi ha dedicato, e per la gentilezza dimostrata.

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