museo del bottone gallavotti

Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna, dove ti attaccano una pezza ancora prima di entrare

federico belloni professional travel blogger
Federico Belloni Professional Travel Blogger

Una visita allo splendido borgo storico di Santarcangelo di Romagna in Provincia di Rimini non può considerarsi completa senza conoscere lo splendido Museo del Bottone, appartenente all’Associazione Nazionale Piccoli Musei, dove sono raccolti più di otto mila bottoni appartenenti alle diverse epoche storiche. Un luogo dove ti attaccano una simpatica pezza ancora prima di entrare!!! 

La parola museo generalmente mi fa venire una specie di orticaria, anche se la parola esatta sarebbe addirittura repulsione. Li considero infatti dei luoghi abbastanza statici e noiosi, mi danno l’idea di antico e di polveroso, sicuramente mia culpa, ma non ci posso fare nulla visto che non una grande sensibilità per l’arte e neppure un particolare interesse per la storia, due tematiche che generalmente si associano abbastanza naturalmente a quanto viene raccolto in questi luoghi. E, proprio per questo motivo, generalmente li evito con una certa attenzione.

A meno che non ci sia qualcuno che mi inviti gentilmente ad entrare, e allora lo faccio per non sembrare scortese, se però non riesco ad inventarmi una rapida scusa sui due piedi per poter sgattaiolare via.

E una scusa pronta non l’ho avuta durante la visita al bellissimo borgo di Santarcangelo di Romagna, in Provincia di Rimini, quando, mentre salivo al Campanile percorrendo una bellissima vietta, via della Costa per la precisione, ho incrociato la simpatica signora Giulia Sacchini, che con un sorrisone mi ha detto: “Non vuole visitare il Museo del Bottone?”.

Ho dato uno sguardo abbastanza perplesso nella stessa direzione della signora, rivolto all’interno di una piccola porta di accesso ad un altrettanto piccolo locale, e non mi è venuto nulla di meglio che rispondere “Certo, con molto piacere…” Insomma, mi aveva incastrato.

Varcata la soglia un pò controvoglia, certo che la mia visita sarebbe stata a dir poco fulminea, mi ha accolto un signore molto fine, distinto  ed educato, vestito in giacca e cravatta (come si addice a chi è in attesa di ricevere ospiti autorevoli, o di chi ha l’importante compito di presentare al pubblico personaggi di rilievo durante un’occasione importante), che con un sorriso altrettanto accattivante e con un entusiasmo che hanno solo le persone a cui è stata data in dono la fortuna di essere arse dalla loro passione verso qualcosa, ha incominciato a raccontarmi il suo stupendo universo, abitato da moltissime piccole creature: i Bottoni.

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Gli oltre ottomila bottoni esposti nel Museo del Bottone | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

E lo scrivo con la lettera maiuscola perchè per il Signor Gallavotti i più di ottomila bottoni che è riuscito a raccogliere in giro per il mondo in molti anni di appassionate ricerche e ora esposti nel suo Museo del Bottone non sono per nulla oggetti, ma personaggi, amici, oserei dire quasi figli, ognuno dei quali con la propria storia, che lui conosce alla perfezione, e ognuno dei quali è in grado di testimoniare visivamente grazie alla specifica forma, alla foggia e ai materiali di cui sono realizzati, le vicende storiche, politiche, culturali e sociali dei luoghi e delle epoche dai quali provengono, e dei personaggi che li hanno creati o indossati.

Come ad esempio il bottone in stagno forgiato negli anni ’60 a testimoniare il ballo più in voga in quel momento, il Rock’n’Roll, e la sua rapida e dirompente diffusione dagli States al mondo intero: allo stesso tempo frutto e causa di un profondo cambiamento socio-culturale trasversale, nato negli Stati Uniti e poi diffuso in tutto il mondo.

il museo del bottone rock and roll
Il bottone Rock and Roll | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Per il Signor Gallavotti ognuno dei suoi bottoni possiede un’anima, un’identico valore simbolico indipendentemente dalla preziosità e rarità, e durante la visita mi sono fatto la precisa idea che lui ha la capacità di far incontrare l’anima dei bottoni con quella di chi sta parlando con lui in quel momento, facendo un pò da Cupido.

Ha letto la mia affinità con la Spagna, infatti da ormai diversi anni vivo principalmente a Barcelona, e così il primo bottone che mi ha presentato è quello che Pablo Picasso ha disegnato per Coco Chanel negli anni 20.

In quell’epoca infatti i due lavoravano insieme per le riveste di moda in voga in quegli anni; lui faceva le scenografie, mentre lei disegnava i vestiti di piume e lustrini. È un’eccentrica maiolica in due colori, uno dei quali è un tocco d’oro, che raffigura un cavallo stilizzato con la testa girata indietro verso destra.

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Il bottone disegnato da Pablo Picasso per Coco Chanel | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Però non così eccentrico come i bottoni multicolori raffiguranti i ventagli, che risalgono anch’essi agli anni ’20. I ventagli erano usati dalle signore e dame nel ‘700 anche per farsi vento, ma come suggerisce maliziosamente Gallavotti <<con un linguaggio di alfabeto morse del ventaglio avvisavano quello la: domani alle cinque ci vediamo di la per leggere insieme le avventure di Dartagnan>>, se non l’avete capito, per fissare un appuntamento clandestino, senza il rischio di farsi scoprire dal marito o dal promesso sposo di turno.

Sono circa 40 i gesti codificati in questa specie di alfabeto che però non prevedeva ovviamente il luogo dell’appuntamento, per evitare che ad andare dalla dama di turno fossero in più, compreso chi dell’appuntamento non doveva sapere.

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Bottoni colorati che raffigurano ventagli | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

I bottoni testimoniano anche importanti appuntamenti politici, come quelli che completavano gli abiti delle hostess incaricate di ricevere le oltre 100 delegazioni internazionali che hanno partecipato al Convegno del Partito Socialista di Rimini nel 1987, disegnati dal famoso stilista Trussardi.

Protagonista indiscusso di questi bottoni è il Garofano, che a partire proprio da quell’appuntamento  sostituirà i tradizionali simboli del partito: il sole, il libro, la falce e il martello.

Gallavotti entra in possesso di quei bottoni perchè una delle hostess non restituisce il prezioso vestito allo stilista (il vestito valeva infatti molto di più del compenso per il lavoro di una settimana, e Trussardi ne pretendeva la restituzione) e si reca al negozio di Gallavotti per scambiare i quattro bottoni con il Garofano con altri quattro, in modo tale da poterlo usare senza che ne potesse essere riconoscibile la provenienza.

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Bottone disegnato per le hostess al Congresso del Partito Socialista del 1987 | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Andando indietro nel tempo, addirittura alla prima metà del ‘500, Gallavotti mi mostra uno dei 13.600 bottoni d’oro che Francesco Primo, Re di Francia, si fece applicare alla veste di velluto nero che indossò per ricevere a corte un importante sultano; doveva far vedere che dei due era il più ricco, ma per ragioni diplomatiche non poteva dirglielo apertamente, e probabilmente non sarebbe stato creduto così “ha fatto parlare i bottoni”.

museo del bottone francesco I re di francia
Bottoni di Francesco I Re di Francia e di Cleopatra | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Perchè come dice Gallavotti, <<il bottone è sempre stato sul davanti, e quando qualcuno voleva far sapere qualcosa e non lo poteva dire, faceva parlare i bottoni. Perchè ci sono i bottoni di ostentazione, di comunicazione, di seduzione, di provocazione, a luci rosse, del gossip, da lutto, di superstizione, ma c’è anche il bottone psicologico virtuale molto birichino dei rapporti tra uomini e donne>>.

museo del bottone ricamato a mano
Bottoni ricamati a mano | Copyright Federico Belloni (tutti i diritti riservati)

Mi stavo quasi dimenticando: il Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna è solo uno dei tanti musei sparsi qua e la sul territorio nazionale che fanno parte dell’Associazione Italiana Piccoli Musei.

Se vi trovate in Provincia di Rimini e decidete di visitare lo splendido borgo di Santarcangelo di Romagna, non dimenticatevi di fare un salto al Museo del Bottone, dove “ti attaccano una pezza” ancora prima di entrare. E non lo dico solo come eufemismo 🙂

E una volta terminata la meravigliosa scoperta del Museo del Bottone potete prendervi un pò di tempo per mangiare una squisita piadina, la regina della tradizione gastronomica della Romagna, che potrete decidere di farcire come volete. Non so se lo sapete, ma la piadina ha ottenuto addirittura il riconoscimento di prodotto Igp, ed è anche candidata ad entrare nella lista dell’UNESCO.

  1. GRAZIE Federico hai scritto un post spumeggiante ed accattivante. Lo abbiamo inpostato con il link sul nostro blog ibottonialmuseo.blogspot.it
    su facebook e sui siti in cui abbiamo l’accesso. BUONE FESTE e che la vita ti
    sorrida sempre non solo per il 2015. COMPLIMETI.

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