la doncella al museo archeologico d'alta montagna di salta

Il Museo Archeologico d’Alta Montagna MMAA di Salta, Argentina, con le incredibili mummie dei “Niños del Llullaillaco”

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Federico Belloni Professional Travel Blogger

Il Museo de Arqueología de Alta Montaña MAAM (Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM) di Salta, in Argentina, è davvero un luogo unico, perchè testimonia la caratteristiche e gli usi della cultura Inca e delle popolazioni che abitavano la regione del Tawantisuyo, l’area che si estendeva nell’area andina tra Argentina, Cile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia. Le testimonianze più importanti sono le mummie perfettamente conservate di quattro bambini sacrificati in omaggio alle divinità più di 500 anni fa rinvenute sotto i ghiacci perenni del vulcano Llullaillaco, in territorio argentino. E per questo chiamati “Niños del Llullaillaco” (Bambini del Llullaillaco). Nei diversi ambienti sono anche esposti gli oggetti perfettamente conservati che facevano parte del loro corredo funebre

museo archeologico d'alta montagna di salta
Il Museo Archeologico e d’Alta Montagna di Salta | Fonte: MAAM

Una visita alla città argentina di Salta non può essere considerata tale se la si lascia senza conoscere l’interessante Museo de Arqueología de Alta Montaña MAAM (Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM), che si trova nel cuore del centro storico a due passi dalla Cattedrale.

Il Museo occupa infatti un edificio signorile della metà del Secolo XIX, con una facciata in stile neogotico di marcata impronta vittoriana. Già di per se stesso è una importante eredità di architettura coloniale, ma la sua inestimabile ricchezza si trova al suo interno.

la facciata del museo archeologico e d'alta montagna di salta
La stupenda facciata dell’edificio storico che ospita il MAAM | Fonte: MAAM

Il Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM non espone solo una magnifica collezione di pezzi risalenti alla civiltà incaica e pre-incaica, ma è un vero e proprio spazio espositivo nel quale è possibile avvicinarsi alla conoscenza di questa antica cività proprio attraverso l’Archeologia d’Alta Montagna, e da li comprendere questo mistico universo sociale, suoi costumi e i suoi aspetti più mistici.

La specificità del Museo Archeologico d’Alta Montagna è che fornisce anche molte informazioni sulle caratteristiche geografiche e degli abitanti dei diversi territori di montagna che costituivano l’Impero Inca, che nel loro complesso si chiama Tawantinsuyo, l’area che si estendeva nell’area andina tra Argentina, Cile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia, e che aveva come Cusco l’epicentro.

Nella cordigliera delle Ande si trovano più di 200 montagne con resti archeologici. Ogni montagna aveva un nome, una storia e divinità specifiche che proteggevano le diverse comunità, che ricambiavano con offerte e sacrifici. La Provincia de Salta ne ha sul suo territorio circa 40, e di tutti i picchi della regione quello del vulcano Llullaillaco è il più alto.

Per ammirare la maestosità di queste montagne, se visitate la Provincia di Salta, vi consiglio anche di fare l’escursione sul Tren a las nubes, da dove potrete godere di panorami davvero mozzafiato.

bambini inca museo d'archeologia d'alta montagna di salta
Bambini Inca | Fonte: National Geographic

Si sa per certo che solo in poche di queste montagne si realizzavano offerte umane. Infatti, fino ad oggi, da tutta la cordillera delle Ande si sono riesumati 27 corpi. In Argentina sono 6 le montagne nelle quali gli inca offrirono alle divinità la vita dei bambini, 8 in totale. 

La cosa più strabiliante del patrimonio archeologico conservato nel Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM sono proprio le mummie perfettamente conservate di 4 di questi bambini, 3 di questi rinvenuti proprio sulla sommità del vulcano Llullaillaco dopo essere stati sepolti per centinaia di anni sotto il ghiaccio perenne in un luogo considerato sacro.

Bambini come Juanita, ritrovata mummia sul vulcano Ampato nel sud del Perù, nella Valle del Colca, e conservata nel Museo Santuarios Andinos di Arequipa.

Sono stati scoperti durante una spedizione alla quale hanno partecipato scienziati peruviani, argentini e americani sotto la guida dell’antropologo Johan Reinhard nel 1999. E per questo conosciuti come “Niños del Llullaillaco” (Bambini del Llullaillaco).

spedizione sul Llullaillaco museo archeologico d'alta montagna
I partecipanti alla spedizione che scoprì i Niños del Llullaillaco | Fonte: MAAM
niños del llullaillaco al museo archeologico d'alta montagna
I Niños del Llullaillaco al momento del ritrovamento | Fonte: MAAM

È un mistero il viaggio di 1.500 chilometri che i bambini fecero dalla città di Cusco, che era capitale dell’Impero Inca, fino ai più di 6.700 metri di altezza del vulcano. Il National Geographic con un lungometraggio del 2009 prova a ricreare questo incredibile percorso. Si ipotizza che questi bambini furono accompagnati da sacerdoti, ufficiali inca, genitori e assistenti che guidavano i lama e portavano i viveri.

I bambini sono esposti a rotazione nel Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM sotto una struttura di vetro in un ambiente molto controllato, mentre la loro conservazione è affidata ad esperti che lavorano incessantemente nel laboratorio di crioconservazione all’interno dell’edificio stesso.

La Niña del Rayo (La Bambina del Raggio)

la nina del rayo al museo archeologico d'alta montagna di salta
La Niña del Rayo, una delle mummie dei quattro bambini al MAAM | Fonte: MAAM

È una bambina morta all’età di circa sei anni che hanno chiamato così perchè, dopo essere stata seppellita, in qualche momento degli ultimi secoli, l’elevata temperatura di una scarica elettrica bruciò parte del suo viso, collo, braccia, così come una parte dei suoi vestiti.

È stata trovata seduta con le gambe piegate, le mani semiaperte appoggiate sulle cosce, e il viso orientato a Sud Ovest, ed era pettinata con due piccole trecce che partivano dalla fronte, e nei capelli aveva una decorazione di metallo.

Una particolarità inquietante per la nostra cultura è che durante la sua vita il suo cranio è stato intenzionalmente modificato per assumere una forma conica. Questo poteva rispondere a una questione di bellezza o di status sociale, oppure di identità etnica.

La Doncella (La Donzella)

la doncella al museo archeologico d'alta montagna di salta
La Doncella, una delle mummie dei quattro bambini al MAAM | Fonte: MAAM

È una giovane morta all’età di circa quindici anni, ed è stata ritrovata seduta con le game piegate e incrociate, le braccia appoggiate sul ventre e il suo viso orientato ad Est, nella direzione opposta a quello della Niña del Rayo.

Il suoi lunghi capelli sono pettinati con trecce fini, come era usanza in alcuni paesi delle Ande. La pettinatura e gli elementi che li adornano servivano infatti per identificare le persone in base alla specifica provenienza e cultura di appartenenza.

Il suo viso era dipinto con un pigmento rosso, e nella parte alta della bocca si osservano frammenti di foglie di coca, che probabilmente la ragazza stava masticando al momento della morte.

È probabile che questa giovane sia stata una ancella o “Virgen del Sol” (Vergine del Sole) educata nella “Casa de las Escogidas” (Casa delle scelte), un luogo di educazione degli Inca a cui potevano accedere solo le ragazze prescelte, probabilmente provenienti dalle famiglie più importanti.

El Niño (Il Bambino)

el niño al museo archeologico d'alta montagna di salta
El Niño, una delle mummie dei quattro bambini al MAAM | Fonte: MAAM

Mentre Il Bambino (El Niño), che ha un’età di circa 7 anni, e fu incontrato seduto sopra una tunica grigia con le gambe piegate, e il suo viso in direzione del sole nascente, appoggiato alle ginocchia.

È vestito con un indumento rosso, e ai piedi ha dei mocassini di cuoio chiaro con apliques di lana marrone. Al polso desto ha un braccialetto d’argento.

I suoi pugni erano chiusi e, come la Niña del Rayo, ha una leggera deformazione intenzionale del cranio.

Come tutti gli uomini dell’ elite incaica aveva i capelli corti e un elemento decorativo di piume bianche, sostenuta da una fascia di lana attorno alla testa, che era usata per fini rituali. Infatti con queste lanciavano pietre alla laguna dopo la stagione secca per invocare la pioggia.

A corredo si sono trovate quattro gruppi di oggetti in miniatura che rappresentano carovane di lama condotte da uomini finemente vestiti, che rappresenta una delle principali attività maschili presso queste popolazioni.

La Reina del Cerro (La Regina della Montagna)

Questa bambina fu sacrificata alle divinità durante una celebrazione sacra chiamata Capacocha in un determinato momento tra il 1400 e il 1532. A differenza delle altre tre, la mummia non fu ritrovata dai ricercatori ma da trafficanti di reperti tra il 1920 e il 1922, che la venderono a un collezionista privato di Buenos Aires nel 1924.

Passa per quasi ottant’anni nelle mani di diversi collezionisti fino al 2001 quando fu recuperata dalla Fundación CEPPA (Centro de Estudios para Políticas Aplicadas) che destina dei fondi per realizzare i primi studi scientifici e il lavoro di conservazione.

corredi funebri museo archeologico di salta
Alcuni oggetti ritrovati nel corredo funebre | Fonte: MAAM

I vari oggetti esposti che compongono il corredo funebre dei Bambini del Llullaillaco, elaborati con diversi materiali tra i quali oro, argento, legno, tessuti, piume, cuoio e fibre vegetali sono perfettamente conservati.

È facile rendersi conto che il Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM non è un museo qualunque, ma un luogo nel quali i laboratori, gli spazi di ricerca e le sale espositive si uniscono in un complesso piano di lavoro che ci permette di conoscere e vedere chiaramente una delle tappe cruciali del passato storico del Nord-Ovest argentino.

laboratorio di crioconservazione del museo archeologico e d'alta montagna di salta
Il laboratorio di crioconservazione del MAAM | Fonte: MAAM

Ma, indipendentemente dalle moderne tecnologie e dagli innovativi metodi museografici, la cosa che mi ha colpito di più è che stato creato un ambito dove il rispetto e i sentimenti per la civiltà incaica hanno importanza primaria.

Un vero e proprio museo educativo profondamente umano. Tanto che, proprio per il sacro rispetto dei bambini e delle loro cose, in tutto il museo è tassativamente proibito fare fotografie o girare video, a meno che non si è in possesso di specifiche autorizzazioni.

Dopo quello che vi ho raccontato sono sicuro che la pensate come me sul fatto che anche solamente la possibilità di conoscere il Museo Archeologico d’Alta Montagna MAAM è sufficiente per giustificare una visita a Salta “La Linda”, o addirittura un apposito viaggio nel Nord dell’ Argentina.

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