una ciotolina di sake

Hai mai provato il Sake, la bevanda tradizionale giapponese ottenuta dalla doppia fermentazione del riso?

federico belloni professional travel blogger
Federico Belloni Professional Travel Blogger

Il Sake è la celebre bevanda tradizionale giapponese a base di riso che è sempre più conosciuta e apprezzata anche in Occidente. Si beve in tutte le stagioni, freddo o a temperatura ambiente, utilizzando le tradizionali tazzine di ceramica o di terracotta, anche se in Giappone si usa molto degustarlo in scatoline di legno di cedro. Davvero deliziosa, da provare assolutamente!

Immagino che anche tu abbia provato almeno una volta il Sake, la tipica bevanda alcolica giapponese. Magari te l’hanno offerto come digestivo alla fine di qualche cena in un ristorante giapponese (o presunto tale), dove hai mangiato del sushi o del sashimi.

Io la trovo davvero deliziosa, e al di la di questo mi incuriosisce molto perchè non è un liquore e nemmeno un distillato, e ovviamente ne un vino ma nemmeno una birra. È una categoria a parte, con un gusto assolutamente unico, perchè è a base di riso.

una ciotolina di sake
Una ciotolina di Sake | Fonte: Giappone Turismo

Attenzione però! Ricordati che si pronuncia Sake e non Sakè. In giapponese questa parola significa semplicemente bevanda alcolica. Infatti la non si chiama così, ma nihonshu, che letteralmente significa “alcol giapponese”.

Il consumo della bevanda è sempre più diffuso anche in Occidente, Italia compresa. Così come sta crescendo l’interesse da parte dei gestori dei locali e dei sommelier, con tanto di corsi per conoscerne le caratteristiche organolettiche e di manifestazioni per diffonderne la cultura.

una degustazione di sake
Una degustazione di Sake | Fonte: Giappone Turismo

Ad esempio, la Sake Sommelier Association Italiana organizza, tra gli altri, anche corsi appositamente dedicati alla preparazione di cocktails con questo alcolico. Un altro riferimento autorevole è La Via del Sake, l’associazione culturale che promuove questa bevanda e l’enogastronomia giapponese.

Oppure se vuoi semplicemente avvicinarti alla bevanda per scoprirla puoi partecipare a qualche evento dedicato alla gastronomia giapponese, come ad esempio il Japan Festival di Milano.

Come si produce il Sake?

Il riso è l’ingrediente principale per la produzione di questa bevanda, insieme all’acqua e a un particolare tipo di microrganismo, una specie di muffa chiamato koji‐kin. A questi tre si aggiunge anche un lievito (kobo).

Il riso per la produzione del Sake
Il riso per la produzione del Sake | Fonte: Giappone Turismo

Sono proprio la muffa e il lievito che attivano il processo di doppia fermentazione, e che gli danno la tipica gradazione alcolica tra i 13 ai 16 gradi, dipendendo dalla varietà.

Inutile dire che ne esistono molti tipi, anche se ufficialmente il Giappone li divide in tre denominazioni: Ginjoshi, Junmaishu, Honjozushu. Negli ultimi anni si è incominciato a produrre un tipo di sake sparkling,  che ricorda le bollicine occidentali. Forse per adattare la bevanda ai gusti di chi non è giapponese.

E non tutti i tipi di riso vanno bene per ottenerlo. Si utilizzano solo alcune varietà coltivate apposta, quelle che hanno il chicco più grande, e che sono i più cari.

il processo di produzione del sake
Il processo di produzione del Sake, spesso ancora artigianale

Come puoi immaginare la bevanda ha origini antichissime. I primi scritti sul Sake risalgono al Secolo III, e i primi a produrlo in modo regolare furono i monaci scintoisti e buddisti all’interno dei templi, tra il Secolo XII e il XV.

È proprio in questo periodo, e grazie a loro, che si svilupparono le moderne tecniche fermentazione, anche se la produzione spesso continua ad essere fatta in modo assolutamente artigianale.

Come si serve e quando si beve il Sake?

Io adoro bere il Sake freddo, per cui ci aggiungo sempre qualche cubetto di ghiaccio. Ma si può bere anche a temperatura ambiente, come piace alla maggior parte delle persone. Soprattutto ai puristi della bevanda.

Ma, secondo gli esperti in materia, i più delicati e raffinati sono perfetti se serviti intorno ai 7-8 gradi, come il vino bianco. Alcuni tipi poi, se sono scaldati a bagnomaria a 40 – 50 gradi sviluppano corpo e struttura. E sono ideali anche come bevanda da pasto, soprattutto per accompagnare piatti succulenti.

Si può bere in tutte le stagioni, ma io lo bevo solo d’inverno. Un’altra cosa interessante da sapere è che raramente si conserva per più di un anno, tranne quello di qualità Koshu, che è invecchiato fino ad acquisire il sapore di cherry, noci e spezie.

tazzine in terra cotta e in ceramica per bere il sake
Tazzine in terra cotta e in ceramica per bere il Sake | Fonte: La via del Sake

Se vuoi assaporarlo al meglio dovresti berlo in tazzine di torra cotta o di ceramica, proprio come fanno in Giappone.

Oppure usare un altro recipiente tradizionale, il masu, una scatolina fatta in legno di cedro, che si impregna mantenendo il sapore. Un pò come succede con il mate, la tradizionale bevanda dell’Argentina, che io preferisco bere proprio in un recipiente di legno, o di ricavato dalla zucca.

Bere il Sake nel masu è anche un ottimo modo per testare la sua qualità. Infatti sul fondo delle ciotoline è disegnata una spirale blu che fa risaltare gli eventuali difetti. Perchè il Sake di qualità deve essere assolutamente limpido.

il masu per bere il sake la tipica bevanda giapponese
Il masu, la tradizionale scatolina in legno di cedro | Fonte: Japan Restaurant Week

Se proprio non riesci a trovare questi recipienti dovrai accontentarti di un bicchierino di vetro. Secondo me non è il massimo per far risaltare la sua squisitezza, ma te lo farai andare bene, perchè comunque ne vale la pena.

In Giappone quello del Sake è un vero e proprio rito sociale. Si usa berlo soprattutto insieme agli amici nei momenti di convivialità o durante le feste. Ma anche se sembra strano, anche in occasione dei lutti.

Ad esempio un pò di Sake non può mancare nel cestino per il pic nic che si prepara per celebrare la fioritura dei ciliegi, uno degli eventi più importanti del paese. Un omaggio alla primavera e alla rinascita, che è carico di significati simbolici.

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