contadino raccoglie agave per tequila

El Tequila: lo squisito distillato ambasciatore del Messico nel mondo

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Federico Belloni Professional Travel Blogger

“El Tequila” è uno squisito distillato simbolo del Messico nel mondo, che si produce dalla fermentazione e distillazione dall’Agave Azul, o Agave tequilana. Prende il nome proprio dall’incantevole località di Tequila, nello Stato del Jalisco, dove è stata prodotta per la prima volta e che ancora oggi rappresenta il cuore dell’area di produzione, che però comprende altri quattro stati confinanti nel Nord-Ovest del Paese. Buona liscia, squisita come base di cockails, molti dei quali celebri.  

Per motivi di lavoro o per vacanza mi capita spesso di tornare in Messico, che è un paese che oltre a offrire uno splendido territorio e moltissime ricchezze monumentali che arrivano ai noi dalla notte dei tempi, regala anche una ricchissima gastronomia tipica.

Il più emblematico di questi prodotti è El Tequila, che noi conosciamo abitualmente al femminile, come “La Tequila”. Con il tempo è diventata la bevanda alcolica simbolo del Messico, così come il Mate è la regina indiscussa delle bevande dell’Argentina e il Pisco è il prodotto che più tipicamente rappresenta il Perù.

campo di agave azul per la produzione di tequila
Un immenso campo di Agave Azul | Fonte: Ruta del Tequila

Questa squisita bevanda è ottenuta dalla fermentazione e distillazione di un grande frutto chiamato Agave Azul (Agave Blu), che proprio per il suo uso nella produzione del distillato è chiamata Agave tequilana, dalla quale si ricava anche un’altro tipico liquore messicano che è il Mexcal, un’altro simbolo gastronomico del Messico, consumato quasi esclusivamente entro i confini nazionali.

In realtà quello che si usa per la produzione del Tequila è la solamente la parte centrale dell’Agave tequilana, la piña, che contiene il carboidrato dal quale si estraggono gli zuccheri per far iniziare la fermentazione.

contadino raccoglie una agave azul per il tequila
Un contadino raccoglie una Agave Azul | Fonte: Ruta del Tequila

Subito dopo la raccolta l’agave subisce una cottura a vapore per non meno di trentasei ore, processo che ne ammorbidisce le fibre e che permette la liberazione di sostanze solubili, in buona parte zuccherine. Il risultato è un liquido chiamato aguamiel, che viene fatto fermentare in grossi contenitori e poi distillato. E dalla percentuale di aguamiel utilizzato dipende la purezza del Tequila.

Quella di prima scelta (Tequila Premium) viene prodotta esclusivamente dalla distillazione di aguamiel, mentre in quella di minore qualità (tipo mixto) possono essere aggiunte altre sostanze zuccherine. L’importante è che la produzione venga fatta con almeno il 51% di aguamiel, altrimenti non si può parlare di Tequila.

Inoltre deve possedere determinate caratteristiche: deve inoltre avere una gradazione alcolica di 40-45° ed essere ottenuta tramite doppia distillazione in alambicco discontinuo.

piñas dell'Agave pronte a diventare tequila
Le piñas dell’Agave pronte per essere cotte a vapore | Fonte: Ruta del Tequila

Vi chiederete da dove arriva il nome della bevanda. La risposta è semplicissima. Tequila è proprio il nome della piccola località nello stato del Jalisco, dove nel Secolo XVI iniziò ufficialmente la sua produzione, anche se le sue origini possono essere fatte risalire al tempo degli aztechi, che producevano una variante del pulche detta ixtac octli (“il liquore bianco”).

Questo molto prima dell’arrivo degli spagnoli nel 1521. Ma furono proprio i colonizzatori ad iniziare la produzione della bevanda così come la conosciamo noi oggi, quando cominciarono a finire le scorte di brandy.

Mentre è nel 1600 quando la Don Pedro Sánchez de Tagle marchese di Altamira incominciò la produzione industriale del distillato nella prima fabbrica, sempre nello Stato del Jalisco. Mentre qualche anno più tardi Carlo IV Re di Spagna concesse alla famiglia Cuervo la prima licenza per produrre e commercializzare la bevanda.

Famiglia che di fatto ancora oggi detiene una importante quota sul totale della produzione del distillato. Non so se avete notato ma le bottiglie che trovate nei supermercati e nei bar italiani portano quasi tutte il brand José Cuervo.

contadino raccoglie agave per tequila
Un contadino al lavoro nei campi di Agave Azul | Fonte: Ruta del Tequila

Il distillato è Denominazione di Origine, quindi non è possibile produrlo fuori dalla specifica area identificata con lo Stato del Jalisco e di alcuni territori presenti solo quattro altri stati: Michoacán, Guanajuato, Nayarit e Tamaulipas.

Tutte le fasi del processo di produzione sono regolate dalle severe norme stabilite dal Consejo Regulador del Tequila, un organismo costituito proprio con l’importante compito di controllare che quella prodotta sia “Autentica Tequila”.

Se un autentico messicano beve El Tequila rigorosamente liscio, all’estero si consuma soprattutto all’interno di cocktails, alcuni dei quali molto celebri.

una bottiglia di tequila
Una bottiglia di Tequila | Fonte: José Cuervo

Quello in assoluto più conosciuto è il Tequila Sunrise, che si è diffuso addirittura a partire dagli anni ’50, e che ha contribuito alla diffusione del distillato nel mondo. Si prepara utilizzando 3/10 di Tequila, 6/10 di succo d’arancia e 1/10 di granatina. Il termine “Sunrise” deriva proprio dall’effetto cromatico giallo-arancione simile al colore dell’alba che produce la granatina mescolata con il succo d’arancia.

tequila sunrise
Gli splendidi colori del Tequila Sunrise | Fonte: Food Network

Altrettanto famoso è il Margarita, che si prepara utilizzando 5/10 di Tequila, 3/10 di triple sec e 2/10 di succo di limone o di lime, che serve per inumidire il bordo del bicchiere per poi spargerlo con del sale. Nella versione originale si prepara invece con 6/10 di Tequila, 3/10 di Contreau e 1/10 di limone o lime. La sua ricetta è narrata in un vecchio ricettario che risale al 1924, e che racconta che un pescatore messicano, si innamorò perdutamente della figlia del governatore della città, che si chiamava proprio Margarita. Tornato al suo villaggio, non riuscendo a togliersela dalla testa, iniziò a bere una miscela formata da Tequila, succo di limone e un liquido semi dolce e, tra un sorso e l’altro ingoiava del sale. Gli amici del pescatore lo imitarono e chiamarono la bevanda Margarita. E gli avventori del locale divulgarono sia il cocktail che la storia. Mentre la fama internazionale fu raggiunta grazie a un famoso barman della capitale di nome Herrera, che lo preparò in giro per il mondo.

cocktail margarita a base di tequila
Un Margarita | Fonte: Buonissmo

Una versione molto apprezzata del Margarita, forse addirittura più della versione originale, è il Blue Margarita, che si prepara con 5/10 di Tequila, 3/10 di Curaçao Blue e 2/10 di succo di limone.

Altri cocktails molto gustosi, anche se meno famosi, che si preparano con il Tequila sono: l’Acapulco Gold Colada e il Pepito Collins.

cocktail blue margarita a base di tequila
Un Blue Margarita | Fonte: Tipsy Bartender

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